Tennis
Vagnozzi torna sul malessere di Sinner a Parigi: “Tante piccole cause, non è un automa”
Simone Vagnozzi, coach di Jannik Sinner, ha rilasciato una lunga e interessante intervista a Walter Veltroni sulle pagine del Corriere della Sera. Numerosi i temi affrontati dall’allenatore del numero uno del mondo: la conoscenza, i primi approcci e tutto il lavoro che è stato svolto e condiviso in questi anni.
Sulle cause del malessere di Parigi: “Non penso ci sia una sola causa, sono tante piccole cose che messe insieme possono determinare questi piccoli crolli, ma ricordiamoci che sono stati quattro negli ultimi cinque anni. Questi ragazzi non sono automi. Il caldo, la stanchezza, la tensione possono combinarsi. A Parigi c’era una temperatura proibitiva e lui era arrivato lì con un significativo stress fisico e mentale. Insomma, non c’è un singolo fattore, in quel caso sarebbe più facile per noi correggerlo. Dobbiamo convivere con questi episodi, lavorando per evitarli”.
Sulla capacità di dimostrare con costanza di voler essere il più forte: “Questo tipo di giocatori si sente sempre più forte degli altri e quindi deve dimostrarlo. Questo fornisce la forza di reagire sempre, di non arrendersi anche quando sei sotto di brutto. Jannik, anche in questo, è speciale. Dice a sé stesso: io mi sto sacrificando tantissimo, sto rinunciando alla mia gioventù per questo gioco e non posso sicuramente mollare”.
Sulle sconfitte che possono aiutare a migliorare il percorso di un fuoriclasse: “Le sconfitte non sono tutte uguali. Ci sono quelle che ti aiutano a migliorare. Quando perdemmo con Alcaraz a New York ci siamo messi lì a cambiare il movimento del servizio e a sistemare aspetti tecnici. Il giocatore che perde, se è intelligente, è più disposto a lavorare per correggersi. Specie se vuole diventare o restare il numero uno del mondo”.