Atletica
Perché vincere la staffetta del miglio è epocale? “La cartina di tornasole di tutto lo sport” e l’impresa dell’Italia
Un antico adagio in Terra d’Albione sussurra che la staffetta del miglio maschile sia la cartina di tornasole della salute del movimento sportivo di un’intera Nazione. Non solo dell’atletica, ma dello sport tout court. A nostro modo di vedere si tratta di un’affermazione molto forte e di un pensiero su cui andrebbe fatta una riflessione approfondita, ma oltre Manica si è sempre decantata l’importanza della 4×400: culturalmente e storicamente, ha sempre avuto una rilevanza sconfinata.
Sarà perché la distanza si avvicina a quella del miglio (1.609,34 metri), sarà perché sono spesso le gare che chiudono il programma di una grande manifestazione, sarà perché ci si affida a un gruppo e non al singolo individuo, sarà perché ogni frazione si sviluppa sul classico giro della morte, sarà perché il primo uomo sotto i 4 minuti sul miglior (Roger Bannister) è un mito a quelle latitudini, sarà perché coniuga tecnica individuale e tattica di gruppo, sarà per la sua eleganza e la capacità di coinvolgere il pubblico.
Sarà perché sarà, l’Italia ha compiuto un’impresa epocale vincendo la 4×400 maschile che ha chiuso gli Europei 2026 di atletica. All’Alexander Stadium di Birmingham, dunque in casa dei britannici. Battendo proprio la Gran Bretagna per tre centesimi, ammutolendo il pubblico presente. Trionfare nella staffetta del miglio in terra inglese e battendo i padroni di casa, così devoti a questo evento, non ha oggettivamente prezzo: se è la cartina di tornasole, allora lo sport italiano sta benissimo.
E in effetti, stiamo vivendo uno dei momenti migliori della nostra storia. Edoardo Scotti (capitano dalla grinta sconfinata, bravissimo a tenere un ritmo indiavolato sostenuto da Hudson-Smith), Luca Sito (da quinto a primo nella seconda frazione, con un cambio di passo da manuale), Mohamed Soudassi (la grande rivelazione della stagione, autore di un terzo quattrocento in spinta e in cui si è fatto il vuoto), Lorenzo Benati (recuperato metro dopo metro, ma poi slanciatosi sul traguardo per vincere al photo-finish con il margine di un’ascella).
Sono i nostri Quattro dell’Ave Maria, che per cultura e storicità della 4×400 hanno compiuto un’impresa fuori dall’ordinario. Non va dimenticato che l’Italia non aveva mai vinto questa gara agli Europei: sono nati nel 1934, 92 anni fa… Nella gara che assegnava il primo posto nel medagliere, gli azzurri hanno avuto la meglio e hanno operato il controsorpasso finale ai danni della Gran Bretagna. Nell’evento a loro più caro, a casa loro, per tre centesimi. Lo ricorderemo a vita: non può essere come la 4×100 alle Olimpiadi di Tokyo 2020, ma le emozioni vissute sul momento hanno avuto la stessa intensità.