Atletica
Lorenzo Benati: “La peritonite mi ha tolto un anno di carriera. La staffetta può crescere ancora”
Nella carriera di ogni atleta capita sempre l’incidente di percorso, lo stop improvviso nel momento migliore, l’ostacolo da affrontare. E’ capitato anche a Lorenzo Benati, specialista dei 400 metri che si appresta ad affrontare una delle gare più importanti dell’anno, ovvero i Campionati Italiani Assoluti che si svolgeranno a Firenze questa settimana selettivi per gli Europei di Birmingham. L’azzurro si è raccontato ai microfoni di Sprint Zone, rubrica di approfondimento a cura di Ferdinando Savarese in onda sul canale YouTube di OA Sport, proprio per parlare non solo dell’imminente impegno, ma anche del recente periodo tormentato e della sua ripresa, culminata con il nuovo personale messo a referto in quel di Lignano Sabbiadoro.
Benati ha parlato in prima battuta proprio della recente gara in Friuli: “La gara è stata importante, non c’è da nascondersi: non fare il personale per tre anni può incidere sull’emotività. La prova è stata ottima, lì si ha sempre paura del vento, ma quest’anno non c’era. Con mio padre abbiamo deciso di cambiare strategia nelle ultime gare, che comunque sono state sempre buone ma con un passaggio ai 300 forte, sotto i 33”, e con un passaggio sui 100 finali sulle ginocchia. Abbiamo provato a non fare un passaggio sui 200 lento, seguendo le sensazioni senza strafare sul primo rettilineo. Così negli ultimi metri ho avuto la sensazione di avere ancora gambe, ho fatto una buona volata e ho chiuso con un buon tempo. Un tempo tra l’altro migliorabile: non mi sono fidato di questa nuova sensazione fino alla fine, sono arrivato con benzina sulle gambe. I segnali in tal senso per gli Italiani sono ottimi”.
Successivamente il rappresentante della Nazionale azzurra ha spiegato il brutto stop subito due anni fa: “Nel 2024, dopo la stagione indoor, ho avuto una settimana di fortissimo mal di pancia e febbre alta. Sono arrivato in ospedale con una peritonite avanzata, sono stato operato d’urgenza, è stato qualcosa di abbastanza impegnativo, ho perso circa 12 kg. Il dottor Santoro, sapendo della mia situazione, non ha voluto svolgere una resezione dell’intestino per diminuire i tempi di recupero. Tutto questo ha fatto sì che il 2024 sia stato quasi completamente buttato. Sono stato riserva della riserva della staffetta alle Olimpiadi, ma ho realizzato dopo che è stata un’annata buttata. Stava andando tutto bene. Il 2025 è stato un anno di ripresa, avevo recuperato il peso ma dovevo rientrare nei binari giusti. Quest’anno, infatti, le cose si sono rimesse a posto e siamo ritornati ai livelli pre-operazione”.
Una stagione, tra l’altro, contrassegnata da un netto cambio di approccio anche da un punto di vista fisico:“Abbiamo cominciato un percorso di forza un po’ diverso. Rispetto ad adesso, forse al momento dell’infortunio avrei perso 20 kg. Ho fatto ultimamente una palestra più spinta, ci rimango qualche ora in più, con carichi importanti, mezzi squat e girate. Questo ha fatto sì che tutti quei vulnus come la partenza dal blocco e l’accelerazione siano migliorati proprio per il maggior supporto muscolare. Anche dal punto di vista dell’allenamento in pista qualcosa è cambiato di recente, come dei lavori con bassi recuperi. Faccio una prova forte, un 300, si recupera un minuto e mezzo e poi si fa un 150: questo per simulare l’acido lattico in gara. Sono stati dei cambiamenti che hanno pagato. Bisogna trovarne di giusti, ma anche mentalmente è importante cambiare qualcosa, altrimenti è difficile fare le stesse cose per tanti anni consecutivi”.
L’azzurro non ha poi nascosto l’amarezza di non aver preso parte al Meeting di Madrid: “Dall’inizio della stagione la nostra unica bussola, dopo gli Italiani e gli Europei, era gareggiare al meeting di Madrid, che è ormai la pista dove bisogna gareggiare per i 400 e 400 ostacoli. Per problemi e temi non dipesi da me o dal mio manager purtroppo non mi hanno preso, anche con un velo di polemica perché 10 degli iscritti su 16 erano spagnoli. L’idea era quella di gareggiare lì, non è stato possibile. L’alternativa era quella di allenarsi una settimana in più e trovarsi pronti per gli Italiani. È un’ottima pista Madrid, molto reattiva, è uno di quegli stadi infossati, più bassi rispetto al livello. Questo fa sì che quando c’è vento o viene tamponato oppure ti dà la sensazione che ti possa seguire. Questo però non toglie i risultati, che sono tutti corretti”.
A breve si alzerà il sipario sugli Italiani, decisivi per volare poi ai Campionati Europei, dove dovrà vedersela con compagni del calibro di Mohamed Soudassi, Edoardo Scotti e Luca Sito: “Non c’è stato comunicato niente e, andando a vedere i tempi e la progressione della stagione, è evidente che saranno un trials. Per gli Europei saremo in quattro. Ha fatto un ottimo tempo Falsetti, che però non ha ranking: ha corso un 45”60 un mese e mezzo fa, poi non ha più gareggiato. La gara per i prossimi Europei è per quattro. La staffetta è forte, io sono sicuro che in generale i tempi si abbasseranno: sia io che Edo che Luca siamo in ascesa, stiamo alzando il livello. Già adesso la staffetta è competitiva, potrebbe diventarlo sempre di più”. L’obiettivo, tuttavia, è chiarissimo: “Vincere. La prima cosa è quella. Dopodiché penso di poter fare bene anche con il cronometro, ma vincere significa anche questo. Sono due temi collegati. Io scenderò in pista per vincere. Poi come andrà andrà, io ho fatto di tutto. Sono confidente però di poter vincere”.