GP Aragon
MotoGP, Luca Marini critica il calendario: “Non c’è spazio per recuperare dagli infortuni o migliorare fisicamente”
La MotoGP sta vivendo una fase di scarsa azione. Dopo la lunga pausa estiva tra il Gran Premio di Germania (12 luglio) e quello di Gran Bretagna (9 agosto) ci sono infatti altri due weekend privi di appuntamenti agonistici sino al GP di Aragona (30 agosto). Sostanzialmente, il cuore dell’estate è pressoché inutilizzato. Una dinamica che ha sollevato più di un sopracciglio ed è stata implicitamente criticata da Luca Marini tramite un’intervista al portale specializzato speeweek.com
“A me piace stare nel paddock durante la stagione, e mi piacerebbe ancora di più se avessimo una vera pausa invernale! Invece, con l’attuale calendario, non esiste alcuno stacco tra una stagione e l’altra. Questo significa che bisogna seguire una preparazione fisica che ti tenga sempre pronto a correre. Non si può impostare un lavoro diverso, atto a migliorare atleticamente o a recuperare da vecchi infortuni. Questo genere di programmi impongono del tempo che non abbiamo. Peraltro, se ci si infortuna, si fa tanta fatica a recuperare veramente”.
Sostanzialmente, il ventinovenne riminese (prossimo ad accordarsi con il team Tech3 con un contratto biennale) solleva un argomento cruciale. Il calendario della MotoGP 2026 prevede la miseria di tre gran premi nei mesi di luglio e agosto, ma ne programma ben sette fra ottobre e novembre! La stagione si chiuderà il 29 novembre e i primi test 2027 sono programmati già a fine gennaio. Davvero non si può far meglio?
Marini, chiedendo una “vera pausa invernale” suggerisce un calendario più razionale e soprattutto più compatto. Il problema è che disputare 22 Gran Premi implica che la stagione sia per forza di cose molto lunga! Però, in effetti, non sfruttare appieno l’estate è minus. Forse, avere una cadenza più regolare nei GP, evitando periodi “di secca” ad altri “di piena” potrebbe aiutare? Oppure la dimensione del Motomondiale è diventata esagerata?
Bisognerebbe discuterne fra piloti, team manager organizzatori del Motomondiale e stakeholders, senza dimenticare chi detiene i diritti TV. Insomma, ci sarebbero forse troppe persone e troppi interessi da mettere d’accordo. Come sempre, però, la voce di chi sale sul palcoscenico (ossia i piloti) è l’ultima a essere ascoltata…