Ciclismo
Stefano Garzelli: “Pellizzari in forma troppo presto, Finn trasmette maturità, Dati dimostra che ognuno ha i suoi tempi”
A conclusione del Giro d’Italia 2026, dominato da Jonas Vingegaard, abbiamo raggiunto Stefano Garzelli per tracciare un bilancio della Corsa Rosa. L’ex vincitore del Giro del 2000 e oggi apprezzata voce tecnica Rai ha seguito da vicino le tre settimane di gara, osservando da una posizione privilegiata protagonisti, sorprese e delusioni di questa edizione. Dall’impressionante ritorno del campione danese, apparso nuovamente ai livelli delle sue migliori stagioni, alle prospettive dei giovani talenti che stanno rivoluzionando il ciclismo moderno come Paul Seixas e Lorenzo Finn. Garzelli ha analizzato anche il momento di corridori attesi come Remco Evenepoel, le difficoltà incontrate da Giulio Pellizzari, la crescita di Davide Piganzoli e il percorso di maturazione di giovani italiani come Tommaso Dati. Tra considerazioni tecniche, valutazioni sul futuro del Tour de France e riflessioni sul sempre più rapido passaggio dei giovani al professionismo, emerge il pensiero di uno dei più attenti osservatori del ciclismo contemporaneo.
Vingegaard ha dominato in lungo e in largo il Giro d’Italia. Secondo te è tornato davvero quello del 2022-2023 e quindi in grado di giocarsela alla pari con Pogacar al Tour?
“Spero e credo di sì, anche per il bene dello spettacolo. Già dai primi mesi della stagione avevo notato un Vingegaard diverso: più tonico, più brillante e con una condizione in costante crescita. Al Giro è stato impeccabile nella gestione delle tre settimane, spendendo le energie nel modo giusto e senza mai andare fuori giri. Non ha l’estro e la spettacolarità di Pogacar, ma ha interpretato la corsa da autentico padrone, conquistando anche cinque tappe. Credo che questo successo lo rilanci definitivamente anche in ottica Tour.”
Paul Seixas ti aspetti che sia sul podio a Parigi?
“Non saprei dirlo con certezza, ma i numeri fanno pensare che possa riuscirci. L’unica vera incognita riguarda la tenuta sulle tre settimane, soprattutto nell’ultima. Oggi vediamo giovani che stanno bruciando le tappe in maniera impressionante e quindi non mi sorprenderei affatto di vederlo sul podio del Tour. Bisognerà però valutare anche l’aspetto mentale: attorno a lui ci sarà una pressione mediatica enorme e sarà interessante capire come reagirà. Sul fatto che debba correre il Tour, per me la risposta è sì. È giusto metterlo subito alla prova in una corsa di tre settimane contro campioni come Pogacar e Vingegaard. La squadra dovrà essere brava a proteggerlo e a non caricarlo di aspettative eccessive.”
Un Seixas vicino alla UAE: sarebbe secondo te la scelta giusta? O rischierebbe di rimanere imbottigliato da Pogacar come accaduto ad Ayuso?
“Personalmente spero che Seixas non vada alla UAE, anche per una questione di spettacolo. Se il suo obiettivo sarà provare a vincere il Tour già nei prossimi anni, avere davanti un corridore come Pogacar potrebbe complicare parecchio le cose. È anche vero, però, che Pogacar non correrà per sempre e che Seixas rappresenta il nuovo che avanza. Molto dipenderà dalle sue ambizioni e dai tempi della sua crescita.”
Cosa ti aspetti da Evenepoel al Tour dove correrà in squadra con anche Lipowitz?
