Atletica

Erika Saraceni pronta al rientro: “Mesi di ansia, non si è ben capito cosa abbia avuto. Con Camossi e il dott. Combi mi sono ripresa”

Fabrizio Testa

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Erika Saraceni / Grana FIDAL

Dopo tanti mesi di calvario, Erika Saraceni è pronta a ripartire. A pochi giorni dai Campionati italiani Assoluti, il talento del salto triplo è stata ospite nell’ultima puntata di Sprint Zone, trasmissione in onda sul canale YouTube di OA Sport a cura di Fernando Saverese, fornendo alcuni aggiornamenti importantissimi circa le sue condizioni fisiche che l’hanno tenuta lontana dalle competizioni per quasi un anno.

In prima battuta la medaglia d’oro agli Europei U20 ha spiegato a ritroso cosa ha provocato lo stop: “Il problema è partito più di un anno fa. Avevo un fastidio in zona retto del femore, al muscolo sartorio, nella parte alta della coscia. Mi dava fastidio spesso camminare. L’anno scorso ho tamponato facendo delle isometrie. Da dicembre però è diventato più presente, costante e mi ha cominciato a creare dei disagi. Ho fatto dei controlli e sono uscite delle ernie da sforzo bilaterali. Il primo pensiero è stato quello di operarmi: in due mesi si può tornare al 100%. Mi sono operata il 9 gennaio, ho fatto un’operazione anche all’ombelico, poi ho cominciato un periodo di riabilitazione con Carlo Ranieri, che ci segue in Nazionale. Sono andata anche lì, a Torino. Le cose andavano benissimo”. 

L’atleta ha poi proseguito: “A inizio marzo, finiti gli Italiani Indoor, sembrava che tutto fosse pronto per ricominciare piano piano in pista. Ma appena ho iniziato a fare dei movimenti in cui c’entrava la corsa, quelli più dinamici, sentivo ancora il problema. È arrivata quindi la paura e anche un po’ di ansia. Alla fine non dico che mi sono operata per niente, perché le ernie le avevo, ma il mio fastidio non era dettato da quello. Ho fatto di nuovo riabilitazione a Torino, poi mi sono recata dal dottor Mozzone per nuovi controlli, poi anche da un chirurgo dell’anca, poi sono andata a Roma per fare altre visite. Nel frattempo mi sono state diagnosticate un sacco di altre cose: capsulite, congelamento dell’anca, altri dicevano che avevo un conflitto. Tutte queste cose messe insieme non mi hanno fatto bene. Poi a Roma, a metà maggio, mi hanno fatto una serie di controlli sulla mobilità e sul rinforzo della parte anteriore“.

Saraceni ha inoltre aggiunto: “Ho ripreso a correre con Paolo Camossi e sentivo che stava andando bene. A fine maggio ho deciso di fare un cambiamento nell’attività sportiva, ovvero cambiare la parte di preparazione: mi sono affidata alla Mapei, sotto la supervisione del dottor Combi. Tornata da Roma, nonostante tanti controlli, dentro di me c’erano dei dubbi. Combi è quello di cui mi fido di più: secondo lui era importante avere un rinforzo al sartorio. Abbiamo cominciato a fare una serie di esercizi in quella direzione e la situazione è migliorata. Ho cominciato a correre piano la prima settimana di giugno, ora mi sento di aver ripreso quasi del tutto“.

L’azzurra ha inoltre precisato di aver avuto dei problemi di natura fisica durante gli anni della sua crescita: “È stato tutto abbastanza altalenante e ancora adesso non saprei dire cosa avessi. Probabilmente avevo un indebolimento al sartorio, dato dalla mia extrarotazione della gamba durante la corsa. Non so come mi è venuto. Ma finché non mi fa male va bene così. L’anno scorso avevo questo fastidio che non mi ha mai ostacolato nelle gare, però si è amplificato sempre di più. Non lo avevo detto a nessuno perché lo avevo anche sottovalutato. Io ho avuto durante la crescita tanti problemi relativi alle cartilagini di accrescimento. Nel 2022 mi sono fermata a una gara per un problema di questo genere: era venuto fuori che la mia crescita ossea era a metà, quando a quell’età avrebbe dovuto essere già completata“.

L’obiettivo, adesso, sarà quello di recuperare le sensazioni in gara: “Adesso mi sto allenando a pieno regime, da poche settimane. Fino a fine maggio ho fatto il periodo di riatletizzazione. A Milano ho fatto gli esercizi per il sartorio, poi ho cominciato a correre sempre più veloce e mi sono accorta di non avere più male. Sensazioni? Mi sento abbastanza bene, non mi sarei mai aspettata che in tre settimane sarei riuscita ad arrivare a questa costanza e intensità. Sono sorpresa di questa velocità nel recuperare la forma. Ho confrontato dei salti dell’anno scorso e non sono messa troppo male rispetto al 2025. Mi manca la gara, non so come approccerò gli Italiani perché non gareggio da dieci mesi. La forma non è male, non mi preoccupa. Devo però dare del mio meglio: gli Italiani sono una gara di transizione, se non li faccio bene non mi portano agli Europei. Lì sarà la gara per riprendere le sensazioni. Io sono ambiziosa, agli Italiani mi piacerebbe stare sopra il 13 e 60. Adesso non lo so, devo capire come starò in gara e come riuscirò ad approcciarla. Preferirei avvicinarmi alle misure dell’anno scorso per avere la sicurezza di andare agli Europei. Non so quanto possa valere adesso. In allenamento i salti sono buoni, ma non sono tripli da gara.»

In ultimo Erika ha parlato brevemente del suo colpo di fulmine con il salto triplo, arrivato dopo un percorso con gli ostacoli al Centro Saini di Milano: “Mia madre si allenava lì con Giancarlo De Dionigi, da piccola mi allenavo lì con lui. La passione per il triplo è nata per caso. Io in realtà, prima di fare la prima gara di triplo, non seguivo questa specialità. Ho cominciato a farlo e andavo bene. Mi piace proprio l’allenamento. Nei 300 ostacoli non ero brava. Il triplo è arrivato un po’ per caso. L’anno prossimo vorrei fare un po’ di lungo, lo volevo fare anche lo scorso anno, ma con tanti problemi fisici è stato difficile. Magari anche dei 60 indoor. Nel lungo ho fatto, a 15 anni, 5,98 ch è il mio personale; nei 60 ho fatto 7 e 80 da primo anno Allieva

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