Atletica
Davide Re: “Piansi sui blocchi alla mia ultima gara. I problemi al piede mi rovinarono le Olimpiadi del 2024”
Davide Re è stato l’ospite dell’ultima puntata di Sprint Zone in onda sul canale Youtube di OA Sport. L’ex quattrocentista azzurro si è raccontato sotto molti punti di vista in una intervista decisamente approfondita e interessante.
In primo luogo si parte dalla fine, ovvero dal ritiro ufficiale: “Sì non ho cambiato idea, ho fatto il mio ultimo 400 ad agosto 2025 poi ho fatto una gara simbolica con amici a novembre, ho corso una mezza maratona, una 30 chilometri in montagna, poi vedremo se farò una maratona in autunno, ma in maniera totalmente amatoriale”.
Nativo di Milano, Davide Re in giovane età ha provato davvero ogni tipo possibile di sport: “Fino a 16 anni ho fatto sci ma nel contempo tantissimi sport: equitazione, vela, tennis, calcio e fino a 14 anche pallavolo. Dai 16 in avanti mi sono concentrato sull’atletica”.
Tornando alla carriera agonista un momento complicato ha poi coinciso con l’inizio della fine: “Il problema più grosso che ho avuto è arrivato nel 2024 quando ho avuto una micro-frattura da stress su cui ho continuato a correre perché c’erano gli Europei in casa e le Olimpiadi, le mie ultime come sapevo. Ho corso per 2-3 mesi con un problema al piede, lo appoggiavo male per cui mi ha riacutizzato anche un problema al tendine d’Achille. Sicuramente la stagione più difficile. Gli Europei non li ho fatti, alle Olimpiadi ero presente, ma la gara non è andata bene. Avevo tentato, ma mi ero fatto male proprio ad inizio maggio e non ho potuto dare il massimo. Non ho rimpianti, l’avevamo messo in conto che ci saremmo spinti al limite. Purtroppo non è andata bene. Fa parte del gioco”.
Davide Re entra nel dettaglio: “Il problema al tendine me lo sono portato fino alla stagione 2025. Oltre a quello non avevo più motivazione e volevo smettere, ma non volevo farlo per un infortunio. Quindi prima di ritirarmi ho provato a gareggiare. La prima parte della stagione si è incentrata sul recupero funzionale della parte, perchè i tendini vanno curati nel dettaglio altrimenti non recuperano. Sapevo non avrei potuto rifare i 45″, speravo nei 46″ ma sin dalle prime gare ho capito che la condizione fisica non c’era. Ho chiuso al Sestriere, mi sentivo bene, ma mi sono messo sui blocchi piangendo sapendo che era l’ultima gara, tanto che ho chiuso in 48”.
Il classe 1993 si racconta: “Sono sempre stato fisicamente forte, ma con enorme motivazione, anche in gara sapevo sempre spingermi oltre. Se mi mancava quello non potevo fare la differenza”.
Cosa lo attende nel futuro? “Volevo prendere il tesserino FIDAL, ma non ho rispettato le tempistiche. Ora risulta più complicato anche se ho disputato le Olimpiadi e quindi vorrei fare Medicina dello sport per le Fiamme Gialle. Stiamo cercando di capire cosa fare in attesa anche di trasferimento a Torino”.
Uno sguardo alla carriera: “Direi che i momenti più belli sono due. In primo luogo il record italiano in 44″77. Non solo per il record, ma proprio perché sono il primo sceso sotto i 45″ in Italia. Un altro momento senza dubbio importante è arrivato a Tokyo 2021 ovvero tornare sotto i 45″. Se le Olimpiadi si fossero fatte nel 2020 non avrei potuto partecipare per il problema al tendine, quel rinvio, invece, mi diede modo di esserci. Il momento più brutto? Senza dubbio l’avvicinamento a Parigi 2024. Sapevo che stavo bene e che potevo chiudere bene la mia carriera, ma tutti quei problemi al piede hanno rovinato tutto. Correre con il dolore, facendo finta di niente, mi ha condizionato. Ad ogni modo rifarei tutto e sono contento di quello che ho fatto. Ho sempre fatto tutto per correre al massimo ed essere a più del 100%”.
Per uno dei componenti della staffetta che segnò il record italiano di 2:58.81 nella Finale di Tokyo nella 4×400, come procede il settore? “Un anno fa non si sono qualificati ma, nelle staffette, tutto può cambiare in poco tempo. Se due entrano in forma possono trascinare gli altri. Ad ogni modo ho visto bei segnali con alcuni elementi che hanno ritoccato il proprio personale, per cui le cose possono migliorare”.
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