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MotoGP, Gigi Dall’Igna: “Ci sono aree in cui l’Intelligenza Artificiale è diventata più utile dei test fisici in pista”

Francesco Paone Casati

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Dall'Igna / La Presse

Luigi Dall’Igna ne ha viste di tutti i colori durante la sua lunga carriera da ingegnere e ha giocoforza assistito a cambiamenti radicali nel modo di lavorare in MotoGP. Anzi, ne è stato parte attiva, poiché è opinione unanime che l’oggi sessantenne abbia rivoluzionato il metodo di lavoro della categoria regina del motomondiale, generando la supremazia della Ducati.

Tra gli aspetti che sono stati oggetto di radicali cambiamenti c’è stato l’utilizzo dell’informatica. L’introduzione ed evoluzione dell’Intelligenza Artificiale si sta facendo sentire anche in MotoGP, come ha spiegato alla testata australiana MC News, in una lunga intervista rilasciata nei giorni scorsi dal direttore generale di Ducati Corse.

“Le simulazioni sono diventate comuni nel processo di sviluppo e i programmi per effettuarle sono evoluti esponenzialmente negli ultimi dieci anni. Ci sono aree in cui non sono affidabili, ma in altre funzionano in maniera molto precisa e questa dinamica è fondamentale per ottenere i miglior risultati possibili. In effetti, ci sono componenti della moto che possono essere compresi meglio tramite l’Intelligenza Artificiale di quanto possa essere fatto con i test fisici”.

Quali sono le aree in cui l’IA viene utilizzata maggiormente? “Innanzitutto l’aerodinamica, che è molto complessa, ma soprattutto nella gestione degli pneumatici, dove bisogna gestire una mole impressionante di dati. Usiamo molto le simulazioni per determinare la pressione corretta all’inizio della gara, simulando gli eventuali scenari e cambiamenti, in maniera tale da evitare che cali eccessivamente durante la corsa e si arrivi al traguardo con una pressione al di fuori delle regole”.

Dunque siamo destinati a vedere una MotoGP sempre più virtuale, con l’utilizzo sistematico dell’Intelligenza Artificiale e i piloti che diventeranno meri esecutori di quanto viene suggerito da un computer. Dall’Igna al riguardo non la pensa così: “L’AI è uno strumento importante e sempre più evoluto, ma non ci si può affidare esclusivamente a essa. Ci sono aree in cui effettuare prove reali e fisiche resta indispensabile”.

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