Atletica
Stefano Mei: “Sbancata Birmingham come in un thriller. La prossima Nazionale sarà ancora più forte”
Con un lungo reel pubblicato su Facebook, il presidente della FIDAL, Stefano Mei, ha tracciato un bilancio finale sugli Europei senior 2026 di atletica leggera, andati in scena la scorsa settimana a Birmingham, in Gran Bretagna, nei quali l’Italia ha vinto il medagliere e la classifica a punti.
I successi nonostante le difficoltà incontrate: “Per l’ennesima volta siamo qui a sorprenderci per quello che i ragazzi hanno saputo fare anche in questa trasferta, che rispetto a tante altre era molto più difficile, perché venivamo dall’edizione degli Europei in casa con 24 medaglie e trionfo totale su tutti gli aspetti organizzativi e risultati di successo, quindi confermarsi era estremamente difficile. Pronti, via, abbiamo perduto due pezzi da novanta come Marcell Jacobs, che avrebbe vinto, come si dice in gergo, fumando la sigaretta i suoi 100 metri, con Mattia Furlani che con i problemi che ha avuto nell’ultimo periodo chiaramente non ha potuto dare il suo contributo“.
Il trionfo nel medagliere all’ultima gara: “Ciò nonostante, come in un sogno che diventa realtà, siamo arrivati all’ultima gara in pareggio con le medaglie d’oro con i britannici ma soccombenti come medaglie d’argento, quindi per quanto riguarda la vittoria finale nel medagliere, dato che la classifica a punti era già in sicurezza. Siamo arrivati alla staffetta del miglio maschile da dentro o fuori, noi avremmo dovuto battere la Gran Bretagna, possibilmente arrivando primi o secondi, come nei migliori film thriller abbiamo sbancato Birmingham nella loro distanza, nella staffetta del miglio, riuscendo a portare a casa il medagliere. Poco prima Larissa Iapichino aveva vinto per un centimetro sull’inglese, invece nella 4×400 Lorenzo Benati ha portato a casa la vittoria per 3 centesimi“.
Le motivazioni dietro questo successo: “Parto dalla fine perché questa Nazionale non muore mai, la Nazionale che, quando abbiamo riunito, ho trovato assolutamente determinata, avvelenata quasi, perché voleva dimostrare che Roma e tutto quello che è successo in queste sei stagioni non è stato un caso, non è stato frutto della fortuna, della casualità, ma è stato un lavoro certosino, prima fatto sui campi di periferia dai tecnici, dalle strutture societarie, che hanno plasmato questi fantastici ragazzi, e poi per quello che potevamo fare noi al centro, in Federazione, l’investimento, l’attenzione, come ha detto capitan Tamberi l’altra sera, l’attenzione che va oltre le risorse economiche, perché far sentire l’atleta al centro del progetto, a prescindere dalla sua forza, e chiaro che con Tamberi è semplice, ma portare 130 ragazzi, di cui sai già che più della metà non potrà, non solo andare in finale, non passare il proprio turno, è sintomatico di una volontà di riconoscere gli sforzi che tutti i giorni questi ragazzi fanno insieme a loro i tecnici personali sul territorio, le società che, come ho detto prima, li crescono plasmandoli, tutto sommato“.
Le sfide per il prossimo futuro: “La Federazione cerca di fare meno danni possibili, ed è quello che stiamo cercando di fare da sei anni a questa parte, cinque anni e sei stagioni, stiamo cercando di mettere ragazzi straordinariamente forti, straordinariamente performanti, nelle condizioni migliori per fare il massimo, e io alla fine sono felice di quello. Non mi interessano i titoli sui giornali, non interessa che si pensi che siamo i più bravi di tutti, parlo della dirigenza, io voglio che i ragazzi siano contenti di come stiamo trattandoli e siano contenti di come stiamo cercando di dare a tutti una possibilità, e siano contenti di avere la Nazionale più forte di sempre, perché questa è la Nazionale più forte di sempre, più forte di Roma, più forte di Tokyo 2021, più forte di Tokyo 2025, e, vi dico una cosa, il prossimo anno, la prossima Nazionale, sarà ancora più forte di questa, e questa è una promessa. Un abbraccio a tutti“.