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Giulia Leonardi: “Mio figlio mi ha fatto capire che era il momento di smettere. Cardullo il mio modello”

Alessandro Passanti

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Leonardi Giulia - ValOri_ph

Giulia Leonardi è stata l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus. Il libero romagnolo, protagonista di una lunga carriera in Serie A, ha da poco annunciato il suo ritiro dalla pallavolo e, di conseguenza, è tempo di bilanci e progetti futuri.

La nativa di Cesena racconta com’è nato il suo rapporto con il ruolo di libero:Sinceramente il ruolo che mi è sempre piaciuto è la banda il più completo di tutti. A me piace molto fare punto poi, dopo la Serie C, mi hanno proposto di fare il libero vista la mia reattività. Io ero molto combattuta, quindi all’inizio non ero contenta. Poi, passo dopo passo, ho capito che era un ruolo che mi riusciva bene ed era importante e ho cambiato i miei pensieri”.

Giulia Leonardi passa poi a ricordare i suoi primi momenti in A1: A Forlì, vicino a casa, ho vissuto il mio esordio. I ricordi? Devo ammettere che sono vaghi perché per me si trattava di un vero sogno. Da essere un dopo-scuola fino alla Serie B era diventata la mia vita, tra allenamenti e partite. Poche persone possono davvero fare quello che amano, a casa e anche per questo era un sogno per me. I primi tempi a Forlì ho legato tanto con Di Iulio la più tecnica, quella con il bagher perfetto, quella che studiavo per imparare. Abbiamo giocato insieme 3 anni e mi ha dato davvero tanto”.

Dopo Forlì e Cesena, la classe 1987 ha spiccato il volo verso Urbino:I primi due anni li ho fatto da secondo libero. A Forlì per un infortunio della titolare ho giocato tanto, a Cesena avevo Manuela Benelli come allenatrice e mi faceva giocare molto aveva grande fiducia. Poi Urbino ha voluto puntare su di me. Un anno stupendo. Eravamo un gruppo giovanissimo ed alle prime armi. Avevamo un entusiasmo clamoroso e siamo arrivate quarte nonostante dovessimo salvarci. Avevamo una carica e una spensieratezza che poi, quando hai più pressione, perdi un po’”.

Da Urbino a Busto Arsizio il punto più alto della sua carriera:Non mi aspettavo di fare così bene dopo i 2 anni ad Urbino dove avevo già vinto la CEV. A Busto il livello era ancor più alto e vinciamo Coppa Italia, Supercoppa e CEV, quindi il secondo anno anche lo Scudetto. Un’annata perfetta con una sola sconfitta. La finale l’abbiamo vinta poi 3-2 con il punteggio di 15-13 nel set decisivo. Davvero qualcosa di impareggiabile”.

In questo momento è arrivata anche la Nazionale: Sono stata chiamata dopo Urbino ancora giovanissima la classica convocazione allargata. Poi tutti i liberi davanti a me si infortunavano per cui ho anche giocato. La prima convocazione? L’ho rimossa sinceramente ma ricordo poi il ritiro. C’erano tutte le più grandi e andare in mezzo a loro è stata un’emozione grandissima. Un livello altissimo con Cardullo libero titolare che provavo a studiare in ogni dettaglio fuori e dentro il campo. Lei era un talento incredibile. Poteva non toccare un pallone per settimane e invece entrava in campo e non sbagliava niente. Era una lavoratrice pazzesca. Il suo esempio l’ho portato fino all’ultimo allenamento di marzo. Ho sempre voluto rimanere e fare qualcosa in più ogni giorno”.

Uno sport che è cambiato molto dal suo esordio ad oggi:Ora il fisico e la potenza contano di più rispetto a quando ho iniziato io anche se penso che la pallavolo al femminile non dipenda da queste cose, dopotutto anche chi non è altissima può avere un ruolo importante”.

Come detto, quindi, ora è arrivata la decisione del ritiro:Direi che il motivo principale è stato mio figlio. Ho giocato nei primi due anni della sua vita ora che ne ha compiuti 4 ha iniziato a farmi tante domande ed a chiedermi perchè partivo. Novara è forte, giochi tanto, vai avanti anche in Champions League ed a casa rimani poco. Allora ho deciso di fermarmi. Il mio amore per la pallavolo non è finito e non finirà. Allenatrice? Non lo so sinceramente anche perchè ho poca pazienza – sorride – ma, nel caso, vorrei lavorare con i giovani. Penso che abbiano molto bisogno di persone esperte che gli insegnano a non mollare. Non ho ancora idee precise sul da farsi ma, sicuramente, dovrà combaciarsi con l’essere mamma”. 

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