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Wimbledon 2026: Jannik Sinner, ancora Djokovic sulla strada della finale. Fery-Zverev, la semifinale improbabile

Federico Rossini

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Jannik Sinner / LaPresse

Con la storia e per la storia. Jannik Sinner cerca di tornare in finale a Wimbledon, ma per farlo dovrà superare Novak Djokovic. 365 giorni dopo, è il remake del penultimo atto del 2025, nel qual caso fu il numero 1 al mondo a prevalere per 6-3 6-3 6-4. Le condizioni di quest’occasione, però, avranno tutto di diverso per molteplici motivi. Ragioni delle quali si è parlato, in un senso o nell’altro, forse a sproposito in determinati casi: vediamo di fare ordine.

Sinner, nel torneo, dopo i due set persi all’esordio con il serbo Miomir Kecmanovic non ha più ceduto alcun parziale. Diversamente, Djokovic ha perso cinque set, contro il cinese Yibing Wu, il francese Arthur Rinderknech, il russo Roman Safiullin e il canadese Felix Auger-Aliassime. Va detto, però, che non si è ancora mai trovato in svantaggio nei parziali, dato che ha perso il secondo set con Wu, il terzo con Rinderknech e Safiullin e, infine, secondo e quarto con Auger-Aliassime. Diversamente, Sinner si è trovato per due volte a dover rimontare Kecmanovic. Tutto questo porta all’ultima, naturale cosa da dire: Sinner è stato in campo 13 ore e 16 minuti, Djokovic 16 e 32, cioè oltre tre ore in più. Che non sono decisamente poche.

Si tratta della sesta volta di Sinner e Djokovic in semifinale l’uno contro l’altro: raggiunti in questo senso Djokovic-Nadal (2-4), Edberg-Lendl (3-3) e Murray-Nadal (1-5) a livello di Era Open; più confronti solo nelle sfide Connors-McEnroe (7, 2-5) e Djokovic-Federer (11, 7-4). Ed è anche il quarto confronto a Wimbledon: nei quarti del 2022 Djokovic rimontò due set, in semifinale nel 2023 il serbo vince per tre set a zero (ma Jannik fu sempre attaccato) e, infine, nel 2025 è arrivato il successo dell’italiano già citato. Si tratta della seconda coppia di giocatrici che, in Era Open, si affronta tre volte in semifinale (precedente Rafter-Agassi, addirittura tre volte di fila tra il 1999 e il 2001). Sinner, prima degli ultimi Australian Open, veniva da cinque vittorie di fila contro Djokovic. E, al di là di ogni considerazione, non può non essere dato per favorito per minor tempo speso in campo e grande capacità di fare affidamento su servizio e concentrazione altissima nei momenti più importanti, in breve quello che in inglese si chiama “clutch”. Un’abilità storica già di Djokovic, che però Jannik ormai ben conosce. E, in una mossa inusuale, questa sfida sarà la seconda semifinale di oggi a dispetto del fatto che i due hanno giocato martedì i rispettivi quarti.

Per conseguenza, la prima semifinale è quella delle sorprese, in certa misura. Da una parte Alexander Zverev, il tedesco che tutti hanno dato per favorito della parte bassa, ma contemporaneamente mai era giunto in semifinale ai Championships. E invece, per quest’anno, c’è ancora la possibilità del bis riuscito in precedenza ad Alcaraz, Djokovic, Nadal, Federer per citare gli ultimi in tal senso. Dall’altra Arthur Fery, la più improbabile delle storie, il britannico che è diventato il primo con wild card a giocare il penultimo atto da Goran Ivanisevic nel 2001. Una storia che tutto il Regno Unito ha abbracciato, dal quinto set sul Court 18 contro il belga Zizou Bergs all’altro con Grigor Dimitrov che ha spezzato forse l’ultimo sogno del bulgaro. E fino, purtroppo per i colori italiani, alla combinazione di una giornata sì sua e una no di Flavio Cobolli.

Ovviamente non c’è nessun precedente tra i due, ed è Zverev ad avere il ruolo dello strafavorito, quello che non ha avuto in larghissima parte delle occasioni in cui è arrivato al penultimo atto. Il nativo di Amburgo è il quinto tedesco, dopo Boris Becker, Michael Stich, Rainer Schuettler e Tommy Haas, a giocare la semifinale ai Championships, che al Paese mancava da 17 anni. Dal canto suo, Fery potrebbe diventare la seconda wild card dopo Ivanisevic a raggiungere la finale sull’erba più nota al mondo. Soltanto in quattro finora hanno raggiunto una finale da fuori dai 100 ATP: Ken Rosewall (Wimbledon 1974, ma parliamo di un giocatore straordinario che non valeva minimamente il 109° posto)), Mark Edmondson (Australian Open 1976, che vinse da 212 del mondo e poi ebbe una dignitosissima carriera), John Marks (Australian Open 1978, 177) e ovviamente Ivanisevic. Nessuno è mai riuscito a raggiungere la prima finale sul circuito maggiore a Wimbledon (ma in otto ce l’hanno fatta in uno Slam), ma in qualunque caso, comunque andrà, Fery resterà la grande storia del torneo.

La chiosa finale va doverosamente al discorso televisivo: per la prima volta dal 1992 un match di singolare non di finale di Wimbledon viene trasmesso in chiaro dalla televisione italiana, in questo caso per Sinner-Djokovic Tv8 (cioè là dove Sky ha deciso di portare il match in chiaro). Un fatto che, in linea di continuità, fa il paio sia con le scelte di Nove per Australian Open e Roland Garros che con una parte del trattamento di Sky verso il tennis nel 2026, in cui diversi incontri (Roma a parte) sono andati in tv in chiaro in diretta o in differita, a prescindere dalle questioni legislative che sono diversamente regolate. In Serbia la sfida sarà irradiata da RTS 2, il secondo canale della tv di Stato, che ormai da numerosi anni segue da vicino Djokovic e non solo.

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