Roland Garros
Stefano Cobolli: “Flavio è cresciuto sotto ogni punto di vista. Tra gli azzurri c’è grande fratellanza”
Uno dei protagonisti del magico Roland Garros per l’Italia è Flavio Cobolli, che si è spinto per la seconda volta in carriera ai quarti di uno Slam. Il tennista romano affronterà ora il canadese Felix Auger-Aliassime in un match dove il giocatore italiano può giocarsi le sue chance di raggiungere la semifinale. Sul momento di Flavio, ha parlato il suo papà e allenatore Stefano, che si è fermato con i giornalisti proprio a Parigi in una giornata di allenamento e riposo.
Una crescita quella del romano cominciata dopo una serie di sconfitte all’inizio dello scorso anno e che ha toccato vari aspetti del gioco, dello stare in campo e della vita da tennista di Flavio: “Credo dal punto di vista tecnico, ma anche da quello mentale, perché è diventato più grande, più maturo e ha lavorato meglio, quindi negli ultimi due anni ha avuto una maggiore disponibilità a lavorare per migliorarsi. Questo è l’aspetto mentale; dal punto di vista tecnico invece è salito un po’ in tutte le lacune che aveva, anche se ha ancora tanti margini: servizio, colpi di taglio, gioco a rete, risposta, sono tantissime cose in cui era un po’ indietro ma riusciva a mantenere un buon livello con altre caratteristiche. Per stare nei primi 30, primi 20, però, bisogna essere allineati anche dal punto di vista tecnico, altrimenti solo con grinta, testa e cuore non si va avanti; lui è stato molto bravo ad avere quella disponibilità e quella voglia di migliorare e di non sentirsi appagato da una classifica che era già di per sé molto buona”.
Senza alcuni dei grandi protagonisti il torneo è apertissimo ed anche lo stesso Cobolli lo ha dichiarato che tutto può succedere. Il papà e allenatore parla di come stanno vivendo queste giornate parigine: “Noi stiamo facendo la stessa routine non solo del primo turno, ma addirittura degli allenamenti della settimana prima, quindi viviamo con grande consapevolezza i miglioramenti che ha fatto giorno dopo giorno. Lo aspetta una partita con il numero 4 del mondo, quindi non mi sembra che il tabellone sia così aperto come viene raccontato, perché gioca contro il numero 4 del mondo, non contro il numero 100. Trovo che abbia una partita difficilissima e la affronterà, penso, nel migliore dei modi, godendosi appieno questo campo meraviglioso e l’atmosfera che ci sarà”.
L’eliminazione a Roma ha lasciato sicuramente un po’ di delusione a Flavio, che ha saputo reagire benissimo poi a Parigi: “È ovvio, a Roma arrivava da un quarto di finale e da vittorie molto buone a Madrid, quindi c’erano già delle aspettative. In più arrivava da un ottimo momento, con la finale a Monaco e i quarti a Madrid, quindi le aspettative si erano ancora alzate e ha subito un po’ la pressione di dover fare bene. Secondo me però aveva lavorato molto bene, quindi ero comunque contento anche se ha perso la partita con Tirante, perché, a differenza di altri momenti, io guardo sempre i giorni prima del torneo: come si allena, come si alimenta, come dorme, quanto è concentrato, e lì secondo me aveva fatto bene. È stata solo una partita sbagliata, in cui ha subito un po’ il campo e, per la prima volta, un centrale che a lui dà emozioni diverse; ha fatto esperienza, ha capito, e la prossima volta, secondo me, lo subirà un po’ meno e farà meglio, però l’importante è sempre il lavoro precedente, che lì era andato bene”.
Tre italiani ai quarti di finale ed il rapporto anche tra i giocatori: “Ognuno fa la gara per sé, essendo uno sport singolo: ognuno ha le sue routine, il suo team, le sue abitudini. È ovvio che, stando nello stesso circolo ed essendo loro molto amici e molto legati, passano semplicemente più giorni insieme, ma non c’è uno scambio di idee su ciò che potrebbe succedere. Stanno vivendo un torneo importantissimo da protagonisti e si vive il momento, non si va a fare grandi discorsi su scenari futuri”.
Continua Stefano Cobolli sul rapporto tra gli azzurri, che sono cresciuti insieme e proprio insieme stanno facendo la storia a Parigi: “Certo, c’è un bel convivere, l’atmosfera è molto bella, come lo era in Coppa Davis; non è la prima volta che vivono un’emozione di questo tipo, l’hanno già provata in altri tornei e in Coppa Davis, quindi iniziano a essere abituati. Quello che mi piace molto è la fratellanza che hanno tra di loro: io li vivo anche negli spogliatoi, stanno sempre insieme, scherzano, stanno bene insieme, sono amici, e questo è quello che vi posso dire”.
Un allenatore felice, ma anche un papà orgoglioso: “Tutto quello che fa nei confronti delle altre persone mi rende molto orgoglioso, perché vuol dire che dietro c’è stata una famiglia, a partire dai nonni ai genitori, che probabilmente ha fatto un buon lavoro. Il merito è loro e suo, perché da questo punto di vista è un ragazzo speciale. Come allenatore dico che sono più orgoglioso di questo; come giocatore pretendo ancora tanto e credo che lui possa migliorare ancora molto, quindi non sono ancora pienamente appagato”.
Dichiarazioni raccolte da Vanni Gibertini.