Nuoto
Alessandra Mao e una gestione discutibile: tre turni in un giorno a 15 anni
Forse un po’ troppo? La prima giornata degli Europei 2026 di nuoto è andata in archivio e, tra gli spunti di maggiore interesse, cera sicuramente l’impiego di Alessandra Mao. La giovane veneta, classe 2011, arrivava a questo appuntamento al termine di una stagione particolarmente intensa, segnata dalla rincorsa alla qualificazione continentale e dalla partecipazione agli Europei juniores. Un percorso che, inevitabilmente, ha richiesto energie fisiche e mentali importanti.
Il programma della prima giornata, del resto, non le ha concesso tregua. Mao è scesa in vasca nelle batterie dei 100 stile libero, distanza nella quale è campionessa d’Europa giovanile, per poi essere schierata nella staffetta 4×200 stile libero. Una frazione chiusa in evidente debito d’ossigeno, a testimonianza dello sforzo richiesto in una giornata già particolarmente impegnativa.
Eppure, nella finale della 4×200, i selezionatori hanno deciso di puntare nuovamente su di lei, affidandole la prima frazione. Una scelta evidentemente legata anche alla volontà di sfruttare la carica emotiva che un appuntamento di questo livello può trasmettere a un’atleta così giovane, oggettivamente poi col miglior tempo tra le azzurre come crono d’accredito.
Mao ha tenuto il passo nelle prime due vasche, prima di accusare un calo significativo nella seconda parte della prova. Il tempo finale, 1’59” al tocco, è risultato piuttosto distante dai suoi migliori riferimenti cronometrici.
Non si tratta, naturalmente, di mettere sotto esame una quindicenne alla sua prima esperienza internazionale a questo livello. Al contrario, una giornata del genere rappresenta soprattutto un’importante occasione di crescita. Resta però una domanda: considerando il carico di lavoro già sostenuto e la necessità di affrontare anche la staffetta, l’impiego di Mao nei 100 stile libero individuali potrebbe essere stato un azzardo?
Una valutazione che, più che sul risultato di oggi, dovrà necessariamente tenere conto della gestione complessiva di una stagione particolarmente lunga e impegnativa per un’atleta ancora giovanissima.