Fondo
Gregorio Paltrinieri non ha fine! Bronzo nella 5 km degli Europei, Wellbrock inattaccabile
Una medaglia che racconta molto più del suo valore nominale. Il bronzo conquistato da Gregorio Paltrinieri nella 5 km degli Europei di Parigi 2026 rappresenta innanzitutto la risposta di un campione che, ancora una volta, ha saputo rialzarsi dopo una delusione pesante.
La Senna gli aveva già riservato un copione amaro ai Giochi Olimpici del 2024, si era ripetuta nella 10 km, dove il quarto posto aveva lasciato inevitabilmente un senso di incompiutezza. Una ferita sportiva che il fuoriclasse carpigiano ha scelto di trasformare nella principale risorsa della propria prestazione.
L’obiettivo dichiarato era il podio. Missione compiuta. Non attraverso una gara dominata, ma grazie a una lettura impeccabile delle diverse fasi della competizione e, soprattutto, a una capacità di interpretare il finale che continua a rappresentare uno dei tratti distintivi della sua carriera. Perché, quando la corsa entra nella sua dimensione più dura e selettiva, Paltrinieri riesce ancora a fare la differenza con quella combinazione di sensibilità tattica, resistenza alla fatica e lucidità che negli anni lo ha reso un punto di riferimento assoluto del nuoto di fondo.
Il bronzo assume un significato ancora più profondo se inserito nella prospettiva della sua carriera. Sono trascorsi quattordici anni dalla prima medaglia continentale conquistata dal campione nostrano e, da allora, la continuità è rimasta disarmante.
Nelle nove partecipazioni agli Europei, considerando sia le edizioni degli sport acquatici sia quelle dedicate esclusivamente alle acque libere, Greg non ha mai mancato almeno un piazzamento sul podio. Il bilancio sale così a 21 medaglie complessive, 13 delle quali d’oro: numeri che certificano non soltanto una longevità fuori dal comune, ma anche una capacità rarissima di rinnovarsi, adattandosi all’evoluzione della disciplina e all’emergere di generazioni sempre nuove di specialisti.
La medaglia è maturata nell’ultimo giro, quando il livello dello sforzo impone di abbandonare qualsiasi schema prestabilito. È lì che Paltrinieri ha costruito il proprio podio, scegliendo una traiettoria quasi radente alla riva per limitare l’incidenza della corrente e ridurre al minimo ogni dispersione di energia. Una scelta tecnica tutt’altro che banale, eseguita con il consueto istinto da navigatore delle acque libere e accompagnata da una progressione di altissimo livello. Ha letteralmente strappato il bronzo con determinazione e intelligenza, pur dovendo riconoscere come, nell’economia complessiva della gara, due avversari abbiano espresso qualcosa in più.
Florian Wellbrock e David Betlehem hanno infatti ribadito le gerarchie già emerse nella 10 km, confermando rispettivamente primo e secondo posto. Il tedesco attraversa probabilmente il miglior momento della stagione e, una volta preso il comando, ha trasformato la gara nel terreno ideale per esaltare le proprie caratteristiche. Frequenza di gambata elevatissima, ritmo costantemente sopra la soglia e una gestione dello sforzo che ha progressivamente logorato ogni tentativo di opposizione. Betlehem ha cercato più volte di spezzarne il controllo, variando le linee di percorrenza e proponendo letture tattiche differenti, ma il teutonico non ha mai dato la sensazione di perdere realmente il controllo della situazione. Il successo in 55’40″2, con 2″3 di margine sull’ungherese e 4″5 su Paltrinieri, fotografa fedelmente i valori espressi in acqua.
Arrivano indicazioni confortanti anche dalla prestazione complessiva della squadra azzurra. Domenico Acerenza ha chiuso quinto, restando a ridosso della lotta per il podio e pagando appena tre secondi nei confronti del francese Sacha Velly, quarto. Alle sue spalle Marcello Guidi ha completato una prova solida con il sesto posto, confermando la profondità di un movimento che continua a esprimere atleti competitivi ai massimi livelli internazionali.