Ciclismo
Gian Luca Giardini: “Pogacar mi sembrava pallido, invece…Non vedo chi possa togliere Seixas dal podio”
A Bike Today è intervenuto Gian Luca Giardini per analizzare la quattordicesima tappa del Tour de France 2026, vinta ancora da Tadej Pogacar, arrivato in solitaria sul traguardo di Le Markstein: la maglia gialla è sempre più salda sulle sue spalle, mentre resta aperta la lotta per il podio.
L’analisi della frazione: “È veramente difficile dire qualcosa di più di quello che è già stato detto: oggi tappa bella, con un percorso accidentato con tanti campioni che hanno provato a buttarsi all’attacco. Pidcock encomiabile, ci ha provato anche oggi, abbiamo rivisto un pelo di Tiberi, per noi italiani è un brodino caldo, e poi nel finale, nell’ultima salita Vingegaard ha avuto grande personalità, ha ridotto il gruppetto dei più forti a sei unità e ho visto Pogacar, mi sembrava bianco, mi sembrava più in difficoltà del solito, e invece insomma non è stato, così perché quando ha deciso ha accelerato, se n’è andato. Vingegaard ha pagato la sua generosità, perché ha tirato moltissimo in salita, anche nel falsopiano, quando è arrivato il tratto duro non è riuscito a staccare Seixas e addirittura è rientrato anche Del Toro, che poi ha fatto la classica volatina finale che a me non piace, perché quando vince un tuo compagno e tu sei lì, capisco che ci sono i secondi, che mira al podio, capisco tutto, però è molto più elegante finire in coda a chi ha tirato tutta la tappa, però questa è una mia impressione. Ciò non toglie che Pogacar anche oggi era incontenibile“.
La tattica vincente della UAE: “Gli ultimi 6 km praticamente pianeggianti, l’arrivo su uno strappetto, quindi perfetto per Del Toro, però io l’avevo visto in difficoltà a metà salita già, quindi ho detto ‘Boh, cosa fanno?’, parlava, però vedevo che non rispondeva Del Toro, forse non aveva neanche la forza di rispondere, però insomma fatto sta che alla fine la loro tattica è stata perfetta, hanno fatto primo e secondo, io con le mie idee e i miei principi alla fine ho quasi sempre torto, quando uno è tanto forte come lui è anche agevolato da questa situazione, poi quando uno va forte in salita ancor di più, quindi questo mi meraviglia poco, Del Toro mi meraviglia tanto perché dopo l’altro giorno che aveva dato quel segnale di cedimento, umano, perché a 22 anni è normale, invece oggi si è ripreso molto molto bene. Domani c’è un altro arrivo in salita, la tappa mi è sembrata un po’ meno difficile di quella di oggi, però sarà un’altra bottarella. Poi questi vanno sempre a 50 all’ora e poi voglio vederli nelle ultime due tappe alpine, come andrà a finire“.
La corsa di Seixas: “Onestamente faccio fatica a vedere chi lo può togliere dal podio, perché Del Toro a cronometro va meno forte di Seixas, comunque la cronometro è bella impegnativa, quella di giovedì se non sbaglio, quindi c’è un gran finale in questo in questo Tour, perché poi venerdì e sabato ci sono le due scalate dell’Alpe d’Huez da due versanti differenti, toste tutte e due, quindi gli altri avversari mi sembrano un gradino sotto il francesino, a meno che non abbia un calo, imprevedibile al momento. Sta facendo quello poi che tutti prevedevamo, con l’incognita dell’inesperienza, sta andando veramente molto forte. Si vede anche che è guidato molto bene, perché agisce come un trentenne navigato, non fa errori, non sperpera energie, va quando è il momento giusto, quando parte Pogacar lo lascia, quando parte Vingegaard ci prova, gli ha mollato qualche metro, poi lo ha ripreso, insomma come un veterano, e a me fa anche piacere che ci siano tanti giovani così forti, perché non è il solo, perché se vogliamo nominare Ayuso, Lenny Martinez, cioè ce ne sono di aspiranti alla maglia bianca, credo ce ne siano tre o quattro nei primi dieci“.