Scherma
Scherma, brilla la stella di Martina Favaretto. Rendimento eccezionale, nessuno come lei in nessuna arma!
Nella scherma, il ciclo olimpico che culminerà a Los Angeles 2028 è al proprio giro di boa. Due stagioni sono state archiviate, altrettante devono ancora essere disputate. Lo scoccare dell’ideale mezz’ora sull’orologio a Cinque cerchi è coincisa con i Mondiali di Hong Kong, andati in scena la scorsa settimana. L’occasione è dunque propizia per effettuare approfondimenti in grado di sviluppare i temi oltre il mero esito delle competizioni.
Dunque, poniamo l’accento su Martina Favaretto, consacratasi campionessa del mondo proprio nella città-stato asiatica. Di consacrazione si può e si deve legittimamente parlare, in quanto la ventiquattrenne veneta è a tutti gli effetti una serial winner, che tuttavia non riusciva a imporsi nei momenti cruciali, quelli in cui venivano messe in palio le medaglie. La sua commossa reazione nell’istante in cui ha vinto il derby per il titolo iridato contro Arianna Errigo, è stata emblematica. L’azzurra si è scrollata una pesante scimmia dalle spalle, sostituendola con il peso più dolce di una tanto agognata medaglia d’oro.
Al riguardo, è interessante notare un dato. Nel ciclo olimpico corrente, in ogni arma. si sono disputate 18 competizioni di primo livello di carattere globale. Dunque si fa riferimento a Mondiali, Grand Prix e Coppa del Mondo, gli ambiti nei quali salgono in pedana gli schermidori e le schermitrici provenienti da ogni dove, senza limitazioni geografiche o d’età.
Di queste competizioni, Favaretto ne ha vinte ben 8. L’affermazione iridata di Hong Kong era stata preceduta da due hurrà nel Grand Prix e da cinque in Coppa del Mondo. Significa che Martina ha una percentuale di successi vicina al 50%. Ebbene, non esiste nessun altro/a atleta che abbia il medesimo profilo, uomo o donna non fa differenza, in nessun altra arma.
Per intenderci, nel settore femminile, nella spada il massimo sono le 3 vittorie dell’azzurra Giulia Rizzi e dell’ungherese Eszter Muhari. Nella sciabola la sudcoreana Jeon Ha-young si è issata a 4, ma due di esse risalgono all’autunno del 2024 e, soprattutto, si tratta comunque della metà esatta rispetto alle affermazioni di Favaretto nel ciclo olimpico corrente!
Fra gli uomini, nel fioretto c’è un trio che vanta 3 successi a testa, composto dall’hongkonghese Ryan Choi, dall’italiano Guillaume Bianchi e dallo statunitense Alexander Massialas. Nella spada, dove la concorrenza è altissima e i valori fluidi, è già una rarità trovare qualcuno a 2 vittorie (solo il giapponese Koki Kano e l’egiziano Mohamed El Sayed si sono ripetuto nel ciclo in corso). Infine, nella sciabola, spicca la figura del francese Sebastien Patrice, ma si parla di 4 trionfi (senza peraltro ori pesanti).
Insomma, vero che se c’è un’arma dove le gerarchie sono generalmente più rigide, quella è il fioretto. Cionondimeno, quanto sta facendo Martina Favaretto è eclatante e merita di essere sottolineato. La scherma attuale è priva di dominatori o dominatrici in qualsiasi ambito, a dimostrazione di quanto la concorrenza stia crescendo. La veneta, però, va oltre questa dinamica. Il suo profilo, a ben guardare, giganteggia nel panorama della disciplina.
Vedremo cosa porterà in dote il futuro e se tale supremazia proseguirà. Di certo, la scuola italiana ha prodotto un’atleta che sta realizzando qualcosa di eccezionale, non solo in relazione al proprio habitat, bensì se rapportato al momento storico e a tutte le armi. Favaretto è, a tutti gli effetti, la stella più luminosa nel firmamento della scherma globale. L’augurio è che la magnitudine possa crescere viepiù nel prossimo biennio.