Tennis
US Open 2026, Djokovic sfida la storia: il 25° Slam e i record da battere
Novak Djokovic si presenta agli US Open 2026 a 39 anni con un obiettivo che va ben oltre la semplice conquista di un altro trofeo. A Flushing Meadows, il fuoriclasse serbo può infatti trasformare l’ultimo Slam della stagione in una delle pagine più significative della sua carriera e, forse, dell’intera storia del tennis. Il ritiro di Jannik Sinner, fermato da un problema al ginocchio destro, e le incognite legate al ritorno di Carlos Alcaraz, reduce da un lungo stop per un infortunio al polso, hanno ulteriormente aperto il quadro competitivo.
Djokovic arriva a New York con 24 titoli del Grande Slam in singolare, un bottino che già gli permette di condividere con Margaret Court il primato assoluto nella storia dei Major. Il venticinquesimo, però, avrebbe un peso completamente diverso: significherebbe staccare definitivamente l’australiana e diventare il giocatore, uomo o donna, con più Slam conquistati in singolare. È un traguardo che Djokovic insegue dal 2023, quando proprio sul cemento di New York conquistò il suo 24° Major, l’ultimo della sua collezione. Nel 2026 ha avuto una nuova occasione agli Australian Open, dove ha raggiunto la finale prima di arrendersi ad Alcaraz.
Il significato di questo US Open, dunque, è soprattutto statistico. Ma i numeri, nel caso di Djokovic, raccontano una storia che va molto oltre le semplici statistiche. Il serbo è già quattro volte campione a New York e detiene il record maschile di finali disputate nel torneo, ben dieci. Tornare a sollevare la coppa significherebbe aggiungere un quinto titolo a un palmarès che, dal punto di vista della continuità ai massimi livelli, non ha praticamente precedenti.
La sfida più affascinante, però, riguarda la capacità di trasformare la longevità in nuovi primati. Nole ha già dimostrato di poter vincere a un’età nella quale la maggior parte dei grandi campioni è ormai lontana dal circuito. Il titolo conquistato nel 2023, a 36 anni, lo ha reso il più anziano vincitore dell’Era Open a New York. Un eventuale trionfo nel 2026 porterebbe il limite ancora più avanti e renderebbe la sua impresa un caso quasi irripetibile nella storia del torneo.
Ed è proprio qui che la statistica si intreccia con la componente fisica. Per vincere lo US Open servono sette partite, due settimane di competizione e la capacità di sopportare il caldo, l’umidità e la particolare durezza del cemento newyorkese. Elementi che, a 39 anni, rappresentano forse il principale avversario di Djokovic. La sconfitta rimediata a Cincinnati, nel suo primo torneo dopo Wimbledon, ha evidenziato proprio questo aspetto: contro Thiago Tirante il serbo ha dominato il primo set, ma ha poi accusato pesantemente le condizioni ambientali, fino a ricevere un trattamento durante un lunghissimo game di servizio e a cedere in tre set.
È quindi possibile che il vero record da battere, prima ancora di quelli scritti negli albi d’oro, sia quello della resistenza. Djokovic non può più permettersi di affrontare un torneo di questo livello come faceva dieci o quindici anni fa. Ogni partita diventa parte di una gestione più complessa delle energie: accorciare gli scambi quando possibile, evitare maratone nelle prime giornate, proteggere il fisico e arrivare alle fasi decisive con riserve sufficienti. La sua esperienza, in questo senso, può diventare un’arma decisiva. Reuters sottolinea come proprio la capacità di adattarsi alla pressione e alle dinamiche di una partita al meglio dei cinque set rappresenti ancora uno dei suoi principali punti di forza.
Il contesto, inoltre, è particolarmente interessante. L’assenza di Sinner elimina dal tabellone uno dei principali candidati al titolo e, contemporaneamente, aumenta le possibilità di Djokovic di spingersi nelle fasi finali. Alcaraz resta il principale ostacolo, ma arriva a New York dopo mesi di assenza e con appena il suo settimo torneo stagionale in programma, dopo aver saltato Roland Garros e Wimbledon. Alle loro spalle, Alexander Zverev, Taylor Fritz, Ben Shelton e gli altri pretendenti hanno l’opportunità di approfittare di un torneo insolitamente aperto.
Se riuscisse nell’impresa, non sarebbe semplicemente il quinto US Open della sua carriera. Sarebbe il 25° Slam, il sorpasso definitivo su Margaret Court e un ulteriore record di longevità. Sarebbe, soprattutto, l’ennesima dimostrazione che per Djokovic il tempo non ha mai rappresentato soltanto un conto alla rovescia, ma una sfida da continuare a vincere.