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Novak Djokovic sfiderà Sinner in semifinale a Wimbledon: sconfitto Auger-Aliassime dopo un record di durata

Federico Rossini

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Novak Djokovic / LaPresse

Al 50° quinto set in uno Slam, dopo cinque ore e 15 minuti (la co-seconda partita più lunga della sua vita assieme alla semifinale Nadal di Wimbledon 2018, giocata però su due giorni), Novak Djokovic va per la quindicesima volta in semifinale ai Championships. Dopo una lotta intensissima, sfibrante, infinita, supera il canadese Felix Auger-Aliassime per 7-6(10) 3-6 6-3 6-7(4) 7-6(4). Sarà dunque lui, venerdì, ad affrontare Jannik Sinner, in una sfida che ad oggi non può non ricordare quanto accaduto agli Australian Open, per quanto lì l’attuale numero 1 del mondo ci arrivasse dopo un torneo molto tormentato. Com’è come non è, è ciò che l’organizzazione avrebbe voluto, forse, come finale, ma che si va a infilare nel solco del penultimo atto. Resta, ad ogni modo, da capire se e come il serbo recupererà (pur essendo vero che ci sono due giorni di scarto).

Il match inizia sotto una stella non semplice da individuare per Djokovic, che va più volte in difficoltà nel primo set. In particolare, già nel game d’apertura finisce sotto 15-30, e la stessa cosa si ripete nel quinto, ma in entrambi i casi trova il modo di rimettersi in piedi. Nel sesto game, invece, è Auger-Aliassime a dover cancellare una palla break, facendolo con la discesa a rete a seguire la prima esterna. Sul 4-4 il serbo lamenta un problema a un polpaccio, motivo per cui chiama un medical timeout al cambio di campo. Puntualmente, nel gioco successivo arrivano i due set point a suo favore: Auger-Aliassime serve benissimo e li annulla, poi è lo stesso canadese ad avere una chance e la storia si ripete in modo speculare. Si arriva al tie-break dopo più di un’ora, ed è un tie-break di enorme intensità sia tennistica che emotiva. Si comincia con quattro minibreak fino al 3-3, poi non ce ne sono più. E, al loro posto, arrivano i set point e i punti sul punteggio pari, che passano dagli ace alle prime vincenti agli errori più o meno inspiegabili, fino a due degli ultimi tre di Auger-Aliassime, due dritti che finiscono fuori in maniera una più incredibile dell’altra, e che di fatto consegnano il set a Djokovic: 10-12, un’ora e 22 minuti.

Nel secondo parziale ad Auger-Aliassime, al servizio, per lunghi tratti non si può fondamentalmente dire niente, dal momento che sui primi quattro turni di battuta cede un punto nel primo e nulla nei successivi tre. D’altro canto, i game di servizio di Djokovic si svolgono quasi sempre allo stesso modo: 15 pari, 40-15, 40-30, si ritorna in equilibrio. In questa strana danza dei punteggi, una variabile s’insinua improvvisa nell’ottavo gioco, quando Auger-Aliassime tira un gran rovescio in lungolinea per procurarsi la palla break. Qui il serbo, per forzare la seconda, la manda lunga: doppio fallo e 5-3 per il canadese. Il nono gioco ha tratti certo non drammatici, ma senz’altro ricchi di pathos, con Auger-Aliassime che prima tenta un improbabile tweener sul 30 pari, poi salva la palla break, ne salva una seconda con un punto clamoroso chiuso di rovescio e poi porta a casa il 6-3, dopodiché (tra le rimostranze di Djokovic) viene chiuso il tetto.

Il canadese potrebbe continuare anche la propria serie positiva, dato che ha un’occasione per allungare subito, ma non la sfrutta. Subito dopo arriva il game più sofferto del match, una lotta furiosa da quasi un quarto d’ora in cui Djokovic le prova tutte, ma Auger-Aliassime, dopo tre palle break e tantissimi sforzi, riesce a produrre quanto serve per arrampicarsi sull’1-1. Il set sembra sostanzialmente calmarsi per un po’, ma poco dopo arriva il passaggio a vuoto da parte del numero 3 del seeding, che perde malissimo, e a zero, la battuta nel sesto game. Djokovic semplicemente non chiede di meglio, e riesce a mandare in porto il parziale (anche un po’ più tardi del dovuto, considerando che si trova pure sul 5-2 15-30). Risultato: 6-3.

