Rugby

Nations Championship: l’Italia sfida gli All Blacks per ritrovare se stessa

Duccio Fumero

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Quesada / Federugby via Getty Images

La trasferta più difficile arriva nel momento più delicato. Sabato mattina a Wellington (ore 7.10 italiane) l’Italia affronta la Nuova Zelanda nella seconda giornata della Nations Championship, chiamata a reagire dopo il pesante passo falso all’esordio contro il Giappone. Più che interrompere una serie di 18 sconfitte consecutive contro gli All Blacks, obiettivo che resta proibitivo, gli azzurri cercano risposte sul piano del carattere e della maturità. Tokyo ha lasciato in eredità dubbi, soprattutto per il modo in cui è maturato il ko, tra errori non forzati, palloni persi e una squadra incapace di adattarsi all’intensità degli avversari.

Gonzalo Quesada ha scelto la continuità, limitandosi a tre cambi nel XV iniziale. Tommaso Allan torna a presidiare il ruolo di estremo, Louis Lynagh trova spazio sull’ala e Malik Faissal viene confermato dopo l’ottimo debutto contro il Giappone. Per il resto fiducia alla struttura che negli ultimi mesi aveva permesso all’Italia di battere Inghilterra, Scozia e Australia: la regia affidata a Paolo Garbisi e Stephen Varney, la coppia di centri Brex-Menoncello e una mischia guidata dal capitano Michele Lamaro. Dalla panchina potrebbe invece arrivare l’esordio assoluto del flanker Giulio Marini, ulteriore segnale della volontà del ct di continuare a costruire il gruppo anche attraverso sfide di altissimo livello.

Dall’altra parte David Rennie non si lascia ingannare dalla caduta azzurra di Tokyo. Il commissario tecnico neozelandese ha invitato i suoi a non sottovalutare l’Italia, convinto che quella vista contro il Giappone non rappresenti il reale valore della squadra di Quesada. Gli All Blacks si affidano a Ruben Love in apertura, Damian McKenzie estremo e al capitano Ardie Savea, confermando l’ossatura che ha superato la Francia all’esordio e inserendo in panchina i possibili debuttanti Anton Segner e Josh Moorby. Il piano è chiaro: grande pressione difensiva sulle fasi statiche italiane e maggiore pazienza in attacco, per evitare di concedere agli azzurri quelle situazioni da cui sanno costruire il loro rugby migliore.

La storia, naturalmente, non sorride all’Italia. Gli All Blacks restano l’unica grande nazionale che gli azzurri non sono mai riusciti a battere e il ricordo del 96-17 incassato ai Mondiali del 2023 è ancora vivo. Ma il senso della sfida di Wellington va oltre il risultato. Dopo il brusco risveglio di Tokyo, l’Italia ha bisogno di dimostrare di aver imparato la lezione, ritrovando precisione, umiltà e continuità. Perché contro la Nuova Zelanda si può anche perdere, ma il modo in cui si affrontano gli ottanta minuti dirà molto di più sul percorso della squadra di Quesada di quanto possa raccontare il tabellone finale.

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