Una prima volta dai contorni indimenticabili. In occasione di una delle ultime puntata di Bike Today, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Gianluca Bruno, il corridore Stefano Oldani ha raccontato a caldo le sensazioni raccolte al termine del primo Tour De France della carriera, corso con la squadra Caja Rural-Seguros RGA, offrendo interessanti spunti di riflessione anche in contrapposizione al Giro d’Italia dove, invece, è un grande veterano.
“Non ho smesso di allenarmi, i ritmi sono più blandi adesso – ha detto Oldani – Cerco di abbinare il relax con il mantenimento della forma per recuperare, dalla prossima settimana comincerò a pieno regime gli allenamenti specifici. Bilancio? Per me è stato un invito importante. È stato un Tour di altissimo livello, chi ha già partecipato mi ha confermato che quest’anno è stato tra i più duri di sempre. Noi ci siamo difesi con Alex Molenaar in maglia a pois per un momento, poi con un po’ di fughe per dare visibilità. Io ho cercato di stare vicino a Fernando Gaviria, poi però è caduto e ha abbandonato la corsa. Personalmente ho sempre cercato l’attacco, ero presente nella fuga dei cinquanta. C’è stato però anche il virus, l’ho preso anch’io e ci ho convissuto nell’ultima settimana e mezzo. Abbiamo sempre cercato di dare il massimo in ogni occasione”.
Il ciclista ha poi sottolineato le differenze tra la Grande Boucle e la Corsa Rosa che, a suo dire, sono più a carattere mediatico ma anche tecnico: “Qui i ritmi medi sono parecchio più alti, nonostante anche nelle giornate molto dure poi ci si ritrovi a economizzare la giornata e a fare gruppetto. Anche in gruppetto si va molto forte. I ritmi sono elevatissimi e tutte le squadre si presentano al top delle proprie possibilità, questo si nota molto in gruppo. A livello di contesto cambia un pochino: dall’Alpe d’Huez all’ultimo ricordo di Montmartre, che ancora di più ha lasciato il segno. Vedi questa folla tutta concentrata in questa piccola via, fa molto effetto. Rispetto al Giro è parecchio di più. Ho sempre sostenuto il Giro da italiano, mi sono sempre trovato bene. Ma il Tour, per la carriera di un corridore, si deve fare se si ha la possibilità: è qualcosa in più rispetto alla Corsa Rosa, è più amplificato.Possiamo avvicinarci come Giro? Io credo che a livello mediatico e pubblicitario il Tour sia stato strutturato negli anni e ora sia un bel passo in avanti. Se la volontà è quella di avvicinarsi ci si può pensare e lavorare. Però i percorsi in Italia non mancano, gli arrivi e le salite storiche non mancano. Il palcoscenico c’è. Come paesaggi siamo superiori, sono di parte, ma a livello di scenari è davvero difficile trovare qualcosa di migliore altrove. A livello di salite e di percorso, il Tour viene reso duro dai corridori perché si va forte sempre fino all’arrivo. Il livello è altissimo, i corridori sono al top e vogliono performare al meglio. C’è quindi un’estremizzazione della corsa”.
Oldani ha poi proseguito: “Nelle giornate di fuga la lotta per prenderla partiva dalla neutralizzata, per cercare di partire il più vicino possibile alla macchina della giuria. Le posizioni contano tantissimo e partire davanti può fare la differenza. A volte solo essere davanti in gruppo ti può portare a essere nella fuga, che a volte si creava perché il gruppo si rompeva nei paesini senza crearsi per forza con un attacco o per il barrage. Ci sono dinamiche molto diverse rispetto al Giro. Al Tour si parlava spesso con Van der Poel, è un fuoriclasse. Non mi sono fermato a vederlo a Parigi, mi sono goduto l’ultimo giro. Pogačar è senza dubbio uno tra i più forti della storia. La UAE ha un livello importante, ha condizionato molto la corsa ad eccezione dell’ultima settimana, dove sono stati in difficoltà per alcuni problemi fisici. Fino a quel punto gestivano e decidevano loro la corsa. Tadej e la UAE hanno dimostrato di avere un livello stratosferico”.
Non è mancato inoltre un commento sulle controversie circa i controlli antidoping “Non ne abbiamo parlato in squadra, abbiamo letto dei controlli. Se gli enti ritengono sia opportuno farli ci sarà una ragione. Loro si occupano di dare credibilità a questo sport, prendono loro le decisioni. Noi siamo soggetti ai controlli. Non deve essere piacevole essere controllati alle due di notte, ma neanche alle sei di mattina. Fa comunque parte del nostro lavoro. Mi trovo bene con il gruppo spagnolo, è stata una stagione positiva. Penso che, dopo due anni complicati, ho ritrovato la costanza e il giusto equilibrio per dare continuità alla stagione dopo due infortuni importanti. Fino a questo momento sono arrivati buoni risultati, anche se non di spicco. Sono andato bene al Giro di Slovenia, ho conquistato il podio, ho sfiorato la vittoria in una volata. Sono indicatori importanti. Adesso farò il Deutschland Tour ad agosto, poi le classiche italiane. Sarà questo il prosieguo della stagione. Non so cosa farò il prossimo anno, continueremo in questa direzione per capire bene il mio futuro».
L’Italia come sappiamo non ha squadre nel World Tour, ma qual è lo stato di salute del nostro ciclismo secondo Oldani? “È un tema delicato. Soprattutto per la cultura che c’è, non è messo nelle condizioni migliori per evolversi, anche dal punto di vista della sicurezza. Un genitore non ha la tranquillità di mettere un figlio per strada con la bici, questo ci dà una zappa sui piedi. Non avendo squadre World Tour non si aiutano i migliori italiani a crescere. Questa non è l’epoca migliore, nonostante alcuni buoni nomi come Pellizzari, Piganzoli e altri. La nostra fiducia deve essere riposta in questi corridori. Sicuramente in Spagna hanno diverse squadre molto importanti, che fungono da punto di riferimento anche se Professional. Hanno anche la Movistar, squadra storica che tante volte dà possibilità di continuità. Di vincitori diversi non ce ne sono stati spesso al Tour. Lì è sempre più difficile vincere e fare risultato, me lo hanno confermato anche altri veterani del gruppo. Ora come ora dico che Francia e Spagna sono più avanti. Il ciclismo è cambiato tanto: un ventottenne dieci anni fa era un ragazzino, oggi è un veterano. Io posso aiutare molto i capitani e i giovani a crescere, posso però togliermi anche delle soddisfazioni. Penso di poter continuare in questa direzione, aiutare i giovani e dare una mano ai compagni quando è necessario”.