Nuoto
Thomas Ceccon, il tempo delle scelte…o forse no? Kos non sembra più inarrivabile
Il bronzo europeo nei 200 dorso vale molto più di una medaglia. L’1’53”96 nuotato da Thomas Ceccon a Parigi è il nuovo record italiano e, soprattutto, il primo crono della sua carriera sotto il muro dell’1’54”. Davanti a lui Hubert Kos, oro in 1’53”08, e Apostolos Siskos, argento in 1’53”81.
“Questo tempo incomincia a voler dire qualcosa“, ha detto Ceccon dopo la gara. E forse è proprio questa la chiave della sua serata. Il 25enne aveva pianificato un “1:54 basso“, ma voleva soprattutto scendere sotto questo limite: obiettivo centrato al termine di una gara aggressiva, costruita per attaccare fin dall’inizio e pagata nell’ultimo 50.
“Ho provato a fare una gara più aggressiva dall’inizio perché ero in una corsia laterale e potevo permetterlo“, ha spiegato l’azzurro, ammettendo la grande fatica finale. Ma proprio qui si intravede un margine. “Magari con un passaggio meno aggressivo, magari già oggi potevo fare qualcosa meno“.
Il risultato assume ancora più valore perché arriva sulla distanza che Ceccon continua a vivere con un rapporto complicato. “Mi sono allenato tanto per fare questo maledetto 200 dorso“, ha raccontato. E ancora: “Il 200 è una fatica che parte da lontano, prima di tutto mentale. E io mentalmente faccio ancora un po’ fatica“. Nonostante questo, il lavoro ha prodotto il salto che serviva.
E allora cambia anche la prospettiva su Kos. L’ungherese resta davanti e, per ora, è ancora il riferimento della specialità. Ma quei 88 centesimi di distacco non raccontano più una distanza apparentemente incolmabile. Ceccon aveva già dichiarato di voler portare i 200 dorso fino a Los Angeles 2028 e di pensare persino alla doppietta con i 100.
Resta, però, il grande dilemma. “A fine campionato bisognerà decidere se fare bene i 50 o i 200. Conciliarle è molto difficile, bisognerà scegliere“. Il problema di Ceccon è quasi un privilegio: ha talmente tante possibilità da rischiare di doverne sacrificare qualcuna.
Ma forse la decisione può ancora aspettare. Perché dopo l’1’53”96 di Parigi, rinunciare subito ai 200 sarebbe prematuro. “Prima o poi bisognerà tirare le somme… oppure no! Magari potrei anche continuare a far tutto“.
Per ora, dunque, nessuna scelta definitiva. Solo una certezza: Kos non sembra più inarrivabile e il 200 dorso, per Ceccon, non è più soltanto un esperimento. È diventato un’opzione vera.