Tuffi

Matteo Santoro: “Pellacani un riferimento. Credo molto nel syncro con Belotti, anche in chiave olimpica”

Andrea Ziglio

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Matteo Santoro / LaPresse

Tra gli appuntamenti più importanti dell’estate ci sono gli Europei degli sport acquatici a Parigi. Nella prima settimana saranno protagonisti i tuffi ed una delle stelle della squadra azzurra è senza alcun dubbio Matteo Santoro. Nonostante sia ancora giovanissimo, il romano è un punto di riferimento della Nazionale, sia a livello individuale sia nelle gare di sincro con Stefano Belotti e soprattutto Chiara Pellacani, con cui ha vinto anche uno storico titolo mondiale e con cui condivide anche l’esperienza negli Stati Uniti all’Università di Miami. Santoro è stato ospite dell’ultima puntata di OA Focus, il programma condotto da Alice Liverani, che va in onda sul canale YouTube di OA Sport.

La decisione di andare a Miami e se ha influito la presenza di Chiara Pellacani: “Quella di andare a Miami è stata una scelta di vita. Non vanno prese in base alle persone o alle connessioni che si hanno. Chiara stava già li da tre anni se non ricordo male. Io ho ricevuto la borsa di studio, poi sapevo che la scuola di tuffi era buona e l’Università ottima, poi ovviamente su Miami c’è poco da dire”. 

La passione fin da piccolo per i tuffi, ma anche per altri sport:”Mi hanno detto che fin da piccolo mi piaceva tuffarmi. Comunque se non avessi fatto tuffi, probabilmente mi sarebbe piaciuto fare qualche sport invernale come sci o pattinaggio, sia di velocità sia di figura. Essendo a Roma, però, era complicato e quindi probabilmente avrei fatto tennis, anche perchè in famiglia siamo sempre stati molto sportivi. Mio padre per esempio faceva pentathlon e mia mamma ginnastica artistica. Lo sport in famiglia è sempre stato importante, ma non solo a livello agonistico, ma anche solo come forma di divertimento”. 

Un tuffo nel passato, a quel titolo europeo nel sincro misto dai tre metri nel 2021 a soli 14 anni: “Non mi ricordo molto di quella vittoria. Sarà che ogni volta che le emozioni sono così forti tendi poi a dimenticare e sarà anche perchè ero molto giovane. Era la mia prima uscita in Nazionale, neanche con le giovanili. Ero talmente sovrastato dalle emozioni. A fianco a me avevo Chiara e mi ha saputo aiutare quelle situazioni”. 

Sulla sua esperienza a livello giovanile: “Ho avuto una carriera giovanile molto bella. Se devo scegliere un momento, è stato proprio l’ultimo nel 2024, quando ho vinto la mia nona medaglia d’oro. Ho pianto davvero tanto perchè era l’ultima gara giovanile e tutta la squadra stava lì per me e sul podio sono proprio crollato”. 

Santoro studia e si allena a Miami, ma fa coppia nel sincro con Stefano Belotti che è in Italia. Un lavoro non facile da portare avanti, ma un progetto in cui il romano crede molto: “Ho già avuto questa esperienza con Chiara, perchè quando io stavo a Roma lei stava già in America. Quindi con lei non ho mai sofferto la cosa. Con Stefano non la sto soffrendo, anche perchè ci viene molto naturale fare sincro. Fisicamente siamo simili e anche tecnicamente. Certo non allenarsi insieme per tre o quattro mesi può dare fastidio. Alla fine quest’anno le gare sono andate bene e credo molto in noi, anche in chiave olimpica. Ormai sono quattro anni che lavoriamo insieme e siamo una coppia affiatata. Io sono quello che in gara riesce a rendere tutto meno pesante e sento di essere riuscito a trasmettere anche questa cosa a lui”.

Il suo rapporto con Chiara Pellacani: “Chiara io l’ho sempre vista come un punto di riferimento sia come atleta sia come persona. Nella nostra coppia faccio comandare lei e io la seguo. Per esempio lei è quella che conta prima del tuffo. Chiara ha un grande impatto su di me”.

Le differenze tra Italia ed USA nel conciliare la carriera da atleta e lo studio: “Dal punto di vista universitario è totalmente diverso. Io partecipo alle gare dell’Università, mi alleno con tecnici molto preparati, ma allo stesso tempo ho il tempo di studiare e laurearmi. Questa cosa in Italia è più complicata, perchè c’è un sistema diverso. Studiare per un atleta in Italia è totalmente diverso per un atleta che studia in America”. 

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