Scherma
Scherma, l’Italia torna grande ad Hong Kong ed il futuro sarà ancora azzurro
Ad Hong Kong si è appena chiuso un Mondiale da incorniciare per la scherma azzurra. Una settimana da sogno per l’Italia, che è tornata nuovamente a vincere il medagliere della rassegna iridata proprio come nel 2023 a Milano e sempre vincendo otto medaglie. Una supremazia schiacciante rispetto al resto del mondo davvero schiacciante, perché nessuna delle altre nazioni è riuscita a vincere più di un oro in questi Mondiali e dietro l’Italia sono stati la Corea del Sud ed il Giappone (senza ori però), a centrare il maggior numero di piazzamenti sul podio, la metà di quelli italiani.
Sono numeri straordinari perché ancora una volta la scherma ha dimostrato quanto sia diventata globale, con ben nove nazioni che hanno vinto un oro e con altre come il già citato Giappone, la Cina, i padroni di casa di Hong Kong, l’Ucraina e soprattutto gli Stati Uniti che non sono riusciti a salire una sola volta sul gradino più alto del podio. Tutto questo fa capire il valore di questa spedizione mondiale per l’Italia, che è tornata grande dopo un ultimo biennio dove qualcosa era sicuramente mancato tra Olimpiadi e Mondiali.
Non c’è alcun dubbio che il fioretto ha recitato ancora una volta il ruolo del protagonista assoluto. In campo femminile una supremazia schiacciante, con Martina Favaretto capace di mettersi al collo due medaglie d’oro. Questo è anche il Mondiale di Arianna Errigo, semplicemente eterna a 38 anni, argento individuale come un mese fa agli Europei e poi trascinatrice nella prova a squadre, cambiando completamente l’inerzia della sfida con le americane. Anna Cristino e Martina Batini, uscite nei quarti nell’individuale, completano un quartetto da sogno e che davvero ha dominato tutta la stagione, compresa la Coppa del Mondo.
A livello maschile resta la conferma d’oro della squadra, al termine di una finale emozionante contro Hong Kong, con una rimonta incredibile e con quell’ultima stoccata di Guillaume Bianchi da mostrare più e più volte per la sua bellezza. Una prova a squadra che ha visto il riscatto di Tommaso Marini dopo una stagione complicata e la conferma del giovane Tommaso Martini e soprattutto di un Filippo Macchi, che ha steccato solamente la finale individuale in un assalto mai davvero cominciato. Intanto però il toscano completa il suo palmares di medaglie individuali dopo quelle prese anche ad Europei e Olimpiadi.
Poteva essere un Mondiale forse irripetibile se le ultime stoccate delle finali di Giulia Rizzi e Davide Di Veroli fossero andate diversamente. Alla fine sono arrivati due argenti, che sicuramente hanno dentro anche un po’ di delusione per l’epilogo, ma che sono comunque due medaglie pesantissime in un contesto sempre equilibratissimo come quello della spada. Se poi Di Veroli ha vissuto una giornata no con i compagni nella prova a squadre, diverso totalmente per Rizzi che insieme ad Alberta Santuccio, Rossella Fiamingo e l’esordiente Gaia Caforio ha vinto quella medaglia d’oro che mancava all’Italia addirittura dal 2009.
Non è stato sicuramente il Campionato del Mondo della sciabola. Gli uomini hanno steccato sia individualmente sia come squadra, ma c’è comunque il margine per crescere e migliorare ancora essendo giovani. In campo femminile resta il rimpianto per quel 45-44 contro la Francia, con un’impresa sfiorata e che avrebbe probabilmente lanciato le azzurre verso una clamorosa medaglia.
Una come Martina Favaretto ha solo 24 anni ed è proprio il simbolo di come la scherma italiana abbia ancora un grande futuro. Sono tanti i giovani che comunque hanno vissuto questo Mondiale, che hanno vinto, perso, gioito e sofferto, ma soprattutto hanno fatto esperienza. Alcuni veterani resteranno sempre e saranno anche spesso il collante di una nazionale azzurra che davvero sembra aver intrapreso la strada giusta, che ha ovviamente come traguardo quello di Los Angeles 2028.