Atletica
Marcell Jacobs tradito dall’adduttore, sfumano l’oro sui 100 e la tripletta agli Europei. Vince Glave con tempo alto
La doccia fredda più amara, sul più bello, quando la macchina era la più performante, la più veloce, la più accreditata. Marcell Jacobs era il cavallo di razza, era il favorito acclarato e indiscusso, era il candidato numero 1 per il trono, il suo scettro di padrone del Vecchio Continente sembrava non essere messo in discussione. Poi il motore si è rotto, all’improvviso, quando meno te lo aspetti: nel testare i blocchi di partenza prima della finale sui 100 metri agli Europei 2026 di atletica, il velocista lombardo si è rialzato, ha fatto una brutta smorfia e ha accusato un fastidio grandissimo all’adduttore (come dichiarato ai microfoni della Rai).
Il Campione Olimpico di Tokyo 2020 si era presentato all’atto conclusivo con una passeggiata controvento in semifinale (10.08, miglior crono della sessione) e forte della miglior prestazione europea stagionale (9.96 in Diamond League a Parigi), sembravano non esserci avversari credibili e la fluidità di corsa ammirata nel turno precedente aveva fatto sognare in grande. Dopo il fastidio accusato nel riscaldamento, Marcell Jacobs ci ha voluto provare in finale: ha avuto anche un buon tempo di reazione (0.137), ma è subito scivolato indietro e si è rialzato dopo una trentina di metri, giungendo poi al passo al traguardo (settimo in 12.26).
Il ribattezzato Messia dell’atletica tricolore inseguiva il terzo sigillo di fila agli Europei per eguagliare gli storici primati di due miti come il sovietico Valeriy Borzov e il britannico Lindford Christie. Sogni di gloria sfumati in una stagione che aveva segnato il rilancio sotto la guida di coach Paolo Camossi: ancora una volta è stato l’adduttore a tradirlo, lo stesso che lo aveva costretto a fermarsi a inizio luglio in seguito al 9.67 ventoso di Eisenstadt. Il britannico Romell Glave ne ha approfittato e ha conquistato la medaglia d’oro con l’alto tempo di 10.09 (0,4 m/s di vento a favore), precedendo il connazionale Jeremiah Azu (10.16) e il tedesco Owen Ansah (10.19).
Sono crono che un Jacobs anche a mezzo servizio avrebbe divorato, considerando quanto si era visto in semifinale. Sesta piazza per Chituru Ali (10.34), argento due anni fa a Roma e oggi lontano dalla gloria, alle spalle anche dell’olandese Elvis Afrifa (10.22) e del ripescato polacco Dominik Kopec (10.29). E ora si accende anche il campanello d’allarme per la 4×100: l’Italia rischia di non essere competitiva.