Tennis
Barazzutti su Sinner: “Ha trionfato a Wimbledon senza dover giocare il suo miglior tennis”
A qualche giorno di distanza, il secondo trionfo consecutivo di Jannik Sinner a Wimbledon, finale vinta in quattro set contro Zverev, continua a suscitare l’interesse di appassionati ed esperti . L’ex capitano di Davis Corrado Barazzutti, in un’intervista a Fanpage, ha evidenziato la bravura dell’azzurro nel vincere senza neanche aver bisogno di esprimere il proprio miglior tennis e l’importanza delle vittorie dei titoli Slam nella carriera di un tennista.
Su Alcaraz come unico rivale veramente credibile per il numero uno del mondo: “Continuo a pensare che, in questo momento, l’unico giocatore realmente sul livello di Sinner sia Alcaraz. Tutti gli altri sono un gradino sotto, esiste un divario netto”.
Sul percorso di avvicinamento a Wimbledon dopo la delusione di Parigi: “Parliamo di un Sinner che arrivava da Parigi, dove aveva avuto quel problema, si era sottoposto ad accertamenti, era rimasto anche fermo e si era presentato a Wimbledon senza giocare tornei intermedi. Credo quindi che fosse nelle condizioni peggiori possibili per affrontare un torneo importante come Wimbledon e riuscire addirittura a vincerlo. Eppure, ci è riuscito e secondo me lo ha fatto anche esprimendo un livello di gioco particolarmente alto. È proprio questo l’aspetto che, a mio avviso, evidenzia la grande differenza che oggi c’è tra lui e tutti gli altri: è arrivato a Wimbledon in una situazione tutt’altro che ideale e, nonostante tutto, ha vinto il torneo”.
Sulla vittoria ottenuta senza esprimere il proprio miglior gioco: “A dire il vero, secondo me in questa finale Sinner non ha nemmeno espresso il suo miglior tennis. L’ho visto giocare molto meglio, soprattutto sull’erba, che ormai è una delle sue superfici preferite. Va però riconosciuto anche il merito di Zverev, che è entrato in campo con grandissima determinazione. Per questo credo che Sinner e tutto il suo team siano stati bravissimi. Sono riusciti a portarlo nelle condizioni di giocare bene Wimbledon e, soprattutto, di gestire il torneo nel modo migliore”.
Sulla possibile programmazione del numero uno: “Alla fine di una carriera, io credo che l’unica cosa che conti davvero per un giocatore, soprattutto per campioni di quel livello, siano gli Slam. Anche nel mio caso. Sono stato un buon giocatore, ma se guardo alla mia carriera, le cose che contano davvero e che la gente ancora ricorda sono le due semifinali raggiunte negli Slam”.