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Carlos Alcaraz può perdere il n.3 nel ranking ATP? Due cambiali pesanti, punti da difendere e scenari di sorpasso

Stefano Villa

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Sono ormai passati tre mesi e mezzo dall’ultimo incontro disputato da Carlos Alcaraz: era il 14 aprile quando lo spagnolo sconfiggeva il finlandese Otto Virtanen per 6-4, 6-2 ai sedicesimi di finale del torneo ATP 500 di Barcellona, decidendo poi di ritirarsi prima della sfida contro il ceco Thomas Machac. Il fuoriclasse iberico ha dovuto fare i conti con un infortunio al polso che gli ha impedito di prendere parte al Roland Garros e a Wimbledon, perdendo così parecchio terreno nel ranking ATP.

Il 23enne venne battuto da Jannik Sinner nella finale del Masters 1000 di Montecarlo, cedendo lo scettro di numero 1 al mondo proprio al fuoriclasse altoatesino. In concomitanza con Wimbledon, invece, è stato il tedesco Alexander Zverev, capace di raggiungere l’atto conclusivo sui sacri prati londinesi, a sopravanzarlo e a farlo scivolare al terzo posto della graduatoria internazionale. Il campione in carica degli Australian Open non giocherà l’imminente Masters 1000 di Montreal e non si sa ancora se prenderà parte a Cincinnati e poi agli US Open, dove sarà chiamato a difendere i titoli.

Carlos Alcaraz è atteso da due cambiali pesantissime: 1.000 punti per il trionfo di dodici mesi fa a Cincinnati e 2.000 punti per l’affermazione dello scorso anno a Flushing Meadows (in entrambe le occasioni sconfisse Sinner nel match per il trofeo). Lo spagnolo rischia di perdere lo status di numero 3 al mondo e di scivolare ulteriormente nel ranking ATP? Al momento può fare affidamento su 8.160 punti, quindi nel peggiore dei casi scivolerebbe a 5.160 punti.

Alle sue spalle figurano il canadese Felix Auger-Aliassime (4.750), il serbo Novak Djokovic (3.760), l’australiano Alex de Minaur (3.660), il russo Daniil Medvedev (3.620), lo statunitense Ben Shelton (3.580) e il nostro Flavio Cobolli (3.420). Il margine è dunque ancora confortante, ma se Alcaraz dovesse procrastinare ulteriormente il proprio ritorno agonistico, allora il rischio sorpasso si farebbe abbastanza concreto.

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