“Negli appuntamenti più importanti Remco, a mio avviso, non ha sempre mostrato la necessaria solidità mentale. Oggi lo vedo un gradino sotto Pogacar, Vingegaard e Seixas e, sinceramente, anche leggermente dietro a Lipowitz. Continuo ad avere qualche dubbio sul fatto che possa essere un corridore da Grandi Giri. Inoltre arriverà al Tour con una forte pressione addosso e con un compagno di squadra come Lipowitz che ha dimostrato una continuità e una solidità notevoli. Non ho ancora analizzato nel dettaglio il percorso, ma già nella prima settimana arriveranno indicazioni importanti. Personalmente non condivido molto la scelta di non correre dalla Liegi fino al Tour: più di due mesi senza gare mi sembrano tanti. Certo, oggi ci si può allenare in maniera perfetta, ma il ritmo del gruppo e le sensazioni della competizione non si replicano completamente in allenamento.”
Per Pellizzari non è stato il Giro d’Italia da ricordare. Quale consiglio gli daresti?
“Secondo me l’errore non è stato tanto suo, quanto nell’impostazione della stagione. Ha raggiunto una condizione straordinaria molto presto e il Pellizzari visto a marzo avrebbe probabilmente potuto lottare per il podio al Giro. Credo che abbia pagato sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale, soprattutto dopo il successo al Tour of the Alps. A Giulio direi di stare tranquillo e di ricordarsi tutto ciò che ha mostrato nella prima parte della stagione. Lo sentirò nei prossimi giorni e gli dirò proprio questo: analizzare il percorso fatto e non concentrarsi soltanto sul Giro. Se devo trovare un piccolo errore personale, forse dopo la vittoria al Tour of the Alps si è convinto un po’ troppo delle proprie possibilità. È sempre meglio mantenere i piedi per terra e lasciare che sia la strada a parlare. Inoltre penso che possa aver inciso anche il confronto interno con Hindley, che ha disputato un Giro molto superiore alle aspettative. Dal punto di vista muscolare, infine, l’ho visto piuttosto affaticato.”
Piganzoli ha ottenuto un ottavo posto da gregario, un po’ come Pellizzari al Giro 2025. Che impressione ti ha fatto?
“Davide mi ha sorpreso positivamente. Ha svolto un lavoro prezioso per la squadra e ha interpretato molto bene il ruolo che gli era stato affidato. Nella tappa svizzera l’ho visto particolarmente stanco e questo probabilmente ha limitato qualcosa nella parte finale della corsa. Oggi credo sia ancora presto per immaginarlo come capitano in un Grande Giro. Nella terza settimana mi aspettavo forse qualcosa in più, ma bisogna considerare che gran parte delle sue energie sono state spese al servizio di Vingegaard. Nel complesso, comunque, il suo Giro è stato assolutamente positivo.”
Il prossimo anno Finn debutterà nel World Tour: quale dovrà essere, secondo te, il suo approccio?
“Finn è un corridore che mi piace molto. In tanti lo paragonano a Seixas, ma la sua forza è stata proprio quella di seguire un percorso diverso. Lorenzo ha dimostrato di avere grande determinazione e quando si pone un obiettivo riesce spesso a raggiungerlo. Sono molto curioso di vederlo al Giro NextGen. Trasmette serenità e maturità, qualità importanti per un giovane della sua età. Dal prossimo anno mi aspetto risultati interessanti, ma senza fretta. Dopo la gavetta fatta finora, dovrà continuare a crescere con gradualità.”
Chi potrà essere la sorpresa del Tour de France?
“In generale non mi aspetto grandi sorprese. Se devo indicare qualcosa di davvero sorprendente, direi vedere Seixas sul podio a Parigi.”
Un corridore che si sta facendo la gavetta è Tommaso Dati. Pensi possa rappresentare una rivelazione nei prossimi anni?
“È difficile dirlo oggi, però Dati rappresenta perfettamente una convinzione che porto avanti da tempo. Esistono talenti che emergono già da giovanissimi, come Seixas o Finn, ma ci sono anche corridori che hanno bisogno di un percorso più lungo e graduale. La trafila Under23 può essere estremamente formativa e Tommaso ne è un esempio. Potrebbe dimostrare che il passaggio immediato nel World Tour non è sempre la scelta migliore. Mi auguro che riesca a costruirsi una carriera importante, trovando i suoi spazi e crescendo con continuità.”