Nuoto

Il record italiano di Carlos D’Ambrosio e le prospettive in vista della gara individuale dei 200 sl

Sofia Altavilla

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Carlos D'Ambrosio / LaPresse

E quando neanche un record italiano e una delle migliori scene possibili bastano, allora è il segnale che il nuoto europeo sta cambiando, e che la specialità dei 200 stile libero sta prendendo una nuova direzione. L’1:44.72 di Carlos D’Ambrosio nella staffetta 4×200 stile libero agli Europei di Parigi è stata la dichiarazione d’intenti di un nuotatore che sta tenendo il passo con i colossi della scena continentale. Il record del diciannovenne azzurro certifica un passaggio in atto già dallo scorso anno: Carlos non è più considerato soltanto il “giovane talento”, ma si ritrova oggi a essere l’uomo su cui poggia l’intera impalcatura della nazionale dello stile libero.

Tuttavia, una conto è nuotare in una staffetta, dove la pressione si dilata tra quattro frazioni, dove il pubblico traina e l’adrenalina regna. A Parigi l’entusiasmo era spinto dai padroni di casa per un Léon Marchand che, da solo, è riuscito ad infilarsi anche dove noi azzurri speravamo nella medaglia. Tolto il fuoriclasse francese, D’Ambrosio è stato in assoluto il più veloce in finale. Alla gara a squadre mancava però una nazionale fondamentale: la Romania del campione olimpico, mondiale ed europeo in carica, David Popovici.

D’Ambrosio avrà per fortuna modo di gareggiare altre, si spera, tre volte, affrontando il percorso tra batterie, semifinali e l’eventuale finale individuale. Dalle parole rilasciate in zona mista a proposito dei 100, è sembrato quasi confermare che la sua priorità tecnica restano proprio i 200. Ha tuttavia ammesso di essere passato veloce come voleva, ma forse anche troppo (50.49 a metà gara), lasciando intendere che ci sia margine per fare persino di meglio, soprattutto nella distribuzione.

La gestione dello sforzo sarà infatti il tema centrale della sua gara individuale. Basti pensare che David Popovici, per nuotare il suo 1:44.48 al Settecolli quest’anno, non è andato sotto al 50.9 nella prima vasca, contro il 50.4 dell’azzurro. Sarà una bellissima sfida di strategia, con prospettive altissime visto che con questo crono D’Ambrosio è attualmente il secondo in Europa in questa stagione.

Se prima non era ancora sicuro di trovarsi nella posizione di poter contestare un podio, questo risultato lo pone direttamente nel mirino degli avversari più esperti, che ora sanno di dover fare i conti con lui. E i nomi non mancano. Oltre a Popovici, ci sarà Matthew Richards: il britannico, oro iridato nel 2023 e argento olimpico in carica, ha nuotato 1:44.77 ai Trials superando specialisti come Duncan Scott e James Guy, sebbene da un paio d’anni fatichi a scendere ulteriormente sotto quel tempo. Richards non è riuscito però a far valere la sua supremazia in staffetta, dove in prima frazione, ha toccato il muro in 1:45.44, dietro a Marchand,D’Ambrosio ed il greco Markos.
A questo parterre di giganti si aggiunge infatti una variabile inaspettata: il greco Dimitrios Markos. Nella frazione di apertura della staffetta ellenica, Markos ha siglato il nuovo record nazionale con un clamoroso 1:44.93, demolendo di ben 1.35 secondi il suo precedente personale (1:46.28) e saltando a piè pari lo step dell’1:45. Escludendo l’alieno Marchand, Markos è stato di fatto l’unico altro atleta oltre a D’Ambrosio a scendere sotto il muro dell’1:45 in questa prima giornata.

Non va dimenticato poi Lukas Märtens, il tedesco dal personale di 1:44.14, che ha persino dichiarato di voler rinunciare agli 800 per aumentare la velocità e concentrarsi tutto sui 200.

L’azzurro ha dimostrato di avere le carte in regola per sedersi al tavolo dei giganti, e aver timbrato il pass dell’1:44 i rappresenta uno spartiacque psicologico significativo. Ora non si tratta più di giustificare l’etichetta di giovane promessa, ma di misurarsi vis-à-vis con l’élite assoluta. La gara individuale sarà un banco di prova, ma non definitivo: i blocchi di partenza di Parigi attendono Carlos per la sua eventuale prima medaglia individuale a livello internazionale senior, o se non altro, per servirgli come prima occasione in cui l’atleta, soltanto classe 2007, si presenterà come una delle principali minacce per gli avversari.

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