Ciclismo

Patrick Pezzo Rosola: “Mi vedo nei Grandi Giri. Spesso l’etichetta di figlio d’arte viene prima dei risultati”

Francesca Cazzaniga

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Patrick Pezzo Rosola

A sentirlo, Patrik Pezzo Rosola trasmette l’immagine di un ragazzo riservato. Nato nel 2008, il figlio d’arte di Paola Pezzo, due volte campionessa olimpica di mountain bike, e dell’ex professionista Paolo Rosola, si sta ritagliando uno spazio importante nel panorama del ciclismo giovanile italiano. Portacolori della Nordest Petrucci Assali Stefen GS Cadidavid, in questa stagione ha già conquistato otto successi su strada, tra cui la classifica generale del Giro del Friuli e la prestigiosa Corsa della Pace. A questi si aggiunge il trionfo nella prova di Coppa del Mondo Juniores di ciclocross a Benidorm, arrivato pochi giorni dopo la conquista della maglia tricolore di categoria. Risultati che confermano un talento capace di emergere su più terreni, con lo sguardo già rivolto al futuro.

Sin qui hai conquistato, tra le altre, la Corsa della Pace e il Giro del Friuli, con la vittoria decisiva a Piancavallo. Che cosa rappresentano per te questi risultati?
“Sono successi molto importanti, soprattutto perché arrivati in corse a tappe, che sono quelle che mi piacciono di più. Vincere gare come queste mi dà tanta fiducia e mi fa capire che il lavoro svolto sta andando nella direzione giusta.”

Quali sono le tue caratteristiche come corridore?
“Mi definirei un passista-scalatore. Me la cavo bene anche in pianura e credo di essere abbastanza versatile. Vado bene in salita, anche se non sulle ascese lunghissime tipiche degli scalatori puri.”

Che rapporto hai con tuo fratello Kevin e quanto ha contribuito alla tua crescita?
“Mi ha aiutato tantissimo e mi ha sempre dato consigli preziosi. Abbiamo un rapporto davvero bello e per me è stato un punto di riferimento importante.”

Essere il figlio di una bi-campionessa olimpica (Paola Pezzo, ndr) che cosa ha significato nella tua infanzia e nella tua adolescenza?
“Non ho mai sentito una pressione particolare. È normale però che, quando arrivano i risultati, venga spontaneo associarmi al fatto di essere figlio d’arte. A volte questa etichetta viene prima di quello che faccio in gara.”

In questo momento il giovane italiano più atteso è Lorenzo Finn…
“Lorenzo è fortissimo. Non abbiamo mai corso insieme, ma è evidente che abbia un talento enorme. Sono convinto che anche nel World Tour riuscirà a dimostrare tutto il suo valore.”

Nel 2027 passerai nella categoria Under 23. Ci sono già stati interessamenti da parte di squadre World Tour?
“Sì, diverse squadre mi hanno contattato e non è stato semplice scegliere. Mi piacerebbe continuare anche con il ciclocross, almeno come parte della preparazione, anche se inevitabilmente dovrò ridurne l’attività rispetto agli ultimi anni. Spero di aver preso la decisione migliore, scegliendo l’ambiente più adatto per crescere senza bruciare le tappe.”

Guardando al futuro, ti immagini più come uomo da Classiche o da Grandi Giri?
“In questo momento è difficile dirlo. Mi piacerebbe diventare un corridore da Grandi Giri, ma bisognerà capire come evolverà il mio fisico nei prossimi anni.”

Che rapporto hai con la cronometro e con gli sprint a ranghi ristretti?
“La cronometro mi piace molto e credo sia una specialità in cui posso fare bene. Dovrò dedicarle più tempo e dall’anno prossimo lo farò sicuramente. Negli sprint ristretti non sono ancora uno specialista, ma quest’anno me la sto cavando abbastanza bene. Vedremo come evolveranno le mie caratteristiche.”

Come proseguirà la tua stagione?
“Farò un periodo di allenamento in vista degli Europei, dei Mondiali, del Giro della Lunigiana e del Campionato Italiano a cronometro.”

Qual è il sogno che custodisci nel cassetto?
“Vincere un Grande Giro sarebbe il massimo, anche se so che è un obiettivo difficilissimo. Se dovessi essere realistico, direi che conquistare una tappa sarebbe già qualcosa di straordinario.”

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