Nel quarto set Djokovic pare davvero nel segno del fuoco, mentre Auger-Aliassime è sostanzialmente confuso e non riesce ad avere una chiara idea in mente per riuscire a scardinare il gioco del serbo. Risultato: un altro break a zero, con l’ex numero 1 che ormai esalta ogni volta di più il pubblico in quello che è senza dubbio il suo momento migliore. Fase che, però, se ne va molto presto, perché sul 2-1, proprio quando serve spingere, arriva un inatteso momento di blackout: dopo uno splendido punto del canadese arrivano un paio di brutti punti e lo 0-40, seguito da una splendida risposta di Auger-Aliassime con il rovescio che vale il 2-2. Il numero 3 del tabellone, a quel punto, si tranquillizza e riesce a spingere di più, a controllare meglio quello che è possibile tenere sott’occhio. Con un’eccezione: il momento in cui si ritrova sul 6-5 0-30 e Djokovic ha la seconda. Lì il canadese sbaglia una risposta non difficile, e il resto del tempo vede l’ex numero 1 usare tutti i propri mezzi al fine di raggiungere il tie-break. Qui parte meglio il nativo di Montreal, che piazza subito il minibreak, ma lo perde sul 3-1 con una risposta nei piedi di Djokovic. Il serbo non riesce più a rientrare, e anzi, sul secondo set point (6-4) manda la palla in rete: si va al quinto e sono passate le 4 ore.

Il sette volte vincitore, proprio all’inizio del quinto, cerca subito di mettere il proprio marchio sul Centre Court e si procura, in tre distinti momenti, altrettante palle break, sulle quali però Auger-Aliassime non trema e tiene il punto quando, a ogni minuto, rischia pericolosamente di avvicinarsi anche l’ombra del coprifuoco. Un’ombra che, comunque, diventa più lontana col velocizzarsi dei game che portano fino al 4-3 per Djokovic. Il quale, nell’ottavo gioco, passa da 30-0 a 30 pari, solo per vedere Auger-Aliassime giocare servizio e dritto sulla seconda. Poi arriva la conferma del 4-4 e, quasi d’improvviso, ora il canadese si ritrova sullo 0-30. Stavolta è il serbo che si salva, per larga misura servendo bene (sebbene l’errore gratuito del giocatore di Montreal proprio sullo 0-30 pesi). Si viaggia sul filo del rasoio, Auger-Aliassime va sotto 15-30, poi piazza una gran prima, il 29° ace e di nuovo col servizio spedisce tutti all’ultimo (lungo) tie-break.

Subito gran punto per Djokovic, che raggiunge la palla corta di Auger-Aliassime e ne fa una controsmorzata irraggiungibile. Il canadese, però, concede il minibreak sull’1-1 con un rovescio in rete, salvo poi rientrare quasi subito spingendo col dritto sul rovescio del serbo che manda la palla in rete. Neanche il tempo di gioire che Auger-Aliassime affossa la volée di rovescio a metà rete: 2-4. Il colpo è di quelli pesanti, perché i tre scambi successivi (due dei quali davvero duri) sono tutti di Djokovic, che scappa sul 7-3. Di fatto, il serbo diventa una specie di muro non più valicabile, chiude per 10-4 e, cinque minuti prima del coprifuoco, si guadagna la semifinale.

Ha quasi poco senso citare tutta una lunga serie di statistiche, compresa quella dei punti vinti in totale (189-185), ma Auger-Aliassime può recriminare soprattutto per una ragione: quello più in vena di vincenti tirati è lui, con un bilancio di 74-61 contro il 43-47 di Djokovic. Che, con oggi, porta il più lungo match mai disputato a livello di quarti di finale, diventando il secondo più in là con gli anni dopo Ken Rosewall ad andare in semifinale in Era Open. Si tratta della sua 55a semifinale Slam, l’ottava consecutiva (e mai nessuno era arrivato a tanto).

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