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Canadian Open 2026, i precedenti delle italiane tra Montreal e Toronto. Camila Giorgi vinse nel 2021

Federico Rossini

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Camila Giorgi / LaPresse / Olycom

Andiamo a ricostruire, se non tutta, almeno la parte più significativa della storia delle giocatrici italiane al Canadian Open, nelle sue iterazioni passate tra Montreal e Toronto. Vale, naturalmente, il fatto che ogni volta che il torneo femminile gioca in una città, quello maschile gioca nell’altra. Questa storia, per buona misura, parte con Raffaella Reggi.

Fu lei, infatti, la prima a trovare un bel corridoio favorevole in tabellone per arrivare fino ai quarti di finale, dove però a fermarla ci pensò Pam Shriver, al tempo testa di serie numero 1. Si dovettero attendere otto anni perché tale risultato si ripetesse. E non è scontato il nome che capitò: Nathalie Baudone, che realizzò un percorso di primissimo livello. Si impose, infatti, su Nathalie Tauziat e Lori McNeil prima di cedere, non senza lottare (anzi: 4-6 6-2 6-0 il finale) a Kimiko Date, che in quegli anni era sia la miglior giapponese del lotto che una delle migliori al mondo.

Nel 1997 toccò a Rita Grande, anche lei da qualificata e anche lei con un background significativo di giocatrici battute: Barbara Rittner, Tamarine Tanasugarn, Mary Pierce, tutte giocatrici non semplici da affrontare, soprattutto Pierce che uno Slam in tasca già ce l’aveva. Il problema furono i quarti, perché Monica Seles non perse troppo tempo e la sconfisse con un doppio 6-0.

Del 2005 è il ritorno ai quarti di un’azzurra. Ci riuscì Flavia Pennetta, che approfittò anche del forfait di Serena Williams al terzo turno per arrivare a giocarsi i quarti. Qui, però, incontro Kim Clijsters e, per la versione di allora della brindisina, con la belga ci fu davvero poco da fare: 6-0 6-1. Cinque anni dopo toccò a Francesca Schiavone, non nella sua miglior versione (dopo il Roland Garros vinto faticò), ma in grado di battere Makarova e ciò che restava di Safina, prima di perdere contro Caroline Wozniacki per 6-3 6-2 (la danese era lanciatissima verso il numero 1 del ranking WTA).

Da qui comincia una lunga serie di risultati italiani molto positivi. Nel 2011 Roberta Vinci sconfisse proprio Wozniacki al secondo turno per 6-4 7-5, e la danese era, appunto, già numero 1 del mondo. Fu un successo che raccontò delle temporanee difficoltà di Wozniacki, ma anche dell’ottimo periodo che stava attraversando l’italiana, che poi batté anche Ana Ivanovic e perse solo contro Samantha Stosur (e, va ricordato, poche settimane dopo l’australiana avrebbe vinto gli US Open). La tarantina si ripeté nel 2012, con un tabellone molto simile a quello dell’anno precedente: Wickmayer-Ivanovic-Kerber (e qui fu il vero colpo, dato l’emergere della tedesca). A fermarla ci fu la ceca Lucie Safarova al tempo in gran forma. Nel 2013, invece, toccò a Sara Errani, che dopo le schermaglie verbali degli ottavi contro la francese Alizé Cornet dovette fermarsi ai quarti contro la polacca Agnieszka Radwanska, con cui ha spesso dato vita a sfide dall’alto valore tecnico. Del 2015, invece, è la sua semifinale con anche una delle migliori partite della sua vita, il 7-5 6-3 rifilato a Victoria Azarenka con la bielorussa che ancora sapeva come battere le big. A fermarla nel penultimo atto Simona Halep.

L’ultimo risultato di grande prestigio è anche il più importante. A Montreal, nel 2021, accadde quello che nel tennis italiano si era verificato fin lì solo un’altra volta: un WTA 1000 vinto. Toccò a Camila Giorgi, che tirò fuori uno dei tornei più impressionanti della sua vita per livello delle avversarie, periodo delle stesse e situazione complessiva. Si sa che la costanza mai è stata il suo forte, ma in quei giorni semplicemente volava. Mertens, Podoroska, Kvitova, Gauff, Pegula, Pliskova: tutte battute in qualsiasi modo possibile e immaginabile per quello che è rimasto un trionfo storico nel tennis italiano. E che, oggi, alla vigilia di quello che è annunciato come il suo ritorno sui campi (programmato per il 2027), del valore lo assume eccome.

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