Ciclismo
Scaroni: “Con Pogacar ed Evenepoel è difficile pensare di vincere. Ho fatto la gavetta, oggi tanti giovani si perdono”
Dopo il ritiro durante la 14ª tappa del Giro d’Italia, la Aosta-Pila, Christian Scaroni è tornato alle corse nel weekend, conquistando il quarto posto alla Clásica Villafranca de Ordizia e il terzo gradino del podio alla Clásica Castilla y León. Con il portacolori della XDS Astana Team abbiamo fatto il punto sulla prima parte di stagione, che lo ha visto grande protagonista, e rivolto lo sguardo verso i prossimi obiettivi, con la speranza di rivederlo presto a braccia alzate.
Dopo il ritiro al Giro, com’è andato il rientro alle corse? Quali sono state le sensazioni?
“Le sensazioni sono state positive. Non sapevo bene cosa aspettarmi, perché dopo il ritiro al Giro ho avuto qualche problema di salute e continuavo ad avvertire dolore alla spalla in seguito alla caduta nella tappa di Chiavari. È stato un po’ come ripartire da zero. Ho trascorso quasi venti giorni in altura sul Pordoi, prima di tornare a gareggiare. Non sono ancora al massimo della condizione, ma la seconda parte di stagione è lunga e ci sono tanti obiettivi importanti, soprattutto a settembre.”
Hai iniziato la stagione molto forte, con le vittorie in Spagna e al Tour of Oman, oltre all’ottavo posto alla Liegi-Bastogne-Liegi. Pensi di aver compiuto un ulteriore salto di qualità rispetto agli anni scorsi?
“Sì, già dalle prime gare ho dimostrato di essere competitivo. Ora arriveranno appuntamenti molto importanti, nei quali dovrò confermare di aver fatto un ulteriore passo avanti. Spero di riuscire a esprimermi al meglio e continuare a crescere.”
Credi di poter conquistare una vittoria di grande prestigio oppure, in quest’epoca dominata dai fenomeni, si corre soprattutto per i piazzamenti?
“Quando c’è Pogacar al via è davvero difficile pensare di vincere. Se poi ci sono anche corridori come Evenepoel, il livello si alza ulteriormente e diventa complicato andare oltre il piazzamento. Noi, però, come squadra cerchiamo sempre di ottenere il miglior risultato possibile e di cogliere ogni occasione.”
Come proseguirà la tua stagione?
“Disputerò San Sebastián, poi il Tour de Pologne, che rappresenta uno dei miei principali obiettivi, e successivamente le classiche italiane della prima metà di settembre, prima di una possibile partecipazione in maglia azzurra a Mondiali ed Europei.”
Hai già parlato con il ct. Amadio? Mondiali ed Europei sono tra i tuoi obiettivi?
“Sì, ci siamo confrontati più volte. Sono nella long list per entrambe le corse, ma la convocazione bisogna meritarsela sul campo. Cercherò di arrivare nella miglior condizione possibile per farmi trovare pronto.”
Lo scorso anno agli Europei hai chiuso quarto alle spalle di Pogacar, Evenepoel e Seixas. È stata la miglior prestazione della tua carriera?
“A livello di prestazione pura credo di aver disputato altre gare di altissimo livello negli ultimi due anni. Dal punto di vista del prestigio, però, quel quarto posto agli Europei è sicuramente il risultato più importante della mia carriera. Mi ha dato ancora più fiducia e consapevolezza dei miei mezzi.”
A ottobre compirai 29 anni. Un tempo questa era considerata l’età ideale per un corridore, mentre oggi si viene già etichettati come veterani. Come ti senti dal punto di vista fisico e mentale?
“Negli ultimi due anni la mia crescita è stata esponenziale. Credo che ogni atleta abbia i propri tempi di maturazione. Nel ciclismo moderno si pretende che i giovani vadano subito fortissimo e questo rischia di far perdere per strada qualche talento. Io sono esploso più tardi e sono cresciuto in un ciclismo in cui si procedeva un passo alla volta, facendo la giusta gavetta. Oggi, invece, sembra ci sia sempre più fretta di bruciare le tappe.”
Hai conquistato dieci vittorie tra i professionisti. Qual è quella che porti maggiormente nel cuore?
“Sotto l’aspetto emotivo direi sicuramente la vittoria di tappa al Giro d’Italia 2025, con arrivo a Brentonico. Se invece penso alla prestazione, scelgo il successo di quest’anno al Tour of Oman, dove sono riuscito a battere corridori del calibro di Yates e Schmid, quest’ultimo saltato durante l’ultima frazione perdendo così la maglia di leader della generale”.
E pensare che, con lo scoppio della guerra in Ucraina, la tua carriera aveva rischiato di interrompersi a causa della vicenda Gazprom…
“Trovarmi senza squadra a metà stagione è stato un momento molto difficile. Ho davvero rischiato di dover smettere di correre, non per scelta mia. Per fortuna, nonostante molti organici fossero già completi, sono riuscito a trovare spazio all’Astana. Mi considero molto fortunato, ma in quei mesi non ho mai perso la speranza.”
Se dovessi scegliere una corsa da vincere entro la fine della carriera, quale sarebbe?
“Molti risponderebbero il Mondiale. Io, in realtà, non ho ancora mai partecipato a una rassegna iridata e già essere al via quest’anno sarebbe un privilegio. Ma se devo parlare di un sogno, allora dico proprio la maglia iridata.”