Atletica
Giovanni Frattini: “Ci provo per il record italiano. Stanno arrivando diversi giovani nel giavellotto”
Giovanni Frattini è stato l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus. Il giavellottista romagnolo, secondo a livello italiano per prestazione, si è raccontato a 360 gradi tra infortuni che lo hanno segnato e un rapporto con questo sport che è la sua vita.
L’atleta classe 2002 vanta la seconda prestazione italiana di sempre. Un traguardo o un punto di passaggio? “Vediamo piano piano di provare ad avvicinarmi ancora di più a quel limite. Manca poco, è vicino, per cui perché non provarci. Mi mancano solo 99 centimetri dopotutto. Pesa parecchio, la vera difficoltà è ripetersi a quelle misure dato che non è per nulla scontato. Non penso ci sia un punto tecnico da migliorare. Il gesto è globale. L’errore su cui sto lavorando è la rotazione del busto che fa innalzare l’attrezzo”.
Giovanni Frattini torna poi con la memoria agli inizi: “Da piccolo ho iniziato alcuni sport, soprattutto il nuoto che ho praticato per 4 anni poi quando ero in seconda media mi sono spostato sull’atletica. Ho provato tante discipline ma ho capito che il giavellotto era quella in cui andavo meglio. Mi piaceva il salto in lungo, mi divertiva. Ho iniziato a 13-14 anni, rispetto alla patria del giavellotto, la Finlandia, ho iniziato dopo. Per il resto del mondo l’età è sostanzialmente questa”.
Il giavellotto è una disciplina particolare. Come si suddivide? “Penso 80 tecnica e 20 potenza. Senza la tecnica non si lancia, c’è poco da dire. Può voler dire anche 10 metri nel giavellotto. Cosa fa la differenza? Il timing che è impercettibile, ma è fondamentale. Il gesto è velocissimo, ma quel dettaglio significa moltissimo. Quando un lancio è buono si sente appena il giavellotto parte”.
Dal punto di vista personale c’è un punto ben preciso che fa la differenza: “Per me è fondamentale prendere un buon ritmo nella rincorsa. Senza di essa non c’è un lancio giusto. Altri forse riescono a controllare meglio nel finale anche senza rincorsa. Io ho caratteristiche diverse e per un buon lancio è fondamentale la rincorsa”.
La culla del giavellotto è la Finlandia. Mai pensato di andare ad allenarsi là? “Sì il pensiero c’è stato. Anche solo qualche inverno dato che loro si allenano al coperto. L’idea c’era. Qualche struttura al coperto servirebbe in Italia”.
Il movimento italiano non è solo Frattini, ci sono anche tanti giovani: “Ce ne sono tanti, e ne sono contento. Villa è un under 20 ma ha già passato i 73 metri ed è vicino al mio record. Gli auguro di fare molto bene. Poi tra gli under 18 c’è Di Palma che sta facendo bene, e tanti altri. Se portano in alto questo settore sono davvero contento. L’augurio è di averli di fianco a me in pedana e fare grandi gare”.
A 20 anni, invece, è arrivato un grave infortunio. “Nel corso dell’estate ho subito un importante infortunio, ovvero la rottura del legamento del gomito del braccio con cui lancio. Sono stato fermo diversi mesi, il primo intervento non è stato sufficiente per cui ho dovuto optare per un secondo con il legamento completamente ricostruito. Altri 7 mesi di riabilitazione per tornare alle gare. Due anni pesantissimi nei quali ho anche pensato di smettere”.
L’anno della ripartenza è stato il 2024: “Il titolo italiano che mi ha riportato in alto e mi ha dato la conferma di essere tornato. L’anno prima ero riuscito a fare qualche gara poi mi ero strappato all’addome. Evidentemente il mio corpo non era più abituato a gareggiare. In quel 2024 ho anche messo a segno il mio record con un 83.61. Nel 2025 ho fatto 82.75 a Nicosia. Il lancio più importante della mia vita. Una gara non iniziata bene ma poi è arrivata la svolta in un contesto internazionale”.
Los Angeles 2028 è il grande sogno: “Sicuramente esserci è la prima cosa, poi spero tanto di potercela fare e fare bene nei prossimi anni. La gara in sé? Spero nella misura, anche se non l’ho ancora prefissata, ma prima di tutto voglio una costanza di misure che mi aiuterebbe a fare bene”.
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