Ciclismo
Gian Luca Giardini: “Pogacar vuole 21 giorni in maglia gialla. Impossibile fare una World Tour in Italia”
L’attesa per il Tour de France 2026 è spasmodica ed oggi ci sarà la partenza con una cronometro a squadra decisamente interessante da Barcellona. Proprio sulla Grande Boucle si è ovviamente incentrata l’ultima puntata di Bike Today, il programma condotto da Gianluca Bruno sul canale YouTube di OA Sport. Per analizzare tutti i temi della corsa francese è intervenuto come ospite il giornalista Gian Luca Giardini.
Un inizio di Tour decisamente scoppiettante: “Cronometro a squadre interessante anche perchè ci sarà l’arrivo in salita. Qualche prima indicazione la darà, soprattutto sulle squadre. Le prime sei tappe sono però tutte quasi impegnative e secondo me sarà un inizio che determinerà in maniera decisiva la corsa. Difficilmente assistiamo a tappe con 4000 metri di dislivello nei primi giorni, il Tourmalet al sesto giorno. Un Tour disegnato in maniera differente rispetto alle sue solite abitudini e sono curioso di vedere come i corridori lo interpreteranno”.
Il protagonista più attesa è senza alcun dubbio Tadej Pogacar: “Nella cronometro a squadre sicuramente la UAE sarà tra le prime. Nelle tappe difficili all’inizio Pogacar, se non staccherà tutti, sarà sicuramene con i primi. Poi ci sono cinque, sei tappe interlocutorie dove dovrà far lavorare molto la squadra. Come arriverà la sua squadra nell’ultima settimana? Tutti hanno capito che lui è esageratamente più forte e stanno capendo di correre contro il suo strapotere. Molte squadre potrebbero anche decidere di lasciare la responsabilità a lui e alla sua squadra. Potrebbe anche trovarsi con qualche compagno stanco e magari qualche team potrebbe poi attaccarlo. Io spero ci sia battaglia anche perché il lotto dei partenti è importante”.
In Francia c’è un’enorme attesa su Paul Seixas, che può davvero ambire al podio: “Seixas fino a metà Tour potrebbe rompere le scatole, poi vediamo all’ultima settimana. Se reggerà lo celebreremo come campione futuro. A vent’anni un tipo di corsa come questa è sicuramente durissima. Questo ragazzo comunque ha il fisico, è strutturato, mi fa quasi più paura la sua inesperienza che la sua condizione fisica. Ha già dimostrato di avere personalità, i suoi compagni hanno già capito di avere dieci anni di contratto assicurati con lui e sicuramente lo aiuteranno”.
Per tanti uomini di classifica sarà importante non commettere errori nelle prime tappe e soprattutto evitare cadute: “Nelle prime tappe non lavoreranno le squadre dei velocisti puri, perchè il percorso non gli permette di arrivare. Quindi si è già un po’ dimezzato il numero di formazioni al comando. Quindi ci potrebbe essere un po’ meno tensione e qui potrebbe anche esserci un po’ di astuzia degli organizzatori, che hanno voluto preservare lo spettacolo ed evitare rischi e cadute”.
Il principale avversario di Pogacar è ovviamente Jonas Vingegaard: “Vingegaard è l’unico che ha battuto Pogacar nelle corse di tre settimane e questo vorrà pur dire qualcosa. Ha vinto due volte e poi le altre volte ha sempre fatto secondo. Pogacar rimane il favorito, ma dovrà sudarsela, anche perchè Vingegaard non regala, non fa fughe pazze, non parte fuori tempo, non vuole dare spettacolo. Lui corre in maniera molto intelligente e sarà un osso duro”.
Su chi può conquistare la prima maglia gialla nella cronometro a squadre: “La prima maglia gialla mi verrebbe da dire Pogacar, perchè è sufficiente che lo portino con una decina di secondi di ritardo sull’ultima salita e lui è capace di fare un grande finale. Però la Red Bull sarà dura da affrontare, ma sarà una cronometro in cui vedo le prime squadre intorno ai venti secondi. Il percorso è decisamente accattivante. Vedo comunque i cinque, sei leader in venti secondi”.
Le possibilità della Red Bull-Bora-hansgrohe con il dilemma Remco Evenepoel: “Il capitano sarà Evenepoel con Lipowitz che non mollerà. In caso di debacle di Evenepoel nell’ultima settimana sulle grandi salite, Lipowitz è una garanzia di piazzamento. La squadra sarà comunque tutta con Evenepoel, anche perchè ci sono le due cronometro. Evenepoel poi ha bisogno di sentirsi la responsabilità, mentre Lipowitz sa correre anche di rimessa”.
Sulle ambizioni di Juan Ayuso e della Lidl-Trek: “Ayuso è un grande campione con un brutto carattere. Se ne è andato dalla UAE facendo vedere gli attributi, perchè ha deciso di voler correre contro il più forte del mondo e non insieme a lui. Quest’anno ha avuto una serie di problemi che non so se gli permetteranno di essere al 100%, ma fin quando le gambe glielo permetteranno lui correrà alla pari con i due fenomeni. Skjelmose è un po’ più regolare e non mollerà e potrebbe anche avere la possibilità di un buon piazzamento finale”.
Giardini parla anche del grande obiettivo di Pogacar: “Un avversario grande per Pogacar è se stesso. Lui ha una grandissima voglia di portare la maglia gialla da Barcellona a Parigi. Il suo grande obiettivo secondo me è quello di vivere ventuno giorni in giallo”.
Su Mathieu Van der Poel: “L’anno scorso si era lamentato perché nei tre Grandi Giri le occasioni per un corridore come lui sono poche. Quest’anno invece il Tour ha tenuto conto di questo e ci sono delle tappe che assomigliano a delle classiche in linea e quindi delle possibilità per lui ci sono. Certo si sperava tutti in uno scontro con Van Aert. Poi non bisogna dimenticare l’ultima tappa sugli Champs-Élysées con lo strappo in pavé dove l’anno scorso ha vinto proprio Van Aert. Van der Poel farebbe carte false per vincere l’ultima tappa”.
Sulla lotta per la maglia verde: “Hanno fatto un regolamento anti-Pogacar, perché altrimenti avrebbe potuto vincere tutte le maglie tranne quella bianca. Uno come Pedersen, che è anche bravo ad infilarsi nelle fughe e a vincere tante volate intermedie, dovrebbe essere il candidato numero uno”.
Sui pochi italiani al Tour de France e pochissime speranze in ottica classifica generale con il solo Antonio Tiberi al suo primo Tour de France: “Antonio deve essere al 110% per arrivare tra i primi dieci. Noi italiani tanto poi pensiamo che non conta nulla arrivare ottavo o decimo al Tour ed invece per me conta ed è difficilissimo. Certo accontentarsi di un piazzamento così dispiace e dobbiamo restare in attesa dei talenti giovani che abbiamo. Bisognerà avere un po’ di pazienza”.
Sulle ambizioni degli altri italiani presenti: “Per Ganna è dura con Evenepoel nella cronometro. Per Caruso vincere sarebbe il coronamento definitivo di una grande carriera. Oltre a Ballerini nelle volate e nelle tappe collinari può farcela e poi non dimenticherei nemmeno il compagno di squadra Simone Velasco, perchè è un peperino e potrebbe anche avere qualche possibilità. Poi se a Trentin capita l’occasione sicuramente al 100% la sfrutterà”.
Su Davide Piganzoli: “Ha già fatto vedere al Giro di essere un uomo da tre settimane. Purtroppo in questo Tour dovrà lavorare tantissimo per Vingegaard e quindi non avrà tante possibilità ed inoltre in alcune dovrà anche rifiatare, come spesso fanno in Visma. Nei prossimi due o tre anni, però, io lo vedo lottare per il podio nei Grandi Giri, magari non al Tour, ma sicuramente al Giro d’Italia e nella Vuelta”.
Su Oldani e Frigo: “Oldani è un uomo veloce che si difende bene e soprattutto verrà lasciato completamente libero di correre dalla sua squadra. Frigo è forse più forte di tutti gli italiani che abbiamo nominato, però non ha lo spunto e quindi è destinato ad andare fortissimo ma poi a non vincere”
Infine anche un commento sull’approdo di Luca Guercilena ad RCS Sport: “Faccio un grande in bocca al lupo. Spero che gli venga fornita la possibilità di creare una squadra importante per il Giro d’Italia e credo che la sua mano si potrà vedere già dal Giro del prossimo anno. Mancava questa figura. Guercilena ha la competenza, sa tutto, devono solo permettergli di dargli carta bianca. Lui porterà spettacolo e anche risultati economici”.
Giardini non dà possibilità sulla costruzione di una squadra italiana nel World Tour: “Formare una squadra in Italia oggi è un problema perchè occorrono cifre che solo multinazionali possono permettersi. A breve è impossibile perchè ci vuole un anno di programmazione. L’unica è rilevare una squadra che smette e allora metà del lavoro è già fatto. Io sono abbastanza pessimista su questo”.