Tennis
Monaco: “Jodar dovrà aggiungere qualcosa quando si scontrerà con i grossi calibri. Critiche a Musetti ingiuste”
Si è da poco concluso l’ATP 500 di Washington, competizione che ha visto trionfare dopo svariati tentativi il padrone di casa Taylor Fritz, capace di battere in due set la sempre più rivelazione Rafael Jodar, il quale ai quarti aveva eliminato Lorenzo Musetti. Di questo, ma anche di molto altro, ha parlato Guido Monaco in occasione dell’ultima puntata di TennisMania, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Dario Puppo, Massimiliano Ambesi e lo stesso Monaco.
“Musetti non credo faccia nulla per alimentare eventuali discorsi di rivalità – ha detto l’esperto – Alcuni suoi risultati clamorosi dell’anno scorso avevano portato qualcuno a considerarlo come un giocatore in grado di mettere in difficoltà Alcaraz e Sinner su determinate superfici. Questo ovviamente prima di tutte quelle pause che hanno ridimensionato in parte le aspettative. Per uno che ha uno storico di rientri lenti e difficili, credo che questo torneo, al di là delle vittorie, non dia indicazioni definitive. Ha un problema all’altro piede. Capiremo come giocherà a Montréal. Speriamo sia stato solo un momento. Musetti ha fatto due partite con sprazzi di gioco interessanti, vedi il primo set contro Jodar. Forse questa è la miglior indicazione vista in chiave rientro: lo trovo incoraggiante”.
Monaco ha poi proseguito: “Se qualcun altro vuole dire che non vince mai e che non può essere paragonato a tennista X, allora ha una visione distorta delle cose. Se non si fosse fatto male in Australia, lo ritroveremmo tra i primi 5 o 6 del mondo. Non penso che abbia mai detto di voler arrivare al livello dei primi due, ma è legittimo pensarlo. Che invece Darderi dica oggi che vuole entrare nei dieci o nei cinque… a me sembra che gli manchi ancora qualcosa. Ha abituato a stupirci, quindi ha ragione lui, così come Cobolli, Musetti e tutti gli altri. Non c’è niente di male nel fatto che un atleta sia ambizioso. Il campo lo metterà davanti a determinate situazioni e vedremo.
Il telecronista ha poi parlato della finale tra Fritz e Jodar: “Fritz, al netto del ginocchio, è stato rigenerato dalla pausa. Non dimentichiamoci che Washington è la capitale degli Stati Uniti, è un torneo sentito e prestigioso. Questo aggiunge qualcosa a quella manifestazione. Jodar, secondo me, ha fatto una scalata straordinaria, impressionante, velocissima. Non so, sarebbe interessante saperlo se qualcuno abbia fatto numericamente qualcosa di simile. Però, se dobbiamo pensare che sia già pronto per vincere questi tornei, bisogna aspettare. Fritz l’ha messo davanti a un livello superiore. Rimango con questa sensazione di un gioco molto pulito che, secondo me, quando andrà a sbattere contro i grossi calibri dovrà aggiungere qualcosa. Nel suo dritto sta cercando di dare più rotazione alla palla, sta cercando di giocare più sporco. Impara in fretta, non si fa impressionare. Jodar è più simile a Sinner di testa. La continuità nel tennis è importante. Se togliamo l’erba, dove ha raccolto un filo meno, da inizio stagione non ha bucato quasi niente. È andato subito bene. Magari nei 1000 americani non ha fatto granché, ma lui ha chiaro dove vuole arrivare: vuole essere protagonista. I protagonisti però vanno declinati in tanti modi e ci sono livelli di fenomenologia diversi, anche se sempre di fenomeni si tratta”.
La voce di Eurosport ha poi aggiunto: “Se è vero che sia stato Sinner a dire a Fonseca di non andare al college, allora João dovrebbe maledirlo, ovviamente scherzando. Io credo che un anno lì lo avrebbe fatto maturare di più e sarebbe stato più strutturato. Il servizio di Musetti? Devo vederlo meglio. Lui ha avuto quel periodo in cui partiva forte, poi si è abbassato. Quando entra è buono. Jodar ha bisogno di tempo, di migliorare a rete e di fare di più: ha tutto per accorciare il campo. In situazioni specifiche, non fa la scelta giusta, ti toglie quelle sensazioni che ti possono far perdere la partita”.
Non è mancato infine un commento generale ancora su Musetti, o meglio della sua percezione: “Con lui siamo sempre legati al suo feeling. Nell’immaginario comune social è dipinto come un talentuoso, svogliato e un po’ testa di cavolo, uno che se la partita va male la lascia andare. Di lui si dice che ovviamente non vincerà mai niente, come se fare finali o vincere medaglie olimpiche fosse niente. Come fai a combattere un ideale del genere? Lo trovo offensivo e ingiusto nei confronti dei miglioramenti fatti davanti ai suoi difetti”.