Nuoto

Europei nuoto 2026: Simone Cerasuolo cerca conferme nei 50 e una nuova dimensione anche nei 100 rana

Enrico Spada

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Simone Cerasuolo / LaPresse

Nello sport e di cnseguenza nel nuoto,ci sono momenti che possono cambiare una carriera. Per Simone Cerasuolo il punto di svolta ha un luogo e una data ben precisi: i Mondiali di Singapore 2025. Il titolo iridato conquistato nei 50 rana non gli ha regalato soltanto la medaglia più prestigiosa della carriera, ma ha rappresentato la definitiva consacrazione di un atleta che per anni era stato considerato uno dei migliori specialisti della distanza breve senza però riuscire a compiere il salto definitivo. Da quel giorno il romagnolo ha acquisito una nuova consapevolezza e i risultati ottenuti negli ultimi dodici mesi raccontano la crescita di un campione ormai entrato stabilmente nell’élite mondiale della rana.

L’aspetto forse più significativo è che Cerasuolo non si è accontentato del titolo mondiale. Spesso una vittoria così importante può rappresentare un punto d’arrivo; nel suo caso è diventata invece il punto di partenza. Dopo Singapore è rimasto costantemente su livelli elevatissimi, confermando di aver acquisito una continuità che in passato gli era talvolta mancata. La vittoria agli Europei in vasca corta ha ulteriormente rafforzato il suo status internazionale, dimostrando come il successo iridato non fosse stato un episodio isolato ma il frutto di un percorso tecnico costruito con pazienza e metodo.

Il vero salto di qualità, però, è arrivato nella stagione 2026. Agli Assoluti di Riccione il ventitreenne romagnolo ha sorpreso tutti imponendosi anche nei 100 rana con uno straordinario 58″82, tempo che rappresenta ancora oggi la migliore prestazione europea dell’anno e il quarto crono mondiale stagionale. Un risultato che ha certificato la riuscita di un progetto inseguito da tempo insieme al proprio allenatore: trasformarsi da specialista puro dei 50 rana in un atleta competitivo anche sulla distanza olimpica. Il lavoro per ampliare il proprio raggio d’azione era iniziato già da qualche stagione, ma nel 2026 è arrivata la definitiva maturazione. Oggi Cerasuolo non è più soltanto uno dei migliori interpreti mondiali della gara sprint, ma un ranista completo, capace di gestire con efficacia anche la seconda vasca dei 100 metri. Un’evoluzione che aumenta enormemente il suo peso specifico all’interno della Nazionale italiana e che gli consente di affrontare gli Europei di Parigi con ambizioni importanti su entrambe le distanze.

Anche il Sette Colli ha confermato l’eccellente stato di salute dell’azzurro. Nei 50 rana ha nuotato con grande solidità, dimostrando di essere già competitivo in una fase della stagione nella quale il lavoro era ancora orientato verso il picco di forma previsto per la rassegna continentale. Più che il tempo, hanno impressionato la facilità di nuotata e la capacità di mantenere altissimo il livello prestativo anche a distanza di mesi dal titolo mondiale.

Nei 50 rana Simone Cerasuolo si presenterà dunque come l’uomo da battere. Il suo 26″51, ottenuto a Riccione, rappresenta il quarto tempo mondiale stagionale, ma soprattutto uno dei migliori riferimenti europei del 2026. La concorrenza, comunque, sarà di altissimo livello. Il rivale più accreditato appare il tedesco Melvin Imoudu, autore di 26″57, ma attenzione anche al “sempreverde” britannico Adam Peaty, tornato competitivo con 26″64, all’olandese Koen de Groot (26″68), al connazionale Ludovico Viberti (26″69), al turco Emre Sakci (26″71), al bielorusso Ilya Shymanovich (26″82, se ammesso alla competizione con status neutrale) e all’irlandese Jack Kelly (26″84). Una finale che potrebbe risolversi in appena uno o due decimi e nella quale partenza e primi quindici metri saranno determinanti.

Se nei 50 rana parte con i favori del pronostico, nei 100 rana il quadro si fa ancora più interessante. Il 58″82 nuotato agli Assoluti lo colloca al quarto posto della graduatoria mondiale e al primo tra gli europei, un dato che certifica quanto sia cresciuto anche sulla distanza olimpica. Il principale avversario continentale sarà con ogni probabilità Adam Peaty, tornato sotto il muro dei 59 secondi con 58″97, ma attenzione anche al tedesco Melvin Imoudu (59″33), al britannico Filip Nowacki (59″34), all’olandese Caspar Corbeau (59″37) e al francese Carl Aitkaci (59″43), tutti atleti che hanno dimostrato di poter lottare per le medaglie. Senza dimenticare la concorrenza interna rappresentata da Nicolò Martinenghi, Ludovico Viberti e dall’intero movimento italiano della rana, oggi probabilmente il più competitivo d’Europa.

L’aspetto che colpisce maggiormente è proprio la trasformazione tecnica di Cerasuolo. Fino a pochi mesi fa il suo nome era legato quasi esclusivamente ai 50 rana, una gara nella quale esplosività e frequenza rappresentavano le sue qualità principali. Oggi, invece, il romagnolo ha imparato a distribuire meglio lo sforzo, mantenendo efficienza e velocità anche nella seconda parte dei 100 metri. È un cambiamento che apre prospettive molto interessanti anche in vista dei prossimi grandi appuntamenti internazionali.

Per il campione del mondo gli Europei di Parigi rappresentano quindi molto più di una semplice occasione per aggiungere altre medaglie al proprio palmarès. Sono il banco di prova ideale per dimostrare che il trionfo di Singapore non è stato un exploit isolato, ma l’inizio di una nuova fase della carriera. Nei 50 rana parte con i galloni del favorito, nei 100 può invece misurare definitivamente la propria crescita contro i migliori specialisti del continente. Se riuscirà a confermare quanto mostrato negli ultimi dodici mesi, Simone Cerasuolo potrà lasciare Parigi non soltanto con nuove medaglie al collo, ma con la consapevolezza di essere diventato uno dei riferimenti assoluti della rana europea e mondiale.

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