Tennis
Volandri incoraggia Sinner: “I campioni alzano l’asticella nel momento della verità. Non mi fido di Djokovic”
Jannik Sinner si prepara a sfidare Novak Djokovic nella semifinale del torneo di Wimbledon, mentre Flavio Cobolli esce nei quarti di finale contro l’idolo di casa Arthur Fery. Filippo Volandri, capitano dell’Italia di Coppa Davis, ha fotografato, ai microfoni di Sky Sport, il momento dell’italiano e del serbo e ha analizzato la prestazione del giocatore romano.
Su Sinner: “Ha bisogno di migliorare ancora un po’ per essere come vorrebbe sentirsi competitivo in una semifinale o in una finale Slam. È in semifinale con grosso margine di miglioramento, e non è poco. Arriva a giocarsi questo Wimbledon in modo diverso dal solito uscendo prima del previsto a Parigi e senza giocare alcun torneo sull’erba, superfice su cui del tempo lo devi passare. Vedi come se fosse meno abituato a stare lì sopra, come se si fidi ancora troppo poco dei propri appoggi nel trasferimento del peso. Ogni volta che i campioni arrivano nel momento della verità alzano l’asticella”.
Su Cobolli: “Flavio ha giocato una partita particolare. Aveva aspettativa più alta rispetto alle altre partite e forse qualcosa si è incastrato. Ha provato a lottare perché ci ha provato, non siamo riusciti ad arrivare in lotta, fase in cui dove Flavio dà sempre il meglio di sé. Ci siamo sempre fermati un passetto sotto. Era oggettivamente più nervoso, era meno potente nei colpi da fondo, ma soprattutto con i piedi e sappiamo quanto lui prenda energia da questi due aspetti e la partita è andata come è andata. Dall’altra parte bisogna dare merito ad un giocatore che, numeri alla mano e per come la partita è andata, ha giocato meglio e ha vinto con merito”.
Su Djokovic: “È straordinario, ma io ormai, conoscendolo da tanto tempo, ho sempre detto che ho imparato a non fidarmi di lui perché anche quando era più giovane di ora, magari faticava nei primi turni, si diceva se gioca così non arriva in fondo e poi arrivava sempre fino in fondo e vinceva lui il torneo. Dall’altra parte la stessa cosa, è il DNA del campione che, come nella partita con Aliassime, quando arriva lì migliora rispetto a giocatori importanti come Aliassime che qualcosa ti concedono”.