Nuoto
La supponenza non paga: la 4×100 sl emblema di un’Italia che non ha più (senza capirlo) margine in Europa
C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra gestire una squadra e sottovalutare la concorrenza. Ed è una differenza che, in questi Europei di nuoto a Parigi, l’Italia sembra non aver ancora compreso fino in fondo. La 4×100 stile libero maschile rischia di esserne il simbolo più evidente.
Nelle batterie di oggi gli azzurri hanno rinunciato a Thomas Ceccon e Carlos D’Ambrosio, i due migliori interpreti dello stile libero a disposizione, impegnati rispettivamente nei 50 dorso e nei 200 stile libero. Una scelta legittima sotto il profilo della gestione individuale, ma rischiosa se calata nella realtà di una staffetta che non dispone più del margine di sicurezza di qualche anno fa.
Perché l’Italia di oggi non è quella di Roma 2022, quando poteva schierare Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzeri e Manuel Frigo e conquistare il titolo europeo con 3’10”50, in scioltezza.
Oggi Zazzeri non c’è, Miressi è lontano dalla sua condizione migliore e la frazione iniziale di Frigo ha messo in evidenza tutte le difficoltà di una formazione inevitabilmente rimaneggiata. Il rischio concreto, questa mattina, era addirittura quello di non qualificarsi per la finale. Ed è proprio questo il punto. L’Italia non può più considerare scontato il passaggio del turno quando rinuncia ai propri uomini migliori.
C’è un chiaro problema di ricambio generazionale nel settore della velocità al maschile. Cinque anni fa, la squadra aveva il suo miglior atleta da 47″4 (Miressi) e il suo secondo migliore da 47″7 (Ceccon). Ora, in un contesto europeo e mondiale assai evoluto, il migliore è a 47″5 e il secondo, escludendo Ceccon, è da oltre i 48″.
La stessa dinamica si era già vista ieri nella 4×100 stile libero femminile. L’Italia ha poi conquistato uno splendido argento, ma al mattino ha rischiato grosso scegliendo di non schierare Sara Curtis, sostituita da Sofia Morini. È andata bene. Ma non può essere questo il criterio con cui valutare una scelta tecnica.
Non si tratta di chiedere alla Direzione Tecnica di spremere gli atleti, né di ignorare la programmazione individuale. Si tratta, più semplicemente, di prendere atto di una realtà: il livello europeo si è alzato e il margine dell’Italia si è ridotto, per non dire estinto.
Per anni gli azzurri hanno potuto contare su una profondità straordinaria nelle staffette. Una risorsa che resta, senza dubbio, ma che non rappresenta più una garanzia assoluta. Le altre nazionali si sono avvicinate e, quando il livello è così alto, pochi centesimi possono fare la differenza tra una finale da protagonisti e una gara osservata dalla tribuna.
Domani ci sarà la 4×100 stile libero mixed. Sulla carta, con Curtis, Menicucci, Ceccon e D’Ambrosio, l’Italia ha tutto per puntare all’oro. Ed è proprio per questo che sarebbe auspicabile non trasformare anche questa gara in un esercizio di gestione fine a se stesso. Se si ha il quartetto per vincere, devi metterlo in acqua per vincere. Non per dimostrare che puoi farlo anche senza i migliori.
L’Italia è ancora una grande Nazionale. Ma proprio per questo deve essere lucida. La forza non può trasformarsi in presunzione, il passato non può diventare una rendita e una staffetta non può essere considerata automaticamente competitiva soltanto perché sulla cuffia c’è scritto Italia. In tutto questo, c’è anche da lavorare su movimento bisognoso di nuove leve. A livello giovanile, Cristian Tassan-Caser ha fatto vedere cose, ma serve molto di più…