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Monaco: “La caduta di Sinner è stata come quella di Bellucci. Forse la mattina dopo avrà avuto un po’ di dolore”

Andrea Addezio

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Jannik Sinner / LaPresse

Guido Monaco, giornalista di Eurosport, è intervenuto nella nuova puntata di TennisMania, rubrica in onda sul canale YouTube di OA Sport. L’attenzione non può che essere rivolta all’esordio nel torneo di Wimbledon di Jannik Sinner e all’analisi delle varie sfumature della prova dell’azzurro.

Il valore del test iniziale: “È stata una partita piuttosto veloce. Ripeto, un primo turno in cui non ha mai rischiato seriamente di perdere. Ci sono stati due o tre momenti di preoccupazione, anche perché ha sbagliato tanto, però in generale ha fatto anche tante cose buone, tanti vincenti. Due o tre volte ha giocato delle smorzate un po’ sconcertanti, una volta non ha fatto in tempo a cambiare l’impugnatura, o non è riuscito a cambiarla. È chiaro che quando stai un mese senza giocare le prime cose che tendenzialmente non funzionano sono quelle che ti sei costruito con il tempo e quindi, secondo me, lui e il suo staff sono tutti molto contenti di questo esordio per vari motivi. Si è testato e direi che è andato tutto bene, anche se ovviamente c’è ancora da registrare qualcosa e da crescere”.

La naturalezza della caduta: “Si tratta di una caduta classica da erba. Bellucci si è fatto male esattamente in quel modo, mi dicevano ieri, in allenamento con Gaston: cambio di direzione, contropiede, che viene usato molto sull’erba perché servi, soprattutto servi a uscire, e poi giochi sul contropiede. L’avversario corre verso l’angolo scoperto e, cercando di arrestarsi, non avendo il grip che hai sulle altre superfici, ti vanno proprio giù le ginocchia. Se sei fortunato picchi solo le ginocchia, ti fa male sul momento ma è una botta. Se sei sfortunato, come è stato Bellucci, il ginocchio si gira e puoi subire una lesione più seria. Quindi lui si è spaventato, come tutti, anche perché non è stata una bella caduta, però ha capito quasi subito che non c’era niente di particolare. Probabilmente stamattina si è svegliato con un po’ di dolore, come quando si prende una botta, ma non credo che sia un problema. Io ero portato a pensare che tutta quella macchia rossa fosse una medicazione, del mercurocromo, perché mi sembrava troppo sangue per essere una semplice vescica. Poi ha parlato dell’unghia quando ha detto nell’intervista: ‘Non ho voluto interrompere il ritmo, né il mio né quello del mio avversario’. In quel momento ho pensato: ‘Ma questo è veramente fuori’. Hai un piede pieno di sangue. Normalmente fai entrare il fisioterapista, ti pulisci la ferita, metti un cerotto e continui”.

L’analisi della partita: “È indubbio che evidentemente non gli desse particolare fastidio. Però, ripeto, in una situazione del genere entra il fisioterapista, ti pulisce, ti disinfetta l’unghia, ti mette un cerotto, cambi la calza e finisce lì. La partita vive sicuramente di un avvio a rilento, com’è normalissimo dopo un mese di inattività. Tra l’altro questi problemi di grip, di cui abbiamo parlato, tipici dei primi giorni sull’erba, quest’anno lo sono ancora di più perché io non sapevo che non avessero fatto allenare sul Centrale. Jannik ha iniziato direttamente su un campo intonso, perché aveva fatto il riscaldamento sul Campo 1 insieme a Djokovic. Il Centrale probabilmente non era ancora pronto. La partenza è quella che è, poi quando sembra aver trovato un discreto ritmo incappa in quel game balordo da 40-0. Però sinceramente, se pensiamo a come è scappato via quel primo set, a come nel terzo le occasioni fossero più sue, va 3-0 nel tie-break e ha anche il set point, e a come gestisce quarto e quinto set, la preoccupazione è abbastanza relativa. Poi è chiaro che una partita non sai mai come va e quando la vedi arrivare al quinto è tutto normale. L’avversario non è l’ultimo arrivato, anzi è uno dei più grandi colpitori di palla. È uno dei pochi, probabilmente insieme a Wu, che può reggere da fondo il ritmo e la pesantezza di palla di Jannik. Per uno Jannik tirato a puntino sarebbe quasi l’avversario ideale; per uno con qualche dubbio, invece, la partita si può complicare. Però, analizzandola, era molto più facile che finisse in quattro set, addirittura in tre, piuttosto che perderla. Questo è il succo del discorso. Il fatto che abbia vinto al quinto gli ha tolto anche un piccolo sassolino dalla scarpa, anche se eviterei paragoni con Medvedev nella finale in Australia o con Djokovic. Qui parliamo di un primo turno contro Kecmanović, non di una finale Slam. Non basta misurare le partite, bisogna anche pesarle”.

I problemi di Cocciaretto: “Mi dicono che Cocciaretto sia tornata ad avere problemi al ginocchio, che l’hanno accompagnata in vari momenti della carriera insieme ad altri infortuni. Non è al meglio. L’avversaria era comunque abbastanza forte e purtroppo è una sconfitta che ci può stare. Leggevo anche dei messaggi sul fatto che Sinner non abbia voluto interrompere la partita perché altre volte, interrompendola, poi aveva perso il ritmo”.

Sulle uscite di Sinner e la prova di Darderi: “È uscito un paio di volte. Per quanto riguarda Darderi ho visto poco, proprio quel passaggio in cui poteva chiudere il secondo set. Però l’altro gioca molto bene. È un 2004 in grande ascesa, più adatto all’erba di Darderi. In teoria è meno giocatore, ma purtroppo, se Darderi si fa prendere dal nervosismo, può perdere anche nettamente. Poi il terzo set praticamente lo lascia andare. Conosciamo Darderi, con i suoi grandi pregi e i suoi difetti altrettanto evidenti, quindi questa sconfitta non stupisce particolarmente. Certo, vincendo il secondo set probabilmente avrebbe potuto portare la partita sul piano che preferisce lui e magari ne sarebbe venuto fuori, perché le partite girano su pochi dettagli. Mi è quasi dispiaciuto vedere Wu, perché è un giocatore che poteva fare una carriera di altro livello. Speriamo che riesca ancora a farla. È stato bloccato dagli infortuni ma anche da un tennis molto rischioso. È un giocatore che poteva dare tanto. Mi rimangio invece un 10% di quello che dicevo su Djokovic: quella di ieri è stata una prova importante. Non ha vinto un turno banale e l’ho visto anche abbastanza bene. Certo, dobbiamo abituarci a un Djokovic che, dopo uno scambio lungo, si butta per terra e sembra morto, ancora più che in passato. Un po’ lo è e un po’ lo fa, lo sappiamo. Secondo me quella di ieri è stata una versione competitiva di Djokovic, perché l’avversario era di livello, come lo era per Sinner. Hanno pescato due primi turni che potevano creare difficoltà. Il fatto che ne sia venuto fuori in quattro set è positivo. Mi rimangio il 10% perché poi immagino un Fritz, un Tsitsipas, un Medvedev, un Davidovich o altri giocatori di quel livello: secondo me, chi è all’apice o quasi della carriera non dovrebbe perdere da questo Djokovic. È ancora fortissimo, ma molto meno intoccabile rispetto a qualche anno fa. Poi sappiamo che ha risorse straordinarie e sa giocare i punti importanti come pochi. Può anche arrivare in semifinale, ma io resto più negativo che positivo”.

Le possibilità di Rinderknech: “Tra i nomi che hai fatto, ti dico che un Rinderknech che ritrovi una condizione simile a quella dell’anno scorso, per me è uno che deve andare in campo almeno per giocarsela alla pari. Deve avere delle possibilità di vincere. Poi magari non succederà”.

Su Hurkacz e Tommy Paul: “Peccato che Hurkacz e Tommy Paul si incrocino così presto perché credo che siano due giocatori che in questo momento abbiano il potenziale per fare tanta strada”.

Il tennis da trattare con cautela: “È per questo che il tennis va sempre trattato con molta cautela. Basta un mese perché uno che sembrava imbattibile si ritrovi in una situazione completamente diversa, magari dopo qualcosa di molto imprevisto e imprevedibile. Gli avversari contano, ma lui per primo aveva qualche dubbio, che era visibile rispetto alle versioni precedenti. Già può capitarti, anche quando sei quasi intoccabile, di avere una giornata storta. Figuriamoci dopo un mese di inattività agonistica senza partite. Poi magari lui fa sembrare tutto più facile, ma in più trovi uno che ha già giocato su quei campi, che ha potenziale, che lo conosce, che è fresco e ha già disputato incontri. Ci sono tante componenti che spiegano perché la partita di ieri potesse avere almeno un paio di set molto combattuti. Non c’è nulla di cui stupirsi. Noi stessi a volte ci contraddiciamo: diciamo che Sinner e Alcaraz sono di un altro pianeta e che dal terzo in poi c’è un abisso, ma allo stesso tempo il numero 200 del mondo è fortissimo. Sono vere entrambe le cose. Quei due sono extraterrestri, però gli altri non sono passanti. Quando hanno la giornata giusta possono creare problemi. Kecmanović colpisce il rovescio come pochissimi al mondo. La maglietta, invece, era davvero bruttissima: gli serviva almeno una taglia in più. Lui è fatto un po’ così, però…”.

Sull’esordio di Jodar: “È andata via veloce, molto veloce. Secondo me poca roba”.

Sulla gestione degli interventi del fisioterapista: “Senza arrivare a fare i morbosi su questo tema, credo che sia interessante una lettura. Tutto quello che è successo in questi due anni penso sia diventato un tema all’interno della squadra: come gestire questi momenti, come viverli, sia rispetto a quello che può pensare l’avversario sia rispetto a come li vive lui. Chiamo o non chiamo il fisioterapista? A me è sembrato particolare che ieri non lo abbia chiamato con una scarpa completamente rossa di sangue. Questo mi fa pensare che non volesse nemmeno tornare a quel ricordo, né dare l’immagine del giocatore fragile che tanti gli stanno cucendo addosso. Ho sentito dire: ‘Non ha il fisico’. Ma come si fa a dire che non ha il fisico uno che ha vinto quattro Slam, due Australian Open, Miami e tornei nei posti più caldi del mondo? Certo che ci sono stati problemi e magari anche qualche fragilità, ci mancherebbe, ma dire che non ha il fisico è una frase che non posso accettare. Bisogna trovare equilibrio. Già ieri, complice la caduta e le difficoltà iniziali, ho visto che questo equilibrio vacillava parecchio. È stata una partita di tennis, anche bella e combattuta. Non ne farei un caso di Stato”.

Sul piano tattico:Infatti tatticamente per lunghi tratti non ha giocato la partita che avrebbe dovuto. Se lui è a posto, in quel braccio di ferro è superiore. Ma se non è al meglio e ha qualche dubbio, quello stesso braccio di ferro si equilibra molto. La differenza, oltre che con il servizio, dove l’ha fatta, doveva crearla con qualche variazione in più: qualche slice, qualche discesa a rete, qualche smorzata, che però ieri non gli riuscivano. Doveva portare fuori zona Kecmanović. Siccome non si sentiva sicuro, oppure quando ci provava non riusciva a fare cose diverse, la partita è diventata un braccio di ferro. È stato un Sinner all’80%, a essere generosi, contro un Kecmanović quasi al massimo. Per questo il match si è equilibrato, ma la sensazione di superiorità di Sinner c’è sempre stata”.

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