Rugby

Rugby, la Nuova Zelanda resta l’ultimo baluardo mai sconfitto dall’Italia. Quando (e se…) potrà accadere?

Duccio Fumero

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McKenzie / LaPresse

C’è un’ultima frontiera che il rugby italiano non è ancora riuscito ad abbattere. Nel corso degli ultimi venticinque anni gli azzurri hanno trovato almeno una vittoria contro tutte le grandi potenze dell’emisfero sud e del Sei Nazioni: hanno battuto Australia, Sudafrica, Argentina, Scozia, Galles, Francia, l’Irlanda e perfino l’Inghilterra. L’unica maglia rimasta inviolata è quella nera degli All Blacks. La sfida della Nations Championship ripropone così un confronto che, almeno sulla carta, ha ancora il sapore dell’impossibile, ma che rappresenta anche un banco di misura per capire quanto l’Italia sia davvero cresciuta.

I precedenti raccontano una storia senza appello. La Nuova Zelanda ha sempre vinto, spesso con margini larghissimi, fin dal primo confronto del 1987. In qualche occasione, però, l’Italia è riuscita a restare in partita per lunghi tratti, come nel 2009 a San Siro o nel primo tempo del test di Torino del 2021. Anche l’ultimo incrocio, ai Mondiali del 2023, ha ricordato quanto il divario possa diventare enorme quando gli All Blacks alzano il ritmo: il 96-17 di Lione resta una delle sconfitte più pesanti della storia azzurra e una ferita ancora aperta.

Proprio per questo il momento scelto per affrontare i neozelandesi è tutt’altro che ideale. Sabato scorso l’Italia è uscita ridimensionata dal 27-10 incassato contro il Giappone, una prestazione ricca di errori, poca disciplina e quasi priva di continuità, che ha fatto riemergere dubbi sulla maturità della squadra di Gonzalo Quesada. Più del risultato hanno preoccupato l’atteggiamento e il crollo nella ripresa, aspetti che contro gli All Blacks rischiano di essere puniti con una severità ancora maggiore.

Eppure la domanda resta inevitabile: quando potrà arrivare la prima storica vittoria? Forse non sarà questa volta, contro una Nuova Zelanda che continua a rappresentare uno dei riferimenti assoluti del rugby mondiale. Ma il vero obiettivo dell’Italia è accorciare la distanza, dimostrare di poter competere per ottanta minuti e trasformare una sfida tradizionalmente proibitiva in un confronto credibile. Solo allora l’idea di battere gli All Blacks smetterà di appartenere al mondo dei sogni e diventerà una possibilità concreta, magari ancora lontana, ma finalmente immaginabile.

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