Tennis
Monaco: “Sinner fingeva di sentire pericolo con Mochizuki. Sono sicuro che alzerà il livello”
Nuova e ulteriore puntata della versione giornaliera di TennisMania con lo sguardo verso Wimbledon, nonché con i molti tempi dei Championships che avanzano verso la seconda settimana. Sul canale YouTube di OA Sport torna l’appuntamento quotidiano con Dario Puppo, Guido Monaco e Massimiliano Ambesi: qui ritroviamo le parole di un Monaco combattivo, decisamente ricco di spunti su Sinner e non solo.
Monaco inizia con un quadro generale: “Djokovic non è sembrato a se stesso un granché, ha ribadito che non se l’è goduta in campo perché non aveva buone sensazioni e ha riconosciuto il livello alto di Safiullin. Che, all’inizio, dominava: ha perso un primo set allucinante che ha indirizzato la partita, perché dominava e usciva con le accelerazioni in modo notevole. Poi si è disunito, ha vinto il terzo set, ma nel quarto non ha avuto grandi occasioni nonostante Djokovic desse segnali di calo fisico. Non è più riuscito a tenere quel livello che sembrava tenere in modo abbastanza disinvolto. Era lucido, pulito nelle scelte, superiore. Piccolo passo indietro rispetto ai giorni precedenti, ma mi sembra un buon Djokovic. Sugli italiani: se Musetti non si fa male a Melbourne, abbiamo due semifinalisti a Melbourne e due semifinalisti a Parigi. E magari Berrettini con un tabellone diverso… sta mancando Musetti e altri hanno problemi fisici. Negli Slam i nostri stanno facendo faville. Al femminile ho visto poco, compreso un frangente in cui Sabalenka andava fuori giri. Nell’intervista ha molto riconosciuto i meriti dell’altra e invece lei non si è sentita bene sul campo. In quel caso puoi provare a cambiare qualcosina, abbassare il livello del rischio, ma non fa parte del suo modo d’intendere il tennis. D’altronde è una giocatrice che sta concretizzando molto poco negli Slam. Non perdeva da sei anni in due set in uno Slam. Ora diventa una Osaka da corsa, anche se ci sono le altre tra cui Gauff che ha vinto la sua solita partita in rimonta, brutta sporca e cattiva, ma comunque l’ha vinta“.
Un frammento di tennis ceco, una scuola infinita “Muchova ha più match, più condizione, ma c’è un livello di talento enorme. Non sono mancate le prodezze. Spesso è arrivata lontano, ma non è mai riuscita a farcela. Spero che vinca uno Slam. Sappiamo che le ceche, anche meno forti di lei, hanno vinto in passato. E poi c’era Kvitova che era fenomenale. Il tabellone richiede una Muchova al massimo. Non le mancano esperienza e qualità, vediamo se sul piano nervoso riesce a tenere“.
Obiettivo numero uno, però, resta quello che numero uno è: “Sinner: sono successe entrambe le cose che aveva ipotizzato Mochizuki. Nel primo e nel terzo set l’ha distrutto, nel secondo è riuscito, giocando questo tennis di complessità di palla con rimbalzi bassi, uscite in lungolinea di rovescio, a creare problemi a Jannik. Sinceramente non ho mai avuto grandi preoccupazioni. Sono contento che Mochizuki sia riuscito a far vedere almeno in un set le sue qualità. Jannik non è stato particolarmente impeccabile, ci provava a essere continuo, ma sentiva che non c’era un pericolo e alcuni errori di dritto ci sono stati perché, per quanto lui rispetti e cerchi di dare il meglio, non sentiva un vero pericolo, o meglio fingeva di sentirlo, e quindi ha fatto fatica a tenere la barra alta per tutto il match. Struff è un giocatore che è un po’ quella cosa che cerchiamo di spiegare spesso: alcuni giocatori hanno punte da top 10, ma quelle punte le riescono a tenere X giorni all’anno, non perché stanno male o per infortuni, ma perché mantenere uno standard di livello alto quasi sempre è per pochissimi. Lui non ci è quasi mai riuscito. Uno che ha giocato 47 Slam in carriera e a 36 anni è ai quarti. Di sue partite contro giocatori importanti ne ricordo parecchie, vinte o perse. Poi Hurkacz si è fatto male, a un certo punto è stato in campo per onor di firma. Sarebbe stato un po’ più pericoloso un Hurkacz sano che questo Struff, però vediamo domani“.
Dettagli tecnici: “Se metti piede sull’erba non è che non giochi il topspin. Bisogna dosare. I big provano a dosare. Torniamo a Sinner e al dritto prima della serie vincente: non aveva trovato il compromesso tra spin e rotazione. Non è che il tennis di Mochizuki uno se lo inventa dal nulla. Notava Roddick l’altro giorno che è interessante come Jannik, vedendolo da vicino, riesca a mantenere la velocità pur passando la palla alta sopra la rete. Riesce a mettere insieme velocità e rotazione. Sull’erba la rotazione non è inutile, è che nel tennis di una volta, quando l’erba era più veloce, un topspin non al massimo voleva dire concedere una palla molto attaccabile, mentre i colpi in linea o tagliati sono più complicati. Questi attrezzi nascono per colpire in topspin più che in linea, per dare giri alla palla. Il giocatore che è un fenomeno si deve adattare trovando compromessi, ma quando sei in fase difensiva non è che sbagliato alzare la traiettoria. Che Jannik abbia scelto di usare di più la rotazione, o non riusciva a giocare più piatto, lo sa solo lui, ma non è che con quest’erba il topspin sia il male assoluto come negli Anni ’90“.
Un pensiero su Mochizuki: “La compostezza di coach, parenti e manager nel suo box non era la stessa sua. Ma ci siamo abituati. Nishioka un altro personaggione. Taro Daniel. Ci sono giapponesi che non hanno più la compostezza di una volta. Ha fatto bene in quel momento: stava entrando un pelino sottopelle a Jannik e non voleva assolutamente la pausa. Poi ha ragionato e ha detto ‘meglio adesso che 5-4 che devo andare a servire’. Però mi è piaciuta quella personalità. Lui ha questo cappellino un po’ messo come veniva, è simpatico e di talento. Il problema, per come va il tennis oggi, è che è un peso leggero e questo sul lungo periodo non so quanto margine di crescita gli dia. Anche perché purtroppo per lui si gioca un mese all’anno sull’erba“.
Sinner verso il prosieguo del torneo: “Se Sinner è questo, e non sarà questo, non sono convinto che non possa bastare per dargli problemi. Però questi campioni qui, posto che Djokovic deve fare i conti con tante cose, quando la posta in palio si alza, i giri delle viti, se sei un fuoriclasse, la concentrazione, la determinazione, la cura del dettaglio, aumentano talmente tanto che automaticamente… parliamo sempre del margine. Se diciamo che tra Sinner e Alcaraz e gli altri c’è un abisso, come fa Jannik a giocare tutte le partite con l’idea di dare 6-2 6-2 6-2? Ora non ce l’ha, magari tornerà, ma sono sicuro che domani o in semifinale alzerà il livello. Poi se Djokovic gli starà dietro mi cospargerò il capo di cenere, ma che Jannik alzerà il livello non ho alcun dubbio. Per Sinner questo è un buon test, un battitore interessante, gioca bene avanti, però è Struff, dai. Siamo su due pianeti diversi. Poi devi vincere tre set“.
E poi una stoccata su Auger-Aliassime e Davidovich Fokina: “A proposito di partite a perdere, Auger-Aliassime e Davidovich Fokina si sono confermati due grossi pollastroni, gigante il biondo e l’altro un po’ meno. Davidovich non ha concretizzato il secondo set dove c’erano due categorie per lui sulla diagonale di rovescio. Ha lampi che hanno pochissimi, poi perso il secondo set, indipendentemente dalla vittoria del quarto, dal quale esce ringalluzzito per poi ritrovarsi sotto 3-0 nel quinto. Penso che allenarlo sia abbastanza frustrante, ti abbaglia e ti fa arrabbiare nel giro di 10 secondi come pochissimi al mondo. Almeno all’inizio del quinto vuoi attaccarti alla partita? 5-0… nei primi due set c’era almeno una categoria di differenza, Auger-Aliassime si teneva in piedi con il servizio e l’altro dipingeva tennis“.