Calcio
Calcio femminile, argento per le azzurre ai Giochi del Mediterraneo: successo netto del Portogallo
Il Portogallo conquista l’oro nel torneo di calcio femminile dei Giochi del Mediterraneo di Taranto, superando l’Italia con un netto 4-0 nella finale dello Stadio Iacovone. Un risultato che, per dimensioni, appare forse più severo rispetto alla produzione offensiva complessiva delle azzurre, ma che premia la maggiore efficacia della formazione lusitana nelle due fasi di gioco.
L’Italia ha costruito con maggiore continuità, ma ha faticato a trasformare il possesso in occasioni realmente pulite e, soprattutto, ha mostrato evidenti difficoltà nella fase di non possesso, nelle letture preventive e nella gestione delle transizioni negative. Il Portogallo, invece, ha interpretato la partita con maggiore equilibrio tattico, abbassandosi con ordine e attaccando con grande puntualità gli spazi lasciati dalle avversarie.
Fin dalle prime battute è emerso un piano partita piuttosto definito. L’Italia di Priscilla Del Prete ha cercato di assumere il controllo del possesso, affidandosi a una costruzione ragionata e a una maggiore occupazione della metà campo offensiva. Il Portogallo di Juan Manuel Matos Paisana ha invece optato per un atteggiamento più attendista, cercando di chiudere le linee di passaggio centrali e di proteggere la zona antistante l’area di rigore per poi attaccare rapidamente in transizione.
È stato proprio il differente rendimento nelle due fasi a determinare l’andamento della finale. L’Italia ha avuto difficoltà a consolidare il possesso nella trequarti avversaria e, quando ha perso palla, non è riuscita a esercitare una pressione immediata ed efficace sulla portatrice lusitana. Il Portogallo ha così trovato con continuità campo per risalire, sfruttando soprattutto la scarsa reattività delle azzurre nella fase di riaggressione. A questo si sono aggiunte alcune imprecisioni nella prima costruzione, che hanno consentito alle lusitane di recuperare palloni in zone già avanzate.
Il primo gol, arrivato al 6’ con Maria Rita Barbosa Oliveira, ha indirizzato immediatamente la gara. L’Italia ha continuato a proporre gioco, ma senza riuscire a modificare il meccanismo difensivo delle avversarie. Il Portogallo è rimasto compatto tra le linee, riducendo gli spazi di ricezione e obbligando le azzurre a sviluppare le azioni prevalentemente in ampiezza. Quando l’Italia ha provato ad accelerare centralmente, la densità portoghese ha spesso impedito di trovare ricezioni pulite tra le linee.
La seconda rete di Matilde Goncalves Matos al 15’ ha ulteriormente evidenziato le difficoltà italiane nella gestione delle transizioni. Con il passare dei minuti, il Portogallo ha acquisito sempre maggiore fiducia, mentre le azzurre hanno iniziato a forzare alcune giocate, aumentando il numero degli errori tecnici in uscita. La terza rete, ancora di Barbosa Oliveira al 26’, ha fotografato perfettamente l’efficacia lusitana: tre conclusioni nello specchio e tre gol. Una percentuale che racconta meglio di qualsiasi altro dato la differenza di concretezza tra le due squadre.
L’Italia, pur sotto di tre reti, non ha rinunciato alla propria idea di gioco. Le azzurre hanno continuato a occupare stabilmente la metà campo offensiva e hanno costruito alcune situazioni interessanti, arrivando anche a sfiorare il gol. È però mancata la qualità nell’ultima giocata: tempi di inserimento non sempre sincronizzati, scelte affrettate negli ultimi metri e una gestione poco lucida delle situazioni di rifinitura hanno impedito di riaprire la partita. Il problema, dunque, non è stato soltanto quantitativo, ma soprattutto qualitativo: il possesso italiano non ha prodotto un numero sufficiente di occasioni ad alta percentuale realizzativa.
Nella ripresa il copione non è sostanzialmente cambiato. L’Italia ha continuato a spingere, aumentando il baricentro e cercando di occupare con maggiore continuità la trequarti portoghese. La formazione lusitana, però, ha continuato a difendere in maniera compatta, lasciando alle azzurre il controllo territoriale e concentrandosi sulla protezione della propria area e sulle ripartenze.
La quarta rete è arrivata ancora una volta da una situazione di transizione e da un errore tecnico nella costruzione italiana. Un rinvio sbagliato della retroguardia ha consegnato il pallone a Raquel De Matos Vitorino, che dal limite dell’area ha potuto calciare in diagonale trovando la rete. Un episodio emblematico delle difficoltà dell’Italia nella gestione del possesso sotto pressione e, più in generale, nella prevenzione delle ripartenze avversarie.
Sul 4-0, la partita ha assunto una fisionomia ancora più netta: Italia alta e propositiva, Portogallo raccolto e pronto a chiudere gli spazi. Le azzurre hanno continuato a cercare almeno il gol della bandiera, ma senza riuscire a trovare la necessaria precisione negli ultimi 20 metri. Il Portogallo ha invece gestito con ordine il vantaggio, confermando una maggiore maturità nella lettura dei momenti della gara.
Il 4-0 finale premia quindi una squadra lusitana più equilibrata e soprattutto più efficace nella relazione tra fase difensiva e fase offensiva. L’Italia ha mostrato una buona disponibilità a costruire e a mantenere il controllo territoriale, ma ha pagato a caro prezzo le difficoltà nella riaggressione, alcune letture difensive non ottimali e una scarsa incisività negli ultimi metri. La medaglia d’argento rappresenta il risultato finale di una spedizione positiva, ma la finale ha evidenziato con chiarezza il margine di crescita delle azzurre soprattutto nella gestione delle transizioni e nella capacità di trasformare il dominio territoriale in effettiva produzione offensiva.