Tennis
Test genetici nel tennis femminile, la WTA avvia i controlli a Cincinnati
La nuova politica della WTA sull’idoneità alle competizioni femminili è entrata nella sua fase operativa. A Cincinnati sono infatti cominciati i test genetici destinati alle giocatrici del circuito, come confermato da Jessica Pegula a Front Office Sports. La statunitense aveva già indicato nei giorni scorsi la possibilità che i controlli prendessero il via proprio durante il torneo dell’Ohio.
La procedura prevede uno screening una tantum sul gene SRY, che può essere effettuato attraverso un tampone buccale o un prelievo di sangue. Secondo la normativa introdotta dalla WTA, il test dovrà essere sostenuto una sola volta nel corso della carriera.
Il gene SRY si trova normalmente sul cromosoma Y ed è associato ai processi biologici che intervengono nello sviluppo sessuale maschile. La scelta della WTA segna un cambiamento rispetto al precedente quadro regolamentare, che prevedeva criteri differenti per l’eventuale partecipazione delle donne transgender alle competizioni femminili. In precedenza era richiesta una dichiarazione dell’identità di genere femminile insieme al mantenimento dei livelli di testosterone al di sotto della soglia prevista per un periodo di almeno due anni. Reuters ha sottolineato che, attualmente, non risultano donne transgender impegnate nel tennis professionistico.
La nuova disciplina non riguarda soltanto l’aspetto sportivo. La WTA ha infatti evidenziato la necessità di adottare rigorose misure a tutela della privacy e della riservatezza delle informazioni raccolte, affiancando ai controlli un programma di comunicazione rivolto alle giocatrici. L’organizzazione ha riconosciuto la particolare sensibilità della questione, assicurando che l’applicazione delle nuove regole dovrà avvenire nel rispetto della dignità delle atlete.
Il provvedimento ha inevitabilmente riaperto un confronto già acceso nel mondo del tennis. Coco Gauff ha dichiarato di comprendere l’esigenza di garantire condizioni di equità nelle competizioni femminili, esprimendo al tempo stesso il timore che il tema possa diventare uno strumento per alimentare discriminazioni o attacchi nei confronti della comunità transgender.
Anche tra le protagoniste e le figure storiche dello sport le posizioni sono state differenti. Martina Navratilova e Aryna Sabalenka hanno espresso contrarietà alla partecipazione delle atlete transgender nelle competizioni femminili. Billie Jean King, al contrario, ha sostenuto che un’esclusione basata sull’identità transgender possa configurare una forma di discriminazione.
Il tennis, peraltro, si inserisce in un processo più ampio che sta coinvolgendo diverse discipline. Procedure fondate sulla verifica genetica sono state introdotte anche da federazioni internazionali come World Athletics e World Boxing. Il Comitato Olimpico Internazionale ha inoltre adottato un sistema di verifica una tantum per determinare l’idoneità alla partecipazione alle categorie femminili dei Giochi.
Il torneo di Cincinnati rappresenta quindi il primo passaggio concreto della nuova politica WTA. La conferma di Pegula trasforma una norma annunciata soltanto poche settimane fa in una procedura ormai operativa, destinata a riaccendere il confronto su un tema nel quale si intrecciano equità competitiva, criteri biologici, tutela della privacy e inclusione.