Rugby

Rugby, Pani avverte l’Italia: “Il Giappone vive di tecnica e contrattacchi”

Duccio Fumero

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Pani / IPA Agency

A Tokyo il conto alla rovescia è già iniziato. Sabato mattina l’Italia di Gonzalo Quesada aprirà la propria estate internazionale contro il Giappone, primo banco di prova di una tournée che servirà agli Azzurri per misurare crescita e ambizioni. A raccontare le sensazioni del gruppo è stato Lorenzo Pani, protagonista del primo incontro con la stampa dal Giappone. L’estremo delle Zebre ha analizzato le caratteristiche degli avversari e il percorso personale che lo ha portato a vivere con rinnovato entusiasmo questa nuova chiamata in nazionale.

Nel lavoro di preparazione, l’attenzione dello staff si è concentrata soprattutto sulle peculiarità della selezione nipponica. “La prima cosa che salta all’occhio è che sono una squadra che magari non ha nel fisico il proprio punto di forza, ma che è molto forte tecnicamente e a cui piace giocare palla in mano, calciando poco”, ha spiegato Pani. Una fotografia precisa di un Giappone che punta sulla velocità d’esecuzione e sulla qualità dei propri portatori di palla. L’Italia, invece, secondo l’azzurro può contare su un’identità più completa: “Noi siamo una squadra un po’ più ibrida, calciamo, attacchiamo, siamo anche abbastanza forti fisicamente. Penso che questa sia la differenza maggiore”.

Tra gli aspetti studiati con maggiore attenzione c’è la capacità dei Brave Blossoms di colpire in campo aperto. “Abbiamo visto che la maggior parte dei line break li fanno da contrattacco, quindi abbiamo studiato come gestire al meglio quella possibile fase di gioco”, ha sottolineato Pani. Per questo motivo gli Azzurri cercheranno di alternare maggiormente le soluzioni tattiche, senza concedere opportunità gratuite agli avversari. “Faremo un gioco più misto, cercando di usare bene il piede e di non concedere palloni facili”. Un piano partita che non cambia però l’approccio mentale della squadra: “Noi entriamo sempre in campo per vincere con qualsiasi avversario”.

Per Pani, quella in Giappone rappresenta anche l’occasione per dare continuità a un percorso personale ancora in piena costruzione. L’estremo ha giudicato con onestà il proprio Sei Nazioni: “Ho fatto un torneo da voto 6. Venivo da una stagione in cui avevo giocato poco anche alle Zebre e quindi non sono riuscito a dare pienamente spazio ai miei punti di forza”. Parole che raccontano consapevolezza e voglia di crescere, alimentate da un legame speciale con la maglia azzurra. “L’emozione è sempre tanta, perché alla fine la nazionale è quella cosa che mi dà una spinta in più ogni giorno per migliorarmi. Non c’è nessun club al mondo che possa superare questa sensazione”. Un sentimento autentico che accompagnerà l’Italia verso il debutto di Tokyo, dove gli Azzurri cercheranno di trasformare entusiasmo e preparazione in una vittoria dal peso specifico importante.

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