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Perché Sinner e Alcaraz saranno chiamati a fare la storia agli US Open 2026

Giandomenico Tiseo

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Sinner-Alcaraz / LaPresse

Gli US Open si avvicinano e, per la prima volta dopo molto tempo, il tennis arriva a New York con una certezza in meno e una domanda in più: in che condizioni saranno Jannik Sinner e Carlos Alcaraz?

Negli ultimi due anni e mezzo il circuito ATP ha avuto due padroni quasi assoluti. Sinner e Alcaraz hanno scavato un solco profondo rispetto alla concorrenza, imponendosi per qualità del gioco, continuità e capacità di gestire i momenti decisivi. Lo spagnolo ha completato il Career Grand Slam a soli 22 anni; l’azzurro, a 24, ha invece centrato un traguardo altrettanto significativo, riuscendo a vincere almeno una volta tutti i Masters 1000. Nel mezzo, una striscia di sei titoli consecutivi, cinque conquistati nello stesso anno: una sequenza mai vista prima. A mettere un freno alla loro corsa, però, non sono stati gli avversari. Sono stati i problemi fisici.

Alcaraz è fermo da circa quattro mesi per un problema al polso, che lo ha costretto a saltare quasi tutta la stagione sulla terra battuta e l’intera parentesi sull’erba. Un’assenza lunga, che rende ancora più incerto il suo ritorno nel torneo più importante della stagione sul cemento americano.

La situazione di Sinner è diversa, ma non meno particolare. Dopo il malessere accusato nella finale del Roland Garros, l’azzurro ha reagito nel migliore dei modi, vincendo Wimbledon. Poi, però, ha scelto di fermarsi. Dal 12 luglio al 30 agosto non giocherà partite ufficiali a causa di un fastidio al ginocchio destro. Una pausa lunga, probabilmente studiata anche per presentarsi a New York nelle condizioni migliori.

Ed è qui che gli US Open acquistano un significato ulteriore. Se Sinner e Alcaraz saranno al via, entrambi si presenteranno a Flushing Meadows senza aver disputato tornei di preparazione. E il dato statistico rende il quadro ancora più interessante: dal 1990 nessuno è riuscito a vincere gli US Open senza aver giocato almeno uno tra i Masters 1000 di Montreal/Toronto e Cincinnati.

Per questo, un eventuale trionfo di uno dei due avrebbe un peso particolare. Non soltanto per il valore dello Slam, ma anche perché arriverebbe dopo un percorso completamente diverso da quello seguito dai precedenti campioni.

Certo, mettere sullo stesso piano Jannik e Carlitos sarebbe fuorviante. Lo spagnolo arriva a New York dopo un infortunio serio e un lungo periodo lontano dal campo: per lui, prima ancora del risultato, la sfida sarà capire quale livello di tennis potrà esprimere al rientro.

Sinner, invece, ha seguito una strategia più prudente. L’azzurro ha continuato ad allenarsi anche ad alta intensità fino a giovedì 6 agosto, prima di dedicarsi alla fisioterapia al J Medical di Torino. L’obiettivo è evidente: arrivare agli US Open al 100%, evitando di correre rischi inutili nelle settimane precedenti.

New York, dunque, potrebbe essere il teatro di un nuovo capitolo della rivalità che sta definendo il tennis di questa generazione. Ma questa volta Sinner e Alcaraz arrivano allo Slam senza rodaggio, senza partite nelle gambe e con due storie fisiche molto diverse alle spalle. Il cemento di Flushing Meadows dirà se sarà stato sufficiente. E, soprattutto, se uno dei due riuscirà ancora una volta a prendersi il centro della scena.

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