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Flavio Cobolli, contro Tommy Paul ecco l’occasione a Cincinnati

Federico Rossini

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Flavio Cobolli / IPA Sport

Questa sera, alle 21 italiane, per Flavio Cobolli ci sarà la grande occasione di arrivare per la prima volta in una semifinale di un Masters 1000. L’attuale numero 2 d’Italia si trova in una situazione nella quale può davvero sperare di volare alto, perché l’americano Tommy Paul gli ha tolto di mezzo Alexander Zverev (e, a proposito, il tedesco in questo modo finisce per aver perso 40 punti in classifica da Sinner, tra Montreal e Cincinnati, senza che Jannik abbia mai neanche messo piede in campo).

Di fatto, adesso il padrone della parte alta del tabellone è lui, visto quanto accaduto in un mercoledì di ottavi davvero ad altissima tensione. Nondimeno, Cobolli può vantare anche un precedente vittorioso contro Paul, e proprio a Cincinnati. Era un primo turno, nell’ultima volta in cui il torneo dell’Ohio si giocò con tabellone a 56 (si doveva far spazio alle Olimpiadi). A livello di primo turno fu 6-2 4-6 7-5, e quello di allora era un Paul che aveva da tempo confermato di essere un giocatore solido, forte, di quelli che sanno battere tutti i giocatori quando, quel giorno, non sono al suo livello, visto che il suo difficilmente scende.

Cobolli può rinverdire la tradizione di italiani in semifinale a Cincinnati, che è stata inaugurata nel 2024 da Sinner, che si è poi ripetuto in questo senso nel 2025 guadagnando poi la finale in un caso e nell’altro, mentre a Cincinnati si cambiava il colore della superficie (dopo che numerosi spettatori tv avevano dovuto fare i miracoli anche solo per vedere la palla di giorno). Nondimeno, semifinale o meno, l’Ohio è un’ulteriore prova di come Flavio soprattutto nei grandi tornei stia ora riuscendo a esprimere un livello più elevato. E viene in mente l’urlo dell’immediato post-Jodar: “Sono forte anch’io!”.

L’altro quarto di giornata ha anch’esso per metà le stimmate della sorpresa. Già, perché Thiago Agustin Tirante non si ferma più: Choinski, Djokovic, Landaluce, Mensik. Tre lotte al terzo set, una (quella con Landaluce) su due tie-break, eppure lui è ancora lì, a colpire con forza di dritto e a far capire che, nel tennis argentino, adesso c’è anche lui. Dall’altra parte, è meno sorpresa Arthur Fils. Non inganni, ancora una volta, il numero 21 del seeding: il francese è stato a lungo fermo nel 2025, e adesso sta iniziando di nuovo il percorso verso quella top 10 che, probabilmente, senza l’infortunio del Roland Garros sarebbe stato in grado di raggiungere. Le belle vittorie su Lehecka e de Minaur confermano che in questo torneo anche lui è da tenere d’occhio davvero molto seriamente.

Tra le donne si gioca nella parte bassa dei quarti, e la vittoria di stanotte della ceca Sara Bejlek su Aryna Sabalenka ha creato una situazione nella quale, ora, l’osservata speciale è Elena Rybakina. Se la kazaka nativa di Mosca supererà Iga Swiatek e poi la vincitrice del derby americano tra Amanda Anisimova e Jessica Pegula, a quel punto sarà numero 1 del mondo a prescindere dal risultato della finale. Com’è però possibile notare dai nomi, si tratta di due vere supersfide. Una, Swiatek-Rybakina, gioca tutta su quello che per metà è un contrasto di stili: tante possibili soluzioni di qualsiasi tipo da parte della polacca, spinta feroce da parte della kazaka che non è seconda a nessuna quando deve liberare il dritto, e di solito lo fa con eccellenti risultati. Un discorso non troppo dissimile si può fare per Anisimova e Pegula, anche se qui i valori tecnici sono un po’ diversi, se non altro perché c’è la versione muro della numero 3 del seeding da tenere presente. In ogni caso, sono quarti di livello davvero altissimo, e non si può certamente dire che quest’era della WTA non sia interessante.

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