Atletica

Stefano Mei: “Mediai per far tornare Jacobs con Camossi. La 4×100 non è finita”. E fissa l’obiettivo per gli Europei

Fabrizio Testa

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Stefano Mei / Gran FIDAL

Una spedizione faraonica, composta da big della disciplina, ma anche da tanti, tantissimi atleti premiati per i sacrifici fatti. Manca sempre meno all’inizio dei Campionati Europei 2026 di atletica leggera, rassegna quest’anno in scena a Birmingham dal 10 al 16 agosto 2026. Intervenuto in occasione dell’ultima puntata di Run2u, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport con la conduzione di Sabrina Sgalaberna e Danny Frisoni, il Presidente della FIDAL Stefano Mei ha presentato l’evento, non risparmiando anche interessanti analisi su altri argomenti.

Sulla scorta dei Campionissimi abbiamo scelto, ed è una peculiarità di questa gestione, di portare tutti coloro che se lo meritano – ha detto Mei – Questa crescita costante dell’ossatura della Nazionale fa sì che tutti abbiano dei riferimenti: vedi gli ori di Tokyo Jacobs, Tamberi e gli staffettisti, adesso gli esempi sono Furlani, Battocletti o Fabbri. Al tempo stesso sul territorio si lavora come sempre. Dovevamo dare un riconoscimento al territorio che sforna talenti, noi li dobbiamo trasformare in campioni. Magari non tutti andranno molto avanti, ma serviva un segnale per premiare il lavoro svolto. Dobbiamo far sì che questo circolo virtuoso continui all’infinito e che le società continuino a lavorare bene sul territorio. È un piccolo segnale di riconoscimento, sia per chi ha dieci tesserati sia per chi ne ha mille. Qualcuno ha definito questa spedizione faraonica. Ci sono i campioni e tutta l’ossatura che si sta allargando, come la panchina lunga nel calcio. Stanno venendo fuori i cosiddetti campioncini”. 

Mei ha poi continuato: “Qualche anno fa c’era Mennea e tanti giovani talenti velocisti. È il nostro percorso. L’Italia è un Paese in cui si vive da tifosi. Con l’elemento che traina. Vedi cosa è successo con Sinner o con Tomba ai tempi. Noi abbiamo Jacobs, Tamberi, Palmisano, Stano, Furlani, Diaz e tanti altri. Abbiamo undici atleti tra i primi dieci al mondo, nessuno sport sta facendo così bene. L’atletica è uno sport universale, ci sono più di 200 Paesi affiliati alla Federazione internazionale. È chiaro che, per motivi un po’ storici e un po’ perché il cronometro e il metro non sono opinabili, abbiamo un bellissimo momento da vivere. Questa effervescenza può fare bene a tutto lo sport italiano”. 

Tra gli osservati speciali in terra britannica ci sarà, ovviamente, anche Marcell Jacobs, decisamente ritemprato dopo un periodo negativo: “Marcell ha fatto questa scelta nel 2023. L’abbiamo ricevuto io e Malagò. Lui ha detto di avere questa volontà di andare fuori. Noi non eravamo molto convinti, ma era giusto dargli la possibilità. La prima parte andò bene, arrivò quinto alle Olimpiadi anche se con non troppe gare. Questo anno e mezzo di difficoltà lo ripagherà. Quando io l’ho sentito, e ci fu una polemica dovuta a una poca comprensione, ci siamo incartati. Allora l’ho chiamato a Natale, ci siamo chiariti. Da lì gli ho chiesto di tornare dal suo allenatore, ho mediato la situazione e in un quarto d’ora si è risolta la questione. Sta andando bene, è molto più tranquillo. Prendere le facciate serve più delle vittorie, ti crea anticorpi. Mangiare sempre cioccolata non fa bene, serve anche mangiare cose meno saporite. Lo vedo sereno, va forte. Va a Birmingham da favorito». E sulla 4×100 potrebbero esserci sorprese: “E’ una gara strana. Se parti dal fatto che ci sono Jacobs, Patta e Desalu, devi trovarne un altro. Abbiamo Ali che ha fatto 9″96 ed è arrivato secondo agli Europei: non è scomparso, agli Italiani si è fermato. Gli atleti ci sono, ma quelli che ti ho detto cinque anni fa hanno vinto le Olimpiadi. Aspetterei prima di dire che è finita”.

Non è mancato inoltre anche un rapido commento su Diaz: “Andy ha un talento straordinario, è più italiano di molti italiani. Si sente parte del progetto, non c’è colore, etnia o religione. Hanno accolto Andy come se fosse nato in Italia, come un fratello. Avere tre triplisti nei primi dieci”. Tra gli obiettivi del Presidente c’è come noto anche quello di portare i Campionati del Mondo a Roma, nel 2029: “C’è la volontà, ma bisogna fare attenzione. A breve dovremmo avere il responso ufficiale. C’è tutta la volontà da parte nostra, bisogna capire se riusciremo a far quadrare i conti. Andiamo contro competitor importanti: uno è Londra, poi Nairobi e Monaco. Parliamo del 2029. Noi andiamo al primo tentativo perché, a nostro parere, avremmo vinto nel 2027 ed è giusto che dopo due edizioni in Oriente si torni in Europa. Qui abbiamo Londra, che è una competitor straordinaria: ha la sicurezza che lo stadio sarà sempre pieno, che è il nostro punto debole. Roma, però, è la città più bella del mondo, nel polo sportivo più bello del mondo, in un contesto senza eguali. La decisione non è nostra, ma possiamo assicurare che il nostro fascino non è paragonabile con quello di nessun’altra città. Abbiamo dimostrato di saper organizzare le cose, malgrado non siamo un Paese capace di riempire gli stadi fuori dal calcio. Ma con tutti i campioni che abbiamo, la possibilità di vederli vincere in gara potrebbe far scattare la voglia di seguire l’evento. Noi abbiamo stimato 50.000 presenze giornaliere, che sarebbero un grande successo. Le nostre carte sono buone. La decisione sarà a Budapest il prossimo settembre”.

Josh Kerr ha recentemente infranto il record del miglio. A questo proposito Mei ha posto l’accento sul miglioramento tecnologico delle attrezzature: “Che Josh Kerr sia fortissimo è fuori discussione. Che il record del miglio possa essere avvicinabile a quello del passato… sì, dobbiamo accettare i tempi che passano, ma con i materiali le prestazioni si sono alzate, così come il manto. La differenza tra la gomma di Città del Messico 1968 e quella di oggi è minore dell’impatto che hanno avuto le scarpe in carbonio, che ti restituiscono la spinta in modo importante. Mi ha stupito che ci abbiano messo così tanto. Sono situazioni diverse: a Kerr mancava solo che lo portassero verso l’arrivo, in passato non è stato così. Resta comunque un grandissimo atleta. Io sono tra quelli che dicono che si stava meglio prima. Credo sia nell’aria anche il primato dei 1500 metri, proprio lui penso possa farlo”. 

Visti i recenti successi, sul futuro del Presidente FIDAL potrebbe anche esserci un ruolo da numero uno del Coni. A tal proposito però Mei ha rimandato la domanda al mittente: “Lasciamo stare, mi sono candidato in Giunta e ho perso. Io sono felice della mia atletica, c’è un lavoro straordinario da fare e spero di poterlo fare nel terzo mandato. Abbiamo fatto delle scelte, sono state fatte delle scelte nel 2025 chiare. Sicuramente è una bellissima cosa a cui pensare, avere una Federazione in mano diventa un pelo più impegnativo. Noi ci troviamo in un paradosso: veniamo criticati con i risultati che abbiamo avuto in pista e con un budget da quasi 40 milioni, e qualcuno dice che non siamo in grado di gestire le risorse. Prima mi arrabbiavo, ora sorrido. Ho sentito dire che Parigi 2024 è stata una delusione. Parlo dell’unica gara in cui abbiamo fatto meno bene rispetto all’edizione precedente. Abbiamo avuto 17 finalisti, a Tokyo 10, abbiamo avuto cinque quarti posti. Uno dei quarti posti, Sottile, ha fatto il record personale con la stessa misura dell’atleta del Qatar. Gimbo ha avuto un calcolo renale. Si dice che a Tokyo abbiamo avuto fortuna, ma a Parigi siamo stati sfortunati. Ho imparato a prendere gli schiaffi da tanti, ma quando vedi i risultati economici, amministrativi e sul campo è impossibile rispondere sui social. La gente prima o poi vede la realtà, l’importante è non svilire il lavoro dei ragazzi in campo. Più sali, più c’è invidia. Fino al 2021 c’erano 25 milioni, oggi ce ne sono 40. Ci sono più risorse da utilizzare e io credo di saperle usare. Credo che gli altri potrebbero impiegarle diversamente in base ai risultati precedenti».

In ultimo il Presidente ha indicato dei nomi fuori dai radar in vista di Birmingham:  “Inzoli e Biasutti potrebbero essere le sorprese. Io non ho paura di fare i pronostici. Abbiamo il riferimento tra 12 e 24 medaglie. Visto che ci dicono che a Roma abbiamo avuto fortuna, prendiamo il riferimento dell’edizione ancora precedente. I britannici sono carichi, hanno la possibilità di riprendersi lo scettro di migliori d’Europa. Noi siamo tranquilli. Siamo completi ovunque, marcia compresa. Poi però si deve fare la gara e si deve fare bene. In partenza le potenzialità ci sono”. 

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