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Roland Garros 2026: Arnaldi, Cobolli e Bolelli/Vavassori, il giorno della storia d’Italia a Parigi

Federico Rossini

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Matteo Arnaldi, Flavio Cobolli, Simone Bolelli, Andrea Vavassori / LaPresse - Olycom - IPA Sport

L’ha sintetizzato giustamente Gilles Simon in un suo post su X (ex Twitter) quattro giorni fa: “Una lezione di questo Roland Garros: un italiano può nasconderne altri tre”. Il riferimento, chiaramente, era a Jannik Sinner come uno e a Flavio Cobolli, Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi come altri tre. In realtà, il rapporto si può ben proporzionare e farlo diventare di 2:5. Già, perché oltre a Sinner va incluso Lorenzo Musetti, che a Parigi non ci è mai arrivato quest’anno per infortunio, e nell’altro lato vanno inseriti Simone Bolelli e Andrea Vavassori, a caccia della finale in doppio. Ma andiamo con ordine.

Chiaramente, tutti i riflettori sono puntati sul match tra Matteo Arnaldi e Flavio Cobolli. Una sessione serale (versione 19:00) tutta italiana, il derby più importante mai vissuto dal nostro Paese sul palcoscenico di uno Slam (superato, di fatto, il Sinner-Musetti dei quarti degli ultimi US Open, dal momento che valeva la semifinale). E due giocatori dalle parabole totalmente diverse. Sempre, costantemente verso l’alto Flavio, anche se ha vissuto spesso d’incostanza durante la sua scalata, mentre Matteo si è trovato in un vero e proprio tunnel senza via d’uscita fino almeno al Challenger di Cagliari. Poi lì è accaduto qualcosa, ha vinto il torneo, ha giocato davvero bene al Foro Italico e ora è qui.

Ufficialmente il conteggio dei precedenti dice 1-1. E l’ultima volta che i due si sono affrontati, forse per caso o forse no, è stata proprio sui campi parigini. Era un secondo turno, si giocò sul Court 6 e, in tre ore e 9 minuti, fu Cobolli che vinse per 6-3 6-3 6-7(6) 6-1. Prima ancora, nel 2023, a Umago, era stato Arnaldi a vincere per 6-3 7-6(5), ma bisogna ricordare che nel mondo tennistico l’esplosione l’ha avuta leggermente prima il sanremese, che si è imposto all’attenzione globale nel 2023 mentre il capitolino ha dovuto aspettare un anno. Dicevamo: ufficialmente. Perché tra i Challenger italiani i due si sono affrontati altre tre volte, con un bilancio di 2-1 per Arnaldi in partite sempre finite al terzo set. Dunque, il ligure è avanti 3-2 comprendendo ciò che l’ATP sa che è esistito, ma si rifiuta di riconoscere concretamente e conteggiare.

Dopo l’uscita di Sinner, in tanti hanno guardato proprio a Cobolli come a un nome potenzialmente in grado di andare molto lontano. Certo, rimaneva il problema di Auger-Aliassime, ma andando avanti si è capito che Flavio avesse tutte le qualità per batterlo. E infatti ce l’ha fatta, in un esaltante recupero da 6-4 3-1 sotto fino al triplo 6-4 che ha funzionato da restituzione, e con che qualità di gioco. Chi non era proprio nei radar era Arnaldi, che è ormai passato alla storia come il lottatore tra i lottatori in questa Parigi che non smette mai di stupire. Griekspoor, Tsitsipas, Collignon, Tiafoe: alzi la mano chi avrebbe avuto i brividi a leggere un tabellone simile. In molti sì. Lui, Matteo da Sanremo, no. Si è infilato dritto nella storia da numero 104 del mondo. Si sono citati quattro nomi, e non cinque, soprattutto per rispetto nei confronti dell’altro Matteo, Berrettini: non è stato giusto vedere il romano doversi arrendere a un ennesimo guaio fisico. Ma qui entra in scena un tratto comune a questa generazione italiana: tutti, ma proprio tutti, si supportano. E si è visto un Matteo far tributare un applauso all’altro, stargli vicino, essere un uomo. Ecco, la qualità dei due uomini oggi in campo capaci di tenere alta la bandiera dell’Italia è questa: essere uomini. E uno di loro, domenica, troverà posto nella premiazione accanto ad Adriano Panatta.

E in una situazione che ha letteralmente stravolto tutto in tema di tennis in chiaro, se Cobolli e Arnaldi li vedremo sul Nove, dall’altra parte è entrata in gioco SuperTennis, che per la prima volta nella sua storia trasmetterà in diretta un match del Roland Garros (di cui aveva alcuni diritti, sì, ma d’archivio). Accadrà con la semifinale di doppio nella quale Simone Bolelli e Andrea Vavassori se la vedranno con Marcel Granollers e Horacio Zeballos, il duo ispano-argentino che a prescindere dai risultati perderà la leadership mondiale a favore di Harri Heliovaara e Henry Patten (il duo finlandese-inglese è già peraltro qualificato per la finale dopo aver letteralmente dominato il torneo). Il bolognese e il torinese sono attesi da un vero e proprio classico con retrogusto positivo, perché nel 3-3 dei precedenti c’è anche la finale di Roma disputata proprio poche settimane fa e vinta dai due azzurri al match tie-break. Qui il formato è quello classico, il che potrà garantire una lunga dose di spettacolo sul Court Simonne Mathieu. Bolelli e Vavassori sono in forma: insieme hanno vinto due 1000, sono passati da ben più del tennistico, e forse mai come quest’anno sono davvero agguerriti nell’idea di tornare a casa con la coppa che si assegna di sabato, come tradizione vuole.

Non va dimenticata comunque l’altra semifinale maschile, quella tra Jakub Mensik e Alexander Zverev. Da una parte il ceco, il più sottovalutato tra gli uomini della nuova generazione, ma anche quello che, tra i proclami legati ad altri, è stato finora quello più solido e anche concreto, avendo vinto il Masters 1000 di Miami un anno fa al cospetto di Novak Djokovic. Ed è anche lui stato in grado di sopravvivere a una settimana iniziale da inferno (leggere alla voce “fatti del secondo turno contro l’argentino Mariano Navone”). E, di lì, ha sconfitto in fila de Minaur, Rublev e Fonseca. Non proprio tre sconosciuti, in sostanza. Dall’altra il tedesco, che quatto quatto ha perso un set solo contro il francese Quentin Halys e ha superato al secondo turno il ceco Tomas Machac e ai quarti lo spagnolo Rafael Jodar, due che la vita avrebbero potuto complicargliela in abbondanza. Se di pressione ne ha addosso, per il momento il nativo di Amburgo non la sente sulla strada che potrebbe portarlo al suo primo Roland Garros. Ma adesso il cammino è complesso, l’avversario pure. Il Roland Garros, dopo aver mantenuto al femminile la sua vocazione di Poland Garros, al maschile sta cercando il suo nuovo padrone. E chissà cos’altro potrà accadere nel vento di follia.

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