Atletica

Diego Nappi: “Un pneumotorace mi ha fatto perdere 4 kg. Era in programma anche un 400”

Andrea Ziglio

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Diego Nappi / Grana FIDAL

Diego Nappi è sicuramente uno dei talenti della velocità azzurra. Il ragazzo nato a Porto Torres ha ottenuto risultati importantissimi nelle categorie giovanili, conquistando l’oro europei nei 200 metri sia nella categoria Under 18 sia in quella Under 20. Il velocista sardo è stato ospite dell’ultima puntata di Sprint Zone, il programma condotto da Ferdinando Savarese sul canale YouTube di OA Sport.

L’azzurro ha spiegato il motivo della sua assenza alle gare indoor: “Ho deciso di non gareggiare nella stagione indoor perché stavo recuperando da uno stiramento al bicipite femorale riscontrato a metà dicembre. Ho preferito a saltare le gare indoor e dedicarmi solo a quelle all’aperto”. 

Il grave problema di salute prima delle World Relays, che gli ha condizionato l’avvio della stagione all’aperto: “Gli Assoluti sono stati la mia prima gara della stagione perché ho avuto prima un pneumotorace nel viaggio verso il Botswana. Una volta arrivato lì non riuscivo a respirare bene e quando sono tornato a Roma mi hanno dovuto ricoverare”.

Un difficile recupero dopo il pneumotorace: “Ho dovuto fare un mese completamente fermo, tornando all’attività solo gradualmente. Alla fine sono solo due settimane che riesco davvero a fare qualcosa. Non avendo fatto forza e palestra ho perso tre o quattro chili di muscoli”.

Un difficile obiettivo per questa stagione: “L’obiettivo sarebbero i Mondiali di Eugene, ma i termini di convocazione scadono a breve e quindi bisogna andare forte se voglio pensare di correre i 200 a Eugene. Purtroppo i tempi dell’anno scorso non valgono e quindi devo fare il minimo”. 

Da sempre grande specialista dei 200, ma in futuro Nappi potrebbe cimentarsi anche su altre distanze: “Io da cadetto facevo i 300 e non vedevo l’ora di passare da allievo per fare i 200. Ho sempre avuto quel pallino. In questa stagione avrei dovuto fare anche un 400 solo che le condizioni non me lo hanno permesso. Stavo anche cercando un 100, che ho provato l’anno scorso ma mi sono fatto male proprio poco prima degli Italiani”. 

Entrare in un corpo militare e diventare atleta professionista: “Mi sento cresciuto dal punto di vista professionale. Significa che stai crescendo come atleta, ma anche come persona. Ho fatto il corso per diventare poliziotto e mi hanno anche messo una pistola in mano. Davvero non si può più giocare”. 

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