Nuoto

L’Italia si è scottata e ha imparato la lezione: una 4×100 sl mista razionale avanza in finale senza problemi

Giandomenico Tiseo

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Carlos D'Ambrosio / LaPresse

Alla ricerca della soluzione più efficace. Negli Europei 2026 di nuoto, l’Italia ha dovuto fare i conti con alcune importanti battute d’arresto nelle staffette, specialità nelle quali riponeva, e ripone, non poche ambizioni. L’ultima eliminazione della 4×100 stile libero maschile è stata fragorosa, anche per via di alcune scelte che, a conti fatti, non hanno agevolato il passaggio del turno.

E così, nelle batterie odierne della 4×100 stile libero mista, si è cercata una soluzione “ibrida”, prendendo atto del fatto che, a livello maschile, non c’è la possibilità di gestire le energie come si era pensato. Per questo è stato chiesto a Carlos D’Ambrosio di dare il proprio contributo fin dalle batterie mattutine, in modo da evitare brutte sorprese.

Va detto che la prestazione dell’italo-cubano non è stata esaltante, considerando il 48″01 in apertura. Probabile che D’Ambrosio si sia un po’ risparmiato, soprattutto nel modo in cui ha affrontato la prima vasca, tenendo conto anche dell’impegno che lo attende nella sessione serale: la finale dei 200 stile libero.

A seguire, un Manuel Frigo da 48″07 lanciato, tempo sufficiente per creare un margine di sicurezza e consentire alle due ragazze di orbitare nelle posizioni di vertice. Emma Virginia Menicucci, in 53″86, e Alessandra Mao, in 54″02, hanno permesso al quartetto di conquistare il terzo tempo d’ingresso in finale, con 3’23″96, alle spalle della Cechia, prima in 3’23″41, e dei Paesi Bassi, secondi in 3’23″94.

In vista dell’ultimo atto, ci sarà sicuramente l’impiego di Sara Curtis al posto di Mao, mentre resta da capire se Thomas Ceccon sarà chiamato in causa al posto di Frigo. Va ricordato che Curtis sarà impegnata nelle semifinali dei 50 stile libero e Ceccon nella finale dei 50 dorso.

Si prospetta dunque una gara molto interessante, anche considerando che altri Paesi apporteranno cambiamenti ai propri quartetti, come Russia e Gran Bretagna, che nelle batterie hanno chiuso alle spalle degli azzurri con i tempi di 3’24″35 e 3’24″50.

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