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Il cambio di approccio di Jannik Sinner: da 29 partite in 72 giorni a 7 in due mesi e mezzo!

Stefano Villa

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Jannik Sinner / Lapresse

Dopo aver perso la semifinale degli Australian Open contro Novak Djokovic ed essere stato sconfitto da Jakub Mensik ai quarti di finale del torneo ATP 500 di Doha, Jannik Sinner ha cambiato letteralmente marcia nel cuore della primavera e ha illuminato la scena internazionale con un filotto semplicemente prodigioso e da record: nel giro di due mesi e mezzo ha vinto cinque Masters 1000 consecutivi (che diventano sei considerando Parigi del 2025), impresa mai riuscita nella storia del tennis.

Il fuoriclasse altoatesino dominò il panorama imponendosi in ben 29 incontri consecutivi tra il 7 marzo e il 17 maggio: in 72 giorni di calendario, ne passò ben ventinove in campo, sostenendo un ritmo davvero indiavolato e indubbiamente sfiancante in termini di energie fisiche e mentali. Tutto iniziò incrociando il ceco Dalibor Svrcina a Indian Wells, torneo poi vinto il 15 marzo battendo il russo Daniil Medvedev in una finale caratterizzata da due tie-break molto accesi.

Sei giorni dopo tornò subito sul cemento statunitense per affrontare il bosniaco Damir Dzumhur a Miami, torneo poi vinto il 29 marzo dominando il ceco Jiri Lehecka nell’atto conclusivo. Ritorno in Europa, cambio di superficie (dal duro si passa alla terra rossa), e apoteosi a Montecarlo, battendo in semifinale il tedesco Alexander Zverev e poi nell’atto conclusivo il grande rivale Carlos Alcaraz. Era il 12 aprile, Jannik Sinner scavalcò lo spagnolo nel ranking ATP e tornò a essere numero 1 del mondo.

Dubbi sull’andare o meno a Madrid, li sciolse, si presentò nella capitale spagnola il 24 aprile, sconfisse il francese Benjamin Bonzi e iniziò la cavalcata culminata il 3 maggio con la lezione inflitta a Zverev (6-1, 6-2). A seguire il grande sogno chiamato Internazionali d’Italia, dove risultò impeccabile: il 17 maggio tramortì il norvegese Casper Ruud, mandando in estasi il Foro Italico e trionfando sul mattone tritato di Roma.

I conti sono presto fatti: 6 vittorie a testa per i Masters 1000 di Indian Wells, Miami, Madrid, Roma e 5 per quello di Montecarlo, per un totale di 29 successi in 72 giorni. L’obiettivo era chiaramente puntato sul Roland Garros, dove sulla carta era il grande favorito della vigilia. Il secondo Slam della stagione, però, si rivelò amaro per il numero 1 del mondo: il 28 maggio volò in vantaggio per 6-3, 6-2, 5-2 contro l’argentino Juan Manuel Cerundolo, ma poi si trovò costretto a fare i conti con un calo fisico, venne rimontato e salutò Parigi.

Da lì la decisione di non disputare tornei sull’erba in avvicinamento a Wimbledon, dove si presentò il 29 giugno per difendere il titolo: rimontò all’esordio contro il serbo Miomir Kecmanovic, poi alzò l’asticella, fino ai successi contro Djokovic e Zverev per alzare al cielo il trofeo il 12 luglio. Da quel momento non si è più rivisto in campo, salterà il Masters 1000 di Montreal e dovrebbe tornare in campo in occasione del Masters 1000 di Cincinnati, che scatterà il 13 agosto sul cemento statunitense.

Soltanto sette partite negli ultimi due mesi e mezzo (quelle vinte sui sacri prati londinesi), contro le 29 in 72 giorni della primavera: un deciso cambio di approccio da parte di Jannik Sinner, proiettato verso gli US Open, ultimo Slam della stagione.

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