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Andrea Gardini: “Generazione di Fenomeni? Eravamo ‘sconsiderati’ che mangiavano il panino in pullman”

Alessandro Passanti

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Andrea Gardini / IPA Sport

Andrea Gardini, leggenda della pallavolo italiana, è stato l’ospite dell’ultima puntata di OA Focus, in onda sul canale Youtube di OA Sport. L’ex centrale della nazionale italiana, ora allenatore, ha toccato numerosi argomenti tra campo e panchina tra presente e passato.

Non si può che iniziare dall’era d’oro della pallavolo italiana. “Con tutti i ragazzi con i quali ci sentiamo, ci ricordiamo con enorme piacere quel periodo, e non solo perché abbiamo vinto tanto. Il bello era percepire l’entusiasmo che c’era attorno a noi. Per la prima volta non solo la Nazionale di calcio trascinava l’Italia, c’era anche quella di pallavolo. Adesso è diventato una cosa non dico normale, ma dopo il nostro periodo già altre squadre hanno mosso gli umori. Le squadre attuali hanno già fatto cose eccezionali, mentre noi siamo stati i primi a farlo. Una cosa molto coinvolgente. Ora è quasi normale pensare alla pallavolo italiana vincente, alla nostra epoca meno”.

Andrea Gardini prosegue nella sua analisi:In quel gruppo, che è stato rinominato ‘Generazione di Fenomeni’, c’era di fenomenale solo la nostra abnegazione al lavoro che abbiamo affrontato insieme. Un gruppo di grandi lavoratori. Avevamo un obiettivo e abbiamo voluto raggiungerlo con tutte le nostre forze. Da quel momento in avanti il movimento della pallavolo è diventato quello che conosciamo ora. Tutto è iniziato con quel gruppo. Spero ora che le squadre attuali vincano Mondiali e finalmente l’Olimpiade. Il raffronto non penso sia possibile, sono due epoche e due mondi troppo lontani. All’epoca c’era molto più goliardia e leggerezza, ora c’è un professionismo anche troppo estremo, analisi pazzesche e lavoro fisico ai massimi livelli”.

Il fuoriclasse romagnolo torna con la mente alla sua gioventù: “Ripensando alla nostra epoca, alle trasferte con i pullmini e i panini da mangiare mentre si viaggiava e trasferire tutto ad oggi, è un altro mondo. Grazie a quel gruppo di 12 sconsiderati – sorride – che si era messo in testa di essere il più tosto di tutti, si è modificato completamente il movimento”.

Dal campo, alla panchina con le idee molto chiare e risultati importanti: “Ai miei giocatori voglio dare le chiavi per risolvere i piccoli e grandi problemi da soli. Solo così potranno affrontare le manifestazioni più grandi, non posso farlo io per loro. A me, dopotutto, piace un volley scaltro. Non mi piace vedere solo grandi servizi e potenza. Io sono molto per la liberalizzazione del gioco, abbiamo troppi falli tecnici. Dobbiamo insegnare ai giocatori sin da piccoli le abilità tecniche perché fanno la differenza. Devi insegnare a qualcuno come palleggiare non per evitare errori tecnici, ma per risultare più efficace. Penso che ai giocatori vada lasciata libertà perché i più grandi sanno fare cose che nessuno ha visto e sanno fare la differenza. Le nazionali in generale? Ora fai fatica a vedere situazioni tecniche che non siano valide. Non ce n’è una in assoluto. La Serbia, la Polonia, il Brasile, l’Italia, tutte hanno fatto vedere qualcosa di particolare. Negli ultimi anni mi sta colpendo il Giappone. Stanno giocando una pallavolo ‘giapponese’ con grande tecnica, difesa e enorme intelligenza”.

All’epoca tra i compagni di nazionale c’era anche l’attuale CT dell’Italia, Fefè De Giorgi: “In campo non lo vedevamo molto perché Velasco lo aveva convocato appositamente per mettere in difficoltà i titolari. Bernardi o Bracci lo soffrivano molto. I nostri allenamenti dell’epoca erano un circo, impossibile pensarli ora. C’era un clima di guerra e tutti eravamo sotto pressione. Giocava poi sempre Tofoli, ma De Giorgi faceva sempre il suo lavoro. Ora vederlo in panchina non ha più quel lato provocatore. ci mancherebbe. e sta facendo un lavoro spettacolare e sta vincendo che è la cosa più importante. E, non solo, ha messo in atto un cambio generazione notevole. Ci sono tanti giovani e tanti ricambi”.

Al momento Gardini è al Galatasaray. Tornare in patria?Tornare ad allenare in Italia sarebbe una bella sfida. Un club che vuole fare le cose per bene possibilmente. Ero tornato qualche anno fa ma non era la scelta giusta in un club neopromosso e con una struttura non pronta. Io comunque sto molto bene anche all’estero. In Polonia ho vinto tanto, ora in Turchia siamo in una bella realtà dove c’è grande fermento. Dirigente? Un ruolo che non mi manca, perchè bisogna scendere troppo a compromessi. Magari presidente sì, ma tutto il resto no”.